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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





Vota Berlusconi

 




...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
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ciascuno di noi possa avere
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Silvio Berlusconi  
























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un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
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che  non  ha  nessun    
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siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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28 febbraio 2007

ALTRA BOCCIATURA PER L'ITALIA.

La rapida soluzione della crisi politica italiana ha allontanato il rischio di un periodo incerto di transizione dopo le recenti dimissioni del premier Romano Prodi e l'imminente voto di fiducia, ma comunque "è chiaro che non c'è una solida maggioranza per le riforme in Italia e il sostegno dei nove partiti della coalizione al 'patto' dei 12 punti è più un riflesso di sopravvivenza che una piattaforma vera e propria". Questo quanto scrive Moody's in un report dedicato alla crisi del governo Prodi.

27/02/2007 APCOM

 

Dopo che le agenzie Fitch e Standard & Poor's   ad ottobre scorso hanno abbassato il rating del debito pubblico italiano,considerato l’impatto di una finanziaria tutte tasse e nessun taglio significativo di spesa pubblica,adesso anche Moody’s  si è convinta che un governicchio che tira a campare non ha nessuna possibilità di fare le riforme (in primis quella previdenziale) di cui l’Italia ha bisogno.

Per il bene dell’Italia,questo governo prima se ne va,meglio è.






permalink | inviato da il 28/2/2007 alle 17:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


28 febbraio 2007

PRATICAMENTE UN TESTAMENTO

Mi riesce davvero difficile fare un commento sul discorso sul discorso di Prodi al senato,un campionario di banalità,ovvietà e luoghi comuni che definire deludente è dire poco.

Che io non sia la sola ad avere questa sensazione,è dimostrato dal gelo che regnava in aula durante il discorso,solo due applausi di circostanza nulla più, il novello Don Abbondio pur di non scontentare qualcuno,ha finito per scontentare tutti, elusivo al massimo su tutte le grandi questioni,ha dato il meglio di se quando ha affermato : “non giudicate il mio intervento da ciò che non contiene”, un vero campione di equilibrismo.

Nel torpore che mi provocavano i suoi farfugliamenti, ho avuto qualche sussulto soltanto quando ha promesso di ridurre l’ICI (si avete letto bene) , e quando ha detto che “in economia non tutti i buoni risultati sono merito nostro”, che si riferisse alle  “voragini” di Berlusconi&Tremonti?

Niente altro di interessante, e non poteva essere altrimenti,del resto quando un governo mette al primo posto in agenda la riforma elettorale significa che siamo agli sgoccioli.

Più che un discorso un testamento.




permalink | inviato da il 28/2/2007 alle 1:17 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


27 febbraio 2007

SULLA VIA DELLA LUNGA CRISI.

Il titolo la dice lunga: «L’ultima cosa di cui l’Italia ha bisogno è continuare così». È del Financial Times ed è riferito ad un commento al vetriolo sulla situazione politica interna.
«Non deve sorprendere che la coalizione arcobaleno italiana si sia frantumata la scorsa settimana - scrive Wolfang Munchau sul quotidiano della City - ma che continua a governare». Ed ancora. Il Financial Times ritiene che i fatti della settimana scorsa non siano fortuiti, ma figli di «un inconciliabile disaccordo interno della maggioranza». E questo fenomeno non si riscontra esclusivamente sulla politica estera; ma su ogni cosa. Nella sua analisi, Munchau si sofferma anche sul ruolo della componente estrema della maggioranza. La ritiene conservatrice. E come tale poco disposta alle riforme strutturali di cui il Paese ha bisogno. Riforme come le liberalizzazioni non si devono limitare - scrive il Ft - a quelle delle farmacie o delle pompe di benzina. Finora se in Italia si avvertono i primi sintomi della ripresa - osserva l’organo della business community - questa è determinata dal buon andamento dell’economia tedesca. Se questa dovesse rallentare, l’Italia si ritroverebbe impreparata a far camminare l’economia con le proprie gambe.
Per queste ragioni servono riforme che affrontino in modo strutturale le debolezze dell’economia italiana. Riforme che questa coalizione non può adottare vista la presenza dei «comunisti» che si oppongono ad ogni riforma. Per superare l’impasse, Munchau ritiene che «l’unica soluzione in grado di dare al Paese un governo riformista è quella di un esecutivo formato senza le ali estreme dei due schieramenti e composto da un’alleanza fra le grandi forze del centrodestra e del centrosinistra».

27/02/2007

 

Mentre il mondo intero ironizza sulla situazione politica italiana,alla fine anche Prodi è sbottato prendendosela con i suoi ministri che parlano troppo e di tutto.

Un nuovo schiaffo all’Italia arriva dal vertice di Londra: "Nonostante l’Italia in questo momento abbia un seggio non permanente al Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ieri a Londra non e’ stata neppure invitata al vertice dei cinque membri permanenti piu’ la Germania che discuteva le sanzioni supplementari contro l’Iran".

Uno smacco evidente, anche perche’ il nostro Paese aveva preso parte alla riunione precedente sullo stesso argomento come interlocutore qualificato.

Sanno bene che Prodi,D’Alema o Parisi, possono impegnarsi solo a nome proprio,non certo a nome del governo o della maggioranza che lo sostiene.

Incurante del fuoco di sbarramento dei sindacati e della sinistra radicale Padoa-Schioppa ha rassicurato la UE sulla riforma previdenziale,bisogna riconoscere che l’ottimismo non gli manca.

Intanto i famosi 12 punti su cui si dovrebbe basare la nuova fase di governo,vengono smentiti ogni ora che passa soprattutto dalla sinistra radicale,ma non mancano i distinguo nemmeno nell’area moderata e riformista.

Dopo il “mercato delle vacche” sicuramente il governo riotterrà la fiducia,ma di questo pochi dubitavano,il vero problema è che,il voler rimanere a tutti i costi incollati sulle poltrone ci porterà all’immobilismo e nel migliore dei casi a un governo di galleggiamento,fino alla prossima curva,sulla via della lunga crisi insomma.




permalink | inviato da il 27/2/2007 alle 16:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa


26 febbraio 2007

IL VISPO TERESO .

"E' difficile scommettere sui minestroni riscaldati. Soprattutto perche' al massimo qui c'e' l'aggiunta di qualche prezzemolo. Niente di piu'". Cosi' il portavoce di Silvio Berlusconi, Paolo Bonaiuti, parla della durata del governo Prodi in un'intevista al Giornale Radio Rai. E Su Marco Follini, Bonaiuti attacca: "E' un 'vispo tereso' della politica che svolazza da una parte all'altra con quel vizio insopportabile di dare lezioni".

25/02/2007

 

Mentre quello che doveva essere “un governo serio” è alla disperata ricerca di ciambelle di salvataggio cercando di raccattare qualche voto di parlamentari eletti nell’opposizione,ancora prima di avere la fiducia alle camere i famosi 12 punti su cui si è cercato di puntellare un governo cadavere sono già carta straccia, tanto per citarne qualcuno la TAV che si farà punto e basta è già stata rimessa in discussione dai Verdi e dal PDCI, buio profondo sul rifinanziamento delle missioni militari all’estero, sulla previdenza proprio oggi i sindacati annunciano scioperi se saranno tagliati i coefficienti di calcolo e aumentata l’età pensionabile,eloquenti sul tema le parole del segretario UIL Angeletti: “noi non abbiamo il diritto di votare la fiducia al Governo - ha precisato - ma non abbiamo nemmeno il dovere di garantirne la stabilità accettando una riforma delle pensioni inaccettabile”,Mastella afferma che i DICO non sono più nel programma di governo mentre Fassino e Pollastrini assicurano il contrario.

Insomma una babele dove compattezza e coesione sono soltanto eufemismi, mentre si attende il voto di fiducia che dovrà essere pianificato con gli aerei di senatori a vita ed eletti all’estero.

Ridicole,inopportune e fuori tempo massimo  le aperture dello stesso Prodi a consensi dell’opposizione su temi come pensioni e famiglie, a suo tempo rifiutò la mano che gli era stata tesa.

L’Italia non ha bisogno di questo spettacolo indecoroso e indecente ,basta con l’accanimento terapeutico,staccate la spina.




permalink | inviato da il 26/2/2007 alle 17:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


25 febbraio 2007

LIBERALIZZAZIONI : IL BLUFF DEI TAXI .

Il numero dei taxi a disposizione in dieci grandi città italiane spesso non è sufficiente a rispondere alla domanda dell'utenza. Purtroppo non si vede alcun beneficio concreto dalla riforma sulla liberalizzazione del settore.
E' quanto ha riscontrato Altroconsumo, associazione indipendente di consumatori, con un'inchiesta sul servizio taxi condotta a Bari, Bologna, Cagliari, Firenze, Genova, Milano, Napoli, Palermo, Roma, Torino.
L'efficienza del servizio è stata fotografata nei principali parcheggi di stazioni e aeroporti, misurando i tempi morti, quando nessuna vettura era disponibile, la reperibilità delle auto, anche attraverso i radio taxi, la trasparenza e la correttezza dei comportamenti del tassista, anche nell'applicazione di supplementi e tariffe, con tragitti in ore di punta.

Qualche cifra significativa, come la somma dei tempi morti rilevati ai parcheggi, con persone in attesa ma nessun taxi a disposizione. Nell'arco delle sei ore monitorate, a Bologna si arriva a 82 minuti, a Firenze 78, a Milano 70, a Roma 60. Un indicatore che esprime l'attesa causata dall'assenza di taxi, cioè una criticità strutturale del servizio, e non dalle code fisiologiche dovute all'arrivo di uno o più treni o aerei, elemento casuale.

Dolenti note sul tassametro in partenza, con la prenotazione del taxi: il 44% delle auto (19 su 45) è arrivato con un anticipo maggiore di cinque minuti, con tassametro in azione. Servizio da bocciare a Roma e Cagliari, dove complessivamente è accaduto 9 volte su 10. A Firenze la forbice del tassametro va da 2,74 euro fino a un massimo di 9,64 euro!

Sono state riscontrate violazioni e scorrettezze soprattutto a Bari, dove 20 taxi su 23 non avevano il tariffario esposto e in un caso il tassametro non era in vista. A Bologna palma della trasparenza: nessun episodio di scarsa informazione sulle tariffe. Nel complesso, il 30% dei tragitti sono stati compiuti con tassametro poco evidente o tariffario non esposto al passeggero

Il 5% dei conducenti (su un totale di 218), più spesso a Firenze e Milano, parla al telefono senza auricolare o vivavoce, infrangendo una norma di sicurezza alla guida.

http://www.altroconsumo.it

 

Non poteva che finire così,quando un governo dirigista e statalista, scambia la categoria dei tassisti per i nuovi “kulaki”, e pretende di dettare dall’alto norme e regole valevoli per ogni singola realtà locale, questi sono i risultati.

Il miglioramento e l’efficienza del servizio per i cittadini potrà avvenire soltanto ad opera degli amministratori locali,solo loro infatti sanno o si presume dovrebbero sapere,quello che occorre per migliorare il servizio.

Ma anche in questo caso,se i cittadini e consumatori non diventano parte attiva, nel richiedere efficienza,trasparenza, e servizi migliori agli amministratori locali, benefici non se ne vedranno mai.




permalink | inviato da il 25/2/2007 alle 18:7 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (15) | Versione per la stampa


24 febbraio 2007

L'AGONIA CONTINUERA' .

"Credo che l’agonia continuera’, mi auguro che non continui ancora a lungo, ma dico che dobbiamo lavorare in profondita’ nei confronti dei nostri cittadini perche’ si consolidi in loro una certezza, quella dell’inadeguatezza di questa sinistra ad essere forza di governo e dell’adeguatezza del centrodestra. Che ha dimostrato di aver lavorato bene e duramente in cinque anni di governo (un record nella nostra storia ) e che merita di continuare a lavorare altri cinque anni per migliorare il Paese". Per questo  "conto molto nel vostro entusiasmo". Lo ha affermato Silvio Berlusconi che collegato telefonicamente con Fano si è rivolto ai giovani azzurri delle Marche.

"Il Governo ha dovuto presentare le dimissioni, e oggi attraverso il mercato del voti (siamo in un momento veramente oscuro della nostra storia democratica), un mercato in cui ballano i nomi di questo o quell’altro eletto della Casa delle Liberta’, questa maggioranza ha garantito al presidente della Repubblica di avere i numeri che non ha avuto nella recente votazione sulla politica estera". "E il presidente della Repubblica  ha rimandato il Governo Prodi al Senato per ottenere un voto di fiducia che potra’ essere tale con quei 158 voti dei senatori richiesti dal presidente della Repubblica, quindi senza il contributo, che sarebbe un contributo anomalo, dei senatori a vita, i quali non possono sottoscrivere un patto politico, e quindi non possono impegnarsi per tutte le votazioni che si susseguiranno in Senato da qui in avanti".  "E’ giusto e corretto che la maggioranza si basi soltanto sul conteggio dei voti politici dei senatori eletti". "Io credo che questo numero la sinistra l’avra’ soltanto se riuscira’ a portare dalla sua parte, pagando pesantamente questo trasferimento, questo tradimento, qualcuno degli eletti del centro destra".

24/02/2007

 

Come dicevo ieri,pare che il “mercato delle vacche” abbia prodotto i suoi effetti,il sen.Follini eletto nelle file dell’UDC e della CDL ha annunciato che voterà la fiducia al governo Prodi,al momento non è dato sapere se sia l’unico.

Nessuna meraviglia,almeno da parte mia, per dei “moralisti senza morale” che pongono l’ultimatum al parlamento : “o fiducia sulla politica estera o tutti a casa”, e poi  dopo essere stati sfiduciati,con una faccia di bronzo degna di miglior causa, si ripresentano tutti ai propri posti,come niente fosse successo, questi sono solo dettagli.

Certo la dignità non si compra al supermercato ma,anche al ridicolo c’è un limite.

Così come non sarò affatto sorpresa, quando il sen. Follini voterà a favore di  provvedimenti quali TAV,missioni militari all’estero,pensioni  e quant’altro previsto nella paginetta dei sogni elaborata da Prodi, e i duri&puri della sinistra radicale voteranno contro o si asterranno.

Non ci vorrà molto,è solo questione di tempo,poi non ce ne sarà più per nessuno.

Incuranti del disprezzo generale,tentano di dissimulare facendo finta di nulla, fortunatamente la gente,il popolo, quello che la sinistra elitaria tanto disprezza,compresi tantissimi loro sostenitori ed elettori , ha la memoria lunga, non perdonerà.




permalink | inviato da il 24/2/2007 alle 16:49 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (12) | Versione per la stampa


23 febbraio 2007

ANCORA PRODI ? INUTILE ACCANIRSI.

Questa la dichiarazione di Silvio Berlusconi dopo il colloquio al Quirinale  con il Presidente Napolitano ,che ha ricevuto la delegazione di Forza Italia:

 "Al capo dello Stato abbiamo ribadito che il governo non e’ e non potra’ essere in grado di governare. Non ha mai avuto una maggioranza nel Paese e non ha potuto contare sull’autosufficienza al Senato. Hanno navigato in modo avventuroso per nove mesi con arroganza, senza ascoltare. Cosi’ ora si trova davanti alla realta’ di non avere una maggioranza nella politica estera, dove e’ in gioco la credibilita’ internazionale dell’Italia". Di cui invece l’Italia "ha goduto nei cinque anni di governo del centrodestra". 
"Non ci potra’ essere nessuna riedizione di un esecutivo che ha fatto danni compromettendo credibilita’ a livello internazionale, aumentando le tasse, distruggendo le riforme e bloccando le opere pubbliche gia’ avviate". Infine il Presidente di Forza Italia, uscendo dal colloquio con Napolitano ha smentito le affermazioni a lui attribuite negli ultimi due giorni. "L’ultima mia dichiarazione sulla crisi  l’ho letta due giorni fa; tutte le altre, anche quelle virgolettate sui giornali, non sono venute da me".

23/2/2007

 

Dopo essere diventati la barzelletta del mondo con un Premier e un Ministro degli Esteri che quando assumono impegni con la comunità internazionale,sono costretti a farlo a nome proprio e non in nome del governo e della maggioranza parlamentare che rappresentano,ci si chiede a cosa possa servire proporre di nuovo la stessa minestrina riscaldata.

Le poltrone vanno e vengono,ma la dignità è una sola,e se la parola conta ancora qualcosa questi signori l’hanno già persa,se mai ne hanno avuto una.

Non si può infatti dichiarare altezzosamente e con sprezzo del pericolo “se non c’è una maggioranza sulla politica estera andiamo tutti a casa” sfidando il parlamento,e dopo essere stati sfiduciati rimanere ai propri posti come niente fosse successo.

Non c’è più limite al ridicolo,dopo il varo programmatico  di 281 pagine e un albero da due grandi riforme al giorno si è passati in fretta e furia a una paginetta di 12 punti tanto fumosi e inconcludenti  che tutti,proprio tutti potrebbero condividere nella loro generica enunciazione.

I “moralisti senza morale” e “garantisti a giorni alterni” ,in queste ore hanno messo in piedi un indecente “mercato delle vacche” per cercare di tirare dalla loro parte eletti dell’opposizione con lusinghe di posti e poltrone,ma non servirà a nulla, 2-3 o 4 parlamentari in più non risolvono nessun problema,avranno senz’altro la fiducia,ma sulle grandi questioni come TAV,Previdenza, Missioni militari all’estero, ecc.ecc. l’incompatibilità fondante di una coalizione che va dagli orfani di Stalin ai teodem e Mastella si ripresenterà in tutta la sua drammaticità, potranno galleggiare per qualche mese,per qualche semestre,ma è solo un tirare a campare pur di rimanere incollati alle poltrone, con l’unico effetto devastante di trasferire la loro agonia nelle istituzioni.

Non imparano mai,nemmeno dai propri errori, che ripropongono ciclicamente, ma il popolo italiano li ha già condannati, sia che si voti subito o tra uno o cinque anni, qualunque cosa facciano sono ormai soltanto zombie che camminano.






permalink | inviato da il 23/2/2007 alle 16:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (24) | Versione per la stampa


23 febbraio 2007

IL RITORNO DELL'ITALIETTA.

Il tonfo del governo guidato da Prodi al senato ha fatto il giro del mondo,sulla crisi di governo italiana ironizzano le maggiori testate internazionali che parlano senza mezzi termini di un “ritorno alla debolezza e fragilità  politica dei governi italiani e alla cronica instabilità  che ha visto 50 governi in 50 anni , ulteriormente accentuata dalla diversità dei partiti componenti la coalizione di governo”.

Il ritorno dell’italietta insomma, sembra comunque che dopo aver messo qualche toppa alla maggioranza???  Prodi  voglia riprovarci, un accanimento terapeutico di cui il paese non sente il bisogno, dopo aver aumentato le tasse perché si vogliono abbassare, la base USA di Vicenza che è diventata una “mera questione urbanistica, l’Afghanistan una missione agricola o quasi, la TAV si,no,forse ecc.ecc., bisognerebbe rendersi conto che anche al ridicolo c’è un limite.

 

FINANCIAL TIMES: Il quotidiano britannico apre con la notizia delle dimissioni del presidente del Consiglio, costretto a lasciare a causa dell'"incapacità a convincere i comunisti e la sinistra radicale della sua coalizione a sostenere due punti chiave della sua politica estera e di difesa: la determinazione a mantenere le truppe in Afghanistan e la decisione di permettere l'allargamento della base americana di Vicenza". Secondo il Ft, le opzioni possibili adesso sono "la formazione di un nuovo governo Prodi, la creazione di un governo di centrosinistra senza di lui, l'emergere di un governo dominato dai centristi con l'inclusione di politici moderati dell'opposizione ed elezioni anticipate".
TELEGRAPH: "Le dimissioni di Prodi fanno ripiombare l'Italia nell'instablità politica che ha visto 50 diversi governi nei primi 50 anni dopo la Seconda guerra mondiale. Prodi è durato appena 281 giorni, dopo aver tentato di fare riforme dure e impopolari". Secondo il quotidiano, se il 'Professore' effettivamente lasciasse, "potrebbe essere formato un governo ad interim e Giuliano Amato è il favorito per diventare il primo ministro".
GUARDIAN: "Romano Prodi si è dimesso dopo che il suo governo ha subito un'inattesa sconfitta in Parlamento sulla sua alleanza con gli Stati Uniti e il suo ruolo nella Nato". Il quotidiano, nel ricordare come si è arrivati al voto di ieri in Senato, riferisce le voci secondo cui l'esito "avrebbe potuto essere diverso se il leggendario e machiavellico Giulio Andreotti non avesse preso in contropiede la coalizione di governo astenendosi dal voto".
TIMES: "Romano Prodi si è dimesso dopo soli nove mesi al governo per aver perso un voto parlamentare cruciale sui pilastri filoamericani della politica estera del suo governo di centrosinistra".
NEW YORK TIMES: "Il fragile governo italiano si è improvvisamente spezzato ieri, sotto il peso delle sue stesse divisioni interne e dell'ampio scetticismo sul ruolo europeo nella lotta mondiale contro il terrorismo". In una corrispondenza a Roma a firma Ian Fischer, il quotidiano americano sottolinea come "la caduta del governo rifletta la sua debolezza congenita", segnalando un possibile ritorno "alla cronica instabilità politica". "Ci sono molti scenari su quello che succederà - azzarda il NY Times - e una possibilità, anche se non immediata, è il ritorno al potere di Silvio Berlusconi, l'unico primo ministro a essere rimasto in carica per cinque anni". Ma perché si realizzi questa ipotesi, "ci dovrebbero essere nuove elezioni", osserva ancora il quotidiano, rilevando come il vero "punto debole" dell'attuale coalizione al governo composta da nove partiti, "dai cattolici moderati ai comunisti", sia la "politica estera".
WASHINGTON POST: "Dopo appena nove mesi a capo di un governo vacillante, il premier Romano Prodi ha offerto le sue dimissioni avendo perso un voto parlamentare cruciale sulla politica estera del governo". Il voto al Senato, sottolinea il quotidiano americano, "conferma la delicata natura del disparato gruppo di alleati politici" alla base del governo Prodi, "una fragilità evidente sin dalla risicata vittoria della coalizione lo scorso aprile". Il 'Washington Post' osserva quindi che il ministro degli Esteri Massimo "D'Alema aveva cercato di tenere a freno la sinistra dichiarando che il mancato raggiungimento della maggioranza su un tema così cruciale avrebbe mandato il governo a casa".
WASHINGTON TIMES: "Il premier Romano Prodi si è dimesso ieri dopo che i senatori antiamericani che chiedono il ritiro delle truppe italiane dall'Afghanistan non hanno sostenuto il governo di centrosinistra, facendo esplodere un'inattesa crisi politica". Il quotidiano conservatore americano ricorda come sin dal suo insediamento "il governo è finito sotto pressione da parte dell'ala di sinistra antiamericana su una moltitudine di temi di politica estera", provocando tensioni tra Roma e Washington. "D'Alema, un ex comunista - scrive il 'Washington Times' - è di recente andato su tutte le furie quando l'ambasciatore americano ed altri di stanza a Roma hanno pubblicato una lettera aperta agli italiani sottolineando l'importanza delle truppe italiane in Afghanistan". E ancora il giornale ricorda "le pressioni dei magistrati di Milano" sulla richiesta di estradizione di 26 agenti della Cia coinvolti nel rapimento di Abu Omar e le critiche di Prodi e D'Alema ai raid in Somalia e all'aumento delle truppe in Iraq deciso dal presidente George W. Bush.
EL PAIS: Il governo di Romano Prodi "ha ricevuto un colpo mortale dopo aver perso al Senato un voto sulla politica estera: la presenza delle truppe italiane in Afghanistan e le relazioni con gli Stati Uniti sono le cause della caduta dell'esecutivo", scrive il quotidiano spagnolo, che dedica un'intera pagina alla crisi politica italiana e un editoriale intitolato 'Verso un Prodi bis?'. Un nuovo esecutivo guidato dal 'Professore', "nella migliore tradizione italiana, permetterebbe di evitare la convocazione di nuove elezioni", scrive 'El Pais', che invece boccia l'ipotesi di un governo tecnico, "con l'Italia in Consiglio di Sicurezza, la patata bollente dell'Afghanistan, le difficoltà economiche e la necessità impellente di riforme".
LIBERATION: "La sinistra radicale fa cadere il governo", titola il quotidiano francese, che osserva come ormai "da molte settimane, l'esecutivo composito formato da nove partiti che vanno dai democristiani all'estrema sinistra comunista ha moltiplicato le scaramucce e i litigi sia sui Pacs che sulla politica estera". Su questo, "la sinistra radicale si augura che l'Italia ritiri le sue truppe dall'Afghanistan dopo il ritiro del contingente in Iraq".
LE FIGARO: "Il governo di Romano Prodi è caduto ieri, battuto su un voto cruciale di politica estera", scrive il quotidiano francese, secondo cui "la minaccia di elezioni anticipate ventilata dal ministro degli Esteri Massimo D'Alema non ha intimorito i recalcitranti".
SCARSO RISALTO SULLA STAMPA ARABA: E' molto limitato lo spazio dedicato oggi dai giornali arabi alla crisi di governo in corso in Italia e alle dimissioni del presidente del Consiglio, Romano Prodi. I due più importanti quotidiani della regione, 'al-Sharq al-Awsat' e 'al-Hayat', ignorano la notizia nelle loro prime pagine, mentre solo il quotidiano 'al-Quds al-Arabi', diretto da Abdel Bari Atwan, informa i lettori di quanto accaduto ieri al Senato in
prima pagina con una notizia dal titolo 'Si è dimesso il presidente del Consiglio italiano', cui fa seguito una piccola nota di agenzia. Lo stesso titolo e la stessa notizia viene pubblicata nelle pagine interne del quotidiano saudita 'al-Watan', mentre maggiore spazio alla crisi di governo in Italia viene dedicata dal giornale libanese 'al-Safir' che nelle pagine degli Esteri titola 'Il governo italiano si dimette rispettando le richieste dell'opposizione'.
Spazio maggiore ha invece trovato la notizia nei telegiornali delle emittenti arabe come la tv del Qatar 'al-Jazeera', che ha inserito il servizio sulle dimissioni di Prodi tra le prime notizie del suo tg senza però aggiungere alcun commento.

Adnkronos  22/02/2007




permalink | inviato da il 23/2/2007 alle 2:2 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa


21 febbraio 2007

UNA GRAVE UMILIAZIONE INTERNAZIONALE !

Questo il testo della dichiarazione di Silvio Berlusconi dopo il voto di oggi al senato:

"A Prodi incombe l’obbligo, per ragioni di coerenza politica, di coerenza costituzionale, di coerenza etica, di rassegnare immediatamente le proprie dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica". Lo ha affermato il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, leggendo una dichiarazioni ai giornalisti .

"Non era mai accaduto prima nella storia della Repubblica. La politica estera e di difesa e’ il cuore della politica, la principale ragion d’essere di una maggioranza e di un governo. Prodi e D’Alema hanno chiesto al Parlamento il consenso sulla loro politica estera, sulle loro idee e sulle loro decisioni in politica estera. Questo consenso non lo hanno ottenuto", ha detto il leader di Forza Italia. "La politica estera riguarda il ruolo e l’immagine dell’Italia nel mondo e la vita dei nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali di pace -ha aggiunto Berlusconi-. Il Paese e’ stato esposto da una maggioranza che non c’e’ e da un governo incapace, che ha rifiutato persino il dialogo parlamentare ad una grave umiliazione internazionale".

"Noi, come opposizione responsabile, abbiamo votato a favore della missione in Libano e del rifinanziamento della missione in Afghanistan, dimostrando un tenace e coerente attaccamento ai principi di responsabilita’ nazionale che devono guidare una classe dirigente -ha spiegato Berlusconi-. Perfino sull’allargamento della base americana di Vicenza sono stati solo i voti dell’opposizione che hanno consentito di mantenere la credibilita’ italiana di fronte agli alleati. Ma il governo ha voluto fare da solo ed e’ stato clamorosamente bocciato in Parlamento. Da questo disastro il Paese deve uscire immediatamente con le dimissioni di questo governo".

21/02/2007

 

Dopo le dimissioni di Prodi,ragionevolezza e buon senso dovrebbero portare a un governo di larghe intese o a un governo tecnico che traghetti il paese verso nuove elezioni.

Dubito fortemente che ciò avverrà,102 poltrone non si mollano facilmente,pertanto tenteranno di mettere una toppa,far finta di niente e si andrà avanti, con la conseguenza che magari tra qualche mese si ripresenti lo stesso problema,oppure tenteranno di allargare a elementi della CDL,del resto hanno già ampiamente dimostrato di essere dei professionisti nel campo dei “ribaltoni e colpi di palazzo”,ma in quest’ultimo caso poco male,sia che si voti tra 1 anno o tra 5  saranno comunque zombie che camminano.

Vedremo come finirà,rimane intanto l’amarezza e l’umiliazione per la figuraccia rimediata nel mondo intero,basta leggere le prime pagine dei giornali stranieri e delle agenzie internazionali per rendersene conto.  
A questo punto viene spontaneo chiedersi riguardo alla vicenda degli ambasciatori stranieri,che hanno acquistato una pagina di un quotidiano per chiedere al popolo italiano la conferma degli impegni internazionali, erano “irrituali quelli” o “dilettanti questi” ?




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21 febbraio 2007

COME PROMESSO

GOVERNO BATTUTO AL SENATO
Il governo è stato battuto al Senato per due voti sulla risoluzione per approvare la relazione di politica estera del ministro Massimo D'Alema. La maggioranza richiesta era infatti di 160 voti, mentre la risoluzione dell'Unione ha avuto solo 158 voti.

''D'Alema aveva detto che con un voto contrario sulla politica estera il governo non ci sarebbe stato piu', il governo Prodi non c'e' piu', e' caduto in quest'aula come gli avevamo promesso mesi orsono''.
Lo ha affermato il capogruppo di Fi, Renato Schifani intervenendo a Palazzo Madama.

Ansa 21/02/2007




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20 febbraio 2007

DICO : COSA NE PENSANO LIBERALI,LAICI E RADICALI.

Cos’altro sono i Dico se non un intervento che mira alla statalizzazione della libera unione fra due persone? Il governo offre, in cambio della rinuncia alla libertà di stare insieme senza controllo esterno, una serie di vantaggi concreti e richiede qualche assunzione di doveri. E propone un pacchetto di norme che finiscono per dare ragione alle proteste del cardinale Ruini e della Cei. Diritti (in linea di principio, poi si vedrà) di serie A, doveri (teorici) di serie C.

Ma resta il fatto che si viene a minare contemporaneamente non la famiglia, come dicono i conservatori - perché la famiglia preesiste alle leggi - ma l’istituto del matrimonio civile da una parte e le libere convivenze dall’altra. E lo si fa sia con gli strumenti dello stato sociale, senza neppure sapere se le casse dello Stato reggeranno all’urto, sia con interventi mirati ad alterare le norme che regolano i contratti fra gli individui. Invece, ad esempio, di rendere meno punitive le procedure e i tempi del divorzio consensuale, invece di abolire o rivedere le norme sulla successione “legittima”, si crea una terza forma di matrimonio nel segno della libertà vigilata e dell’irresponsabilità diffusa

Perché tutto questo pasticcio? Semplicemente perché il Governo “progressista” si è assoggettato all’omofobia di cui è intrisa tanto la tradizione della Chiesa quanto la cultura prevalente a destra come a sinistra. Invece di stabilire norme ad hoc per garantire diritti alle coppie omosessuali che soffrono di una effettiva discriminazione nei confronti di quelle etero, si è preferito scegliere - contro il diritto - la tutela. Una tutela che, per mascherare ancora di più i vantaggi che potrebbero ricavarne le persone omosessuali, ricacciate nell’ombra, viene estesa a quasi tutti i casi possibili e immaginabili di coabitazione. Col bel risultato di dare vita all’ennesima mostruosità statalista e di ridurre ancora un po’ lo spazio delle libertà individuali.

Marco Taradash  11/02/2007-Riformatori Liberali

1. E’ del tutto illusorio e patetico sperare nel “soccorso azzurro” (anzi di alcuni coraggiosi principi azzurri) per l’approvazione di un disegno di legge che il governo ha voluto  per l’appunto “governativo” e non parlamentare. Se un governo sceglie la linea dello scontro, va allo scontro. E se non ha i numeri, va sotto. Anzi, mi è sembrato che l’obiettivo del DDL fosse assai più interno e legato all’effetto annuncio (mediazione tra laici e cattolici del costituendo Partito Democratico) che non quello di arrivare davvero al varo di una normativa.
2. La semplificazione dello scontro in corso (di cui non sottovaluto la portata e gli effetti) vorrebbe che da una parte si schierassero i favorevoli al riconoscimento delle unioni civili e dall’altra i contrari. E che così si schierassero a prescindere dal contenuto concreto del provvedimento legislativo, in cui lo scontro si sostanzia e si riassume. Ma è, appunto, una semplificazione. Sulla questione delle unioni civili ci si può esercitare partendo da un’impostazione statalista-assistenzialista o da un approccio antistatalista e libertario. Si può considerare assolutamente prioritario, come io penso, il principio del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali oppure l’idea di estendere garanzie pubbliche e welfaristiche a tutte le coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi. Si poteva partire da un testo più impegnativo e cercare, non dentro il Governo ma nel Parlamento, mediazioni che in cui si potesse riconoscere una maggioranza di deputati e senatori comunque collocati. Invece, in nome del programma feticisticamente sbandierato, l’Unione ha scelto un’altra via. Rutelli ha già messo le mani avanti: “solo ritocchi formali”. La logica, dunque, è quella del “prendere o lasciare”. Io “lascerò” e gradirei non essere confuso con una guardia svizzera.

Benedetto Della Vedova 14/02/07-Riformatori Liberali

«Dico mi sembra un buon nome, visto che questo provvedimento è all’insegna del “qui lo dico e qui lo nego”. Il trionfo del compromesso».

«Il testo del governo è ambiguo, al punto di mascherare la realtà non di un accordo civile ma di un matrimonio simulato, anzi dissimulato»,si è ragionato esattamente al contrario di quanto avrebbe imposto la chiarezza e, soprattutto, l’articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia. Quello che è venuto fuori, invece, è una caricatura di famiglia.

«Io parlo per me, e dico che voterò certamente no. Se il governo avesse avuto l’intelligenza di lasciare la materia al Parlamento ci si poteva dire d’accordo su un testo senza militare da una parte o dall’altra dello schieramento. In questo modo, invece, la mia libertà di coscienza si va a scontrare con l’impossibilità di fare da stampella al governo».

Alfredo Biondi –Forza Italia 20/02/2007

«Non vedo proprio perché  tutti i casi possibili di non matrimonio debbano essere regolamentati per legge (…) Ritengo che queste situazioni, tutte quelle possibili e che non ricadono certo sotto un’unica fattispecie, debbano essere affidate a quello che è uno dei principi fondamentali del liberalismo, la libertà di contratto (…) Se si seguisse questo elementare principio di civiltà liberale, sono certo che le regole adottate dai conviventi sarebbero molto diverse a seconda dei casi. Perché, invece, abbiamo la luciferina presunzione di imporre a tutti un vestito della stessa taglia? Perché non lasciamo che a decidere in base a quali regole convivere siano gli stessi interessati, che conoscono meglio di chiunque altro cosa sia meglio adottare nel loro interesse? (…) Se due adulti consenzienti vogliono stipulare un contratto su qualcosa che riguarda soltanto loro, che diritto ha lo Stato di impedirglielo? Solo nel caso in cui un accordo ha implicazioni per soggetti terzi esiste, in generale, lo spazio per una disciplina legislativa».

Antonio Martino-Forza Italia 18/02/2007

"Il mio è un no da libertario. C'è l'ansia di regolamentare i sentimenti, che è pericolosa e figlia di uno Stato etico, un'intromissione dello Stato tra le lenzuola che per un libertario è inaccettabile. Facciamo anche i Fido, i doveri per i fidanzati, o i Diam, i diritti per gli amici...".

Giorgio Stracquadanio Forza Italia 12/02/2007

"Voterò sicuramente no, è un Ddl frutto di un ipocrita compromesso: sarebbe stato infinitamente più corretto lasciare l'iniziativa al Parlamento".

Margherita Boniver Forza Italia 12/02/2007

Errore drammatico  aver fatto un Ddl per un “compromesso al ribasso”,voterò certamente no.

Chiara Moroni Nuovo PSI 12/02/2007

La contraddittorietà che pervade lo schieramento dell'Unione, ha inevitabilmente costretto il governo Prodi a pervenire sulla questione dei diritti da riconoscere alle cosiddette coppie di fatto (omosessuali o eterosessuali che siano) a una soluzione pasticciata .Una disciplina che rischia di  aprire la via a interpretazioni di tipo ideologico ovviamente in senso estensivo tali da creare un vero e proprio vulnus rispetto all'istituto della famiglia e alla centralità che a essa assegna non tanto e non solo la religione cristiana ma anche e soprattutto la laica Costituzione repubblicana.

Gianni De Michelis Nuovo PSI 12/02/2007

Dello stesso avviso,sia pur con sfumature leggermente diverse,parlamentari come Stefania Prestigiacomo,Calogero Vizzini,Fabrizio Cicchitto,Maurizio Sacconi ecc.ecc.

Queste dunque alcune considerazioni di liberali,radicali e laici della CDL sui DICO che in questi giorni iniziano l’iter parlamentare.

Affermare che radicali come Della Vedova e Taradash, o allievi prediletti del premio Nobel Milton Friedman come Antonio Martino,o ancora liberalsocialisti come Moroni,Cicchitto e Boniver, giusto per citarne qualcuno,siano “cattolici bigotti” o peggio “ultraconservatori”,vuol dire non conoscere la loro storia, o ignorarla per convenienza.

La verità è che questa legge sulle coppie di fatto è un mostro giuridico pasticciato, che impone vincoli in rapporti che per loro natura e definizione dovrebbero essere liberi da qualsivoglia condizionamento, chiunque può e deve poterli regolare come meglio crede ,anche con un semplice atto notarile,senza alcuna ingerenza dello stato.

E soprattutto senza tutele sociali a carico dei contribuenti, tutele e diritti che la famiglia ha ragione di esigere in quanto “ nucleo fondante della società”, a compensazione di obblighi e doveri previsti dalla legge e dalla “laica” costituzione non dalla chiesa cattolica, ma una coppia di fatto che si estendono diritti quali obblighi ha verso lo stato e la società?




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19 febbraio 2007

PIU' FIGLI HAI , PIU' TASSE PAGHI.

Più figli hai, più tasse paghi; meno guadagni, più vieni spremuto dal Fisco. L’effetto combinato dei nuovi meccanismi di calcolo dell’Irpef disegnati dalla Finanziaria e delle addizionali locali penalizza la famiglia e i redditi più bassi.

Man mano che si approfondiscono i calcoli, la manovra del governo all’insegna di una presunta equità fiscale e in nome di una, altrettanto presunta, “redistribuzione della ricchezza”, riserva le peggiori sorprese per tutti i contribuenti.

Per quanto riguarda le famiglie, le cifre (snocciolate oggi dal Sole 24 Ore), non si limitano a confermare le già fosche previsioni dei giorni scorsi. A pagare di più saranno quelle più numerose: con coniuge e un figlio a carico il rincaro medio oscilla fra i 106 e i 124 euro; se i figli a carico sono tre, l’aumento arriva alla soglia dei 190 euro.

Il meccanismo perverso è dovuto all’abbandono delle deduzioni deciso con la Finanziaria: neppure gli assegni familiari sono in grado di correggere questa stortura. Che in talune realtà tocca picchi impressionanti. A Ravenna, per esempio, una famiglia con tre figli pagherà 444 euro in più, mentre con un solo figlio il prelievo sarà di 398 euro.

In sovrappiù, c’è da constatare che i livelli di reddito, nel gioco tra Irpef nazionale e addizionali, i più penalizzati risultano quelli più bassi. L’esempio di Roma: con un solo figlio a carico si cominceranno a pagare più tasse a partire da 38mila euro lordi, se i figli sono due i rincari partono da 31.900 euro.

L’iniquità della nuova politica fiscale del governo è infine confermata dal fatto che, dove le addizionali restano immutate, a pagare di più sono egualmente i redditi inferiori. Un esempio per tutti, prendendo a riferimento Catanzaro, dove il Comune ha confermato il prelievo del 2006: con tre figli a carico e 40mila euro di reddito l’incremento è di 145 euro; se il reddito è di 20mila euro, passa a 203 euro.

Il quadro generale che ne emerge è quello di una manovra fiscale di sostanziale iniquità. L’esatto contrario di quanto ha tentato di far credere la propaganda del governo della sinistra. Tutti pagheranno di più, i più deboli ancora di più.

Thanks a Potere Sinistro

 

Una vera e propria macelleria sociale insomma,nella rimodulazione delle aliquote IRPEF che doveva rimanere a saldi invariati e operare soltanto nella redistribuzione  del carico fiscale,è stata fatta una “cresta paurosa” nella variazione tra deduzioni e detrazioni ,che porta invece nelle casse dell’erario miliardi  sottratti alle tasche di tutte le categorie di cittadini,senza distinzione alcuna.

D’altronde come dare torto al governo, da qualche parte bisognava pure far uscire i fondi che permettono di fare “assistenzialismo alla grande industria” ,e cercare di “statalizzare” pezzi di industria e servizi come nella migliore tradizione dirigista.     

 




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19 febbraio 2007

OCCHIO AL LISTINO PREZZI !

Fiat, è il momento della mobilità lunga.
L'accordo sarà solennemente ufficializzato oggi pomeriggio a Palazzo Chigi.
Romano Prodi, Sergio Marchionne e i leader di Cgil, Cisl e Uil dovrebbero trovare l'intesa sulla mobilità lunga alla Fiat.
Azienda e sindacati avevano chiesto nei mesi scorsi che venissero concessi 2.000 provvedimenti cassa verso la pensione, un passaggio che la Fiat considera indispensabile per tornare ad assumere negli stabilimenti italiani.
"Fino a quando non risolveremo il problema della mobilità lunga - aveva detto Marchionne in occasione del lancio della Bravo -non potremmo tornare ad aumentare gli organici".

Finanzaonline 19/02/2007

 

Chi si appresta ad acquistare una nuova automobile ,magari costretto dall’aumento del bollo auto per i modelli più vecchi,faccia attenzione al listino prezzi,optional compresi.

C’è una grande differenza infatti a parità di costo tra un’automobile italiana e una straniera.

Gli indecisi sui modelli che fanno al loro caso,a parità di costo o anche superiore,potrebbero essere indotti per una serie di motivazioni logistiche,affettive,nazionalistiche ecc.ecc. , a preferire sbagliando in questo caso,l’automobile italiana a quella di produzione straniera.
L’automobile italiana infatti costa  ai cittadini e contribuenti italiani,molto di più di quanto non appare nel listino prezzi.

Dal 1975 al 2000 lo stato ha speso qualcosa come 220.000 miliardi di vecchie lire a seguito delle cicliche crisi dell’industria automobilistica per contributi,ristrutturazioni,cassa integrazione, prepensionamenti ecc.ecc.

Per la prima volta dal dopoguerra durante l’ultima crisi del settore nel 2002,l’industria automobilistica italiana è stata costretta a mettere mano ai propri capitali e ricorrere al credito bancario, non ha potuto prepensionare dipendenti in esubero poiché il governo Berlusconi non lo ha permesso, ha garantito soltanto come è giusto, gli ammortizzatori sociali necessari nel periodo della ristrutturazione.

Uno dei primi atti del governo Prodi è stato quello di consentire 7000(settemila) prepensionamenti nel settore auto di cinquantenni,di cui si sono dovuti fare carico i cittadini e contribuenti italiani, a questi vanno ad aggiungersi altri 2000(duemila) che molto probabilmente saranno decisi oggi.

Ma non solo,la tanto strombazzata riduzione del cuneo fiscale pare sia stata concepita apposta solo esclusivamente per la grande industria,accedono ai benefici infatti solo le aziende con un imponibile IRAP superiore ai 180.000 euro,tagliando fuori la piccola-media impresa che da sempre è il motore sano del paese,nessun beneficio nemmeno per i dipendenti che non vedranno un centesimo da questa operazione ,infatti con apposito provvedimento inserito nell’ultima finanziaria , i benefici previsti sono stati assorbiti dalla rimodulazione delle aliquote IRPEF con i risultati che tutti conosciamo.

Pertanto “OCCHIO AL LISTINO PREZZI” , è vero che anche l’industria automobilistica straniera usufruisce di benefici quali esenzione bollo, rottamazione ecc. ecc. , ma perlomeno non ha “scaricato” sui contribuenti italiani  esuberi,prepensionamenti,ristrutturazioni ecc. , dovuti a incapacità gestionali e manageriali.

BASTA CON L’INDUSTRIA DI STATO,BASTA CON L’INDUSTRIA ASSISTITA, BASTA NUOVE TASSE per consentire a questi pseudo grandi industriali di privatizzare utili e profitti, e socializzare le perdite a carico dei contribuenti, abbiamo già dato.




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18 febbraio 2007

IO&LUI : COME CAMBIA LA VITA.

“Io” è Susy, “Lui” è un tremendo nemico, un tumore, mieloma, che l’ha colpita pesantemente. Susy potrebbe essere una persona qualunque, Susy è la seconda di tre figlie, madre francese, padre italiano. Per tutta la vita si è arrabattata nel campo delle pubbliche relazioni, aveva un'agenzia a Milano, non grandi soldi, ma una vita decorosa.

Susy ora si sta sbattendo come una pazza per la pensione di invalidità. Pratica lunghissima, per una manciata di euro. Umiliante. Deprimente.Il mieloma gliel'hanno scoperto un anno fa. Soffriva da qualche settimana di terribili mal di schiena.  Chemio. Ri-chemio. Tri-chemio. Un'intervento per "cementificare" le vertebre che si stavano spappolando, abbastanza riuscito. Prelievo del midollo. Le  sorelle non sono compatibili, da qui l'autotrapianto.

Susy ha voluto creare un diario on line, si sente molto sola davanti a quest'enormità che le è capitata è una persona molto positiva e sensibile, grande amante dell'Africa, adora il ballo, Susy dice che il Niguarda è  molto efficiente ma molto freddo, assistenza psicologica zero.

E’ entrata in camera sterile,non ha avuto il PC ma il telefonino con cui ha trasmesso i suoi pensieri e le sue sensazioni,e ha ricevuto messaggi e commenti,la situazione come tutti comprenderete è delicatissima,il mieloma  è un male molto molto difficile da combattere,finalmente qualche giorno fa  è tornata a casa ,ma ancora l’aspettano mesi difficili.

Susy ha un compagno, Enrico, con cui  vive da  molti anni, è molto presente e affidabile; per mesi l'ha vestita e svestita e portata in bagno e lavata e tutto. Lei era bloccata dal busto di ferro (oggi ne ha un modello più leggero, costosissimo, che pare la Usl non le rimborsi , fortunatamente, sulla presenza di Enrico non hanno fatto storie, anche se non sono sposati.

Non ci vuole molto per capire che Susy ha bisogno soprattutto di “sentirsi ancora viva”, perciò vi invito a visitare il suo diario on line e lasciare un messaggio di affetto e solidarietà umana, più saremo meglio sarà,deve sentirsi circondata dall’amicizia  e dal calore di tante persone.

Questo il link   http://ioelui.ilcannocchiale.it

Thanks a tutti,e fate girare il più possibile.





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18 febbraio 2007

VICENZA : MANIFESTAZIONE ANTIAMERICANA.

«Sono molto triste perché mentre voi giovani siete lì a Napoli a discutere dei temi della libertà, migliaia di manifestanti stanno sfilando a Vicenza contro gli Stati Uniti» ,così Silvio Berlusconi ha commentato la manifestazione di  intervenendo in un convegno dei giovani di Forza Italia a Napoli, «Non bisogna mai dimenticare - ha aggiunto Berlusconi  - che tanti giovani americani come voi sono venuti a morire in Italia per la nostra libertà» durante la seconda guerra mondiale.

La manifestazione di Vicenza,con l’antiamericanismo che si respirava a pieni polmoni fortunatamente si è chiusa senza incidenti , anche se sono apparsi ignobili striscioni di “solidarietà” verso i “compagni” delle brigate rosse arrestati in questi giorni.

L’impressione comunque è stata quella di una protesta contro il capitalismo rappresentato dagli USA da parte di una sinistra massimalista ,farneticante e  utopica,l’ampliamento della base è sembrato solo un pretesto,non a caso c’erano volantini,striscioni e libri inneggianti alla rivoluzione proletaria,alla mobilitazione rivoluzionaria delle masse,e all’eliminazione della borghesia imperialista che dirige la società (Sic).

Il governo ha fatto sapere che la decisione di permettere l’ampliamento della base USA è stata presa e non si tornerà indietro,la sinistra che manifestava contro la decisione del governo che appoggia, chiede di tener conto del popolo che ha manifestato, ma bisognerebbe a questo punto tenere conto anche e soprattutto di coloro che a Vicenza non ci sono voluti andare,probabilmente finirà con qualche contentino per la sinistra antagonista e pacifista,tipo salvaguardia ambientale o cose di questo tipo, si troverà dunque un qualche collante che permetta di unire una maggioranza che protesta contro se stessa,ma l’ampliamento della base si farà,sarebbe grave il contrario.

Un qualche dubbio però rimane, nel momento in cui cominceranno i lavori e  la base della sinistra radicale e antagonista farà di tutto per  bloccarli, cosa farà il governo?








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17 febbraio 2007

DAVVERO STUPENDA-L'ITALIA NON E' IL CHIAPAS !!!

"La veste istituzionale sta sempre più stretta al presidente Bertinotti, che ormai ondeggia paurosamente tra doppiopetto ed eskimo". Lo dice il coordinatore di Forza Italia Sandro Bondi, riferendosi alle dichiarazioni del presidente della Camera Fausto Bertinotti. "Non si spiega altrimenti il secco e irritato rifiuto di commentare le parole del ministro Amato sul rischio che domani a Vicenza 'si saldino spezzoni di ostilità' contro le forze dell'ordine.

Ed è quantomeno irrituale - prosegue Bondi - il 'vorrei ma non posso' del presidente della Camera sulla partecipazione al corteo contro la base americana".
"Se avesse davvero rispetto, come dice, del suo ruolo istituzionale, Bertinotti eviterebbe di contestare gli impegni internazionali assunti con il nostro principale alleato e che il governo ha deciso di mantenere. Già lo spettacolo poco edificante di una maggioranza che va in piazza a contestare il suo governo su una questione cruciale come la politica estera - annota Bondi - porta ben sotto il minimo etico la credibilità del nostro Paese. In una situazione così anomala, sarebbe almeno opportuno che la terza carica dello Stato sentisse il dovere di tenere fuori le istituzioni da questi indecorosi pasticci".
"L'Italia non è il Chiapas, e la Camera in momenti così delicati non può permettersi di avere sul suo scranno più alto un subcomandante - conclude - ma un presidente che sappia conservare il senso dello Stato senza cedere alla deriva dei retaggi ideologici".

Adnkronos 16/02/2007

 C’è poco da aggiungere,ogni altro commento è superfluo e inopportuno, secondo me una delle migliori dichiarazioni in assoluto di Sandro Bondi.




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16 febbraio 2007

A PROPOSITO DI PIL....

Premesso che in un mercato globale come il nostro il 90% dell’economia è fatto dalle aziende e dai cittadini, trovo sorprendente che alcuni possano esultare perché il dato definitivo del PIL italiano nel 2006 si attesterà tra 1,9% e il 2%,con una differenza rispetto al PIL UE  che si attesterà tra il 2,7% e 2,8%, del -0,8%.

L’economia italiana ha seguito e continua a seguire l’andamento dell’economia europea,come è naturale,con lo stesso gap rimasto inalterato da oltre un decennio,per rendersene conto basta guardare i dati degli ultimi lustri:

-Nel quinquennio 1996-2000 la media di crescita europea è stata del 2,8% quella italiana del 1,9%=-0,9%;

-Nel quinquennio 2001-2005 la media di crescita europea è stata del 1,5% quella italiana del 0,7%=-0,8%;

dati ufficiali di cui si può prendere visione nel sito eurostat, tutto nella norma dunque.

Del tutto inutili quindi le discussioni di questi giorni su meriti e demeriti dei governi Prodi e Berlusconi,il dato di fatto è uno solo: “l’economia italiana è in ripresa perché lo è quella europea”, e d’altronde non può essere il contrario.
E per quanto riguarda il 2006 è la finanziaria del governo Berlusconi che ha posto le basi per agganciare la ripresa e il gettito fiscale.

Già da quest’anno invece,si vedranno gli effetti sull’economia del governo Prodi,vedremo se una finanziaria “tutta tasse” consentirà di colmare il gap che ci separa dalla UE,io ne dubito, e anche se ciò accadesse dubito che cittadini e contribuenti possano essere soddisfatti di un economia dirigista e statalista,con denaro prelevato dalle loro tasche, che fa assistenzialismo industriale a pseudo grandi imprenditori capaci soltanto di privatizzare utili e profitti e socializzare perdite,cassaintegrati e prepensionati scaricandoli sul groppone dei contribuenti,così sono capaci tutti.

All’italiano medio interessa solo e soprattutto la microeconomia, i dati del PIL non gli servono per “fare la spesa”, problema reso ancora più stringente dal salasso dell’ultima finanziaria e da quello che ci sarà nei prossimi mesi,e di “masochisti” in giro se ne vedono davvero pochi.




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16 febbraio 2007

E IL GOVERNO TACE.....

«L'abitudine alla demonizzazione dell'avversario, alla calunnia, al rovesciamento della verità è una delle più squallide e tristi abitudini di molti dei nostri avversari». Silvio Berlusconi, in una intervista al Quotidiano Nazionale, torna sulle parole pronunciate dal segretario del Pdci Oliviero Diliberto nei confronti dell'ex premier. «Che poi alcuni ingenui o criminali prendano alla lettera il linguaggio dell'odio predicato da certi cattivi maestri e cerchino di passare all'azione - prosegue il leader di Forza Italia - è purtroppo conseguenza del tutto logica e prevedibile». «Di fronte al riproporsi del pericolo brigatista dice ancora Berlusconi - fa un brutto effetto vedere nefasti protagonisti di quella stagione aggirarsi per il Paese per propagandare le loro idee, e altri ancora sedere nelle istituzioni». «Sono rimasto sconcertato da due cose - conclude l'ex premier - il governo non ha speso una parola di solidarietà nei miei confronti e la stampa ha scritto che ad essere minacciata era una delle mie case, non io. Mi chiedo cosa sarebbe accaduto a parti invertite , cioè se io, da capo del governo non avessi, in una simile situazione, rivolto parole di solidarietà al leader dell'opposizione».

Quotidiano Nazionale 16/02/2007

 

Che altro aggiungere,se non che ha ragione da vendere Presidente,in ogni caso Lei è il primo a sapere che non è un semplice capo o capetto di partito,Lei ha un popolo dietro di se,basta un cenno,noi come sempre ci saremo.




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16 febbraio 2007

NAPOLITANO NON ESAGERI.

Indubbiamente fa piacere l’atlantismo e l’europeismo di Napolitano, dopo decenni in cui ha arringato le folle con “l’eurocomunismo” e altre idiozie transnazionali comuniste,famoso in questo senso un suo discorso a Siena,però  come in tutte le cose non bisogna esagerare.

In un discorso davanti al parlamento europeo il presidente della Repubblica ha invitato tutti i leader europei ad agire con determinazione per far entrare in vigore il nuovo Trattato prima delle elezioni europee del 2009, e, senza citarlo, ha invece preso le distanze dall'approccio pragmatico proposto dal presidente della Commissione Europea Barroso, che ha proposto "l'Europa dei progetti e dei risultati".

 "Aprire un nuovo negoziato - ha avvertito - può significare aprire un vaso di Pandora, correre il rischio di ripartire da zero, con risultati e tempi imprevedibili". Non ce lo possiamo permettere, "le sfide che dobbiamo fronteggiare non ci aspettano", rispetto al doppio "no" di Francia e Olanda, Napolitano consiglia di fare di più verso le opinioni pubbliche dei singoli Paesi, di dare "tutti i chiarimenti possibili".

Napolitano dimentica che molti paesi europei si guardano bene,oggi come oggi, dal sottoporre a ratifica attraverso il referendum, ove previsto,il nuovo trattato europeo, proprio perché l’opinione pubblica è sfavorevole e non vede di buon occhio un Europa di burocrati e banchieri,anziché l’Europa dei popoli.

Non ci si può presentare davanti al parlamento europeo e tenere discorsi da Europeisti della prima ora senza tenere conto della volontà popolare  e nonostante le posizioni che continuano ad essere manifestate da molti Paesi che su questo tema chiedono una riflessione un po’ più spinta per arrivare a una rinegoziazione del trattato, soprattutto quando la propria storia personale non lo consente.

Bene dunque l’entusiasmo di Napolitano , ma non bisogna esagerare, altrimenti si rischia di cadere nel ridicolo,o peggio nel grottesco.

Qualcuno farebbe bene ogni tanto a ricordagli che l’Europa è stata fatta e voluta dai De Gasperi e Adenauer ,dai Martino e Schumann,dai Spaak e dai Monnet ecc.ecc., non dai “pistolini di Stalin e Pol Pot”  che all’epoca predicavano l’eurocomunismo.




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15 febbraio 2007

GRAZIE DILIBERTO.....

«E' indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo».

“Fini si tenga la sua memoria condivisa”.

Così si è espresso Oliviero Diliberto,segretario del PDCI,il giorno dopo l’arresto dei terroristi e il successivo dibattito alla camera sul rigurgito estremistico delle nuove brigate rosse di cui Berlusconi era uno degli obiettivi.

Certo,poi non ci si può meravigliare se qualche testa calda preferisce passare dalle parole ai fatti.

Adesso tutti a dare addosso al povero Diliberto,ma lui che colpa ha ?

E’ il caso di ringraziarlo piuttosto, ogni tanto i comunisti mostrano il loro vero volto,fatto di odio e di disprezzo per l’avversario politico,sono questi i sostenitori attivi dell’eversione in Italia,non a caso questo paese è l’unico in Europa dove al governo ci sono comunisti di nome e di fatto.

Un grande ringraziamento quindi a Diliberto e ai comunisti,poiché grazie a lui e a quelli come lui,se  c’è rimasto qualche “Koglione” ancora non pentito di aver votato questo “circo Barnum”, da oggi ha argomenti seri per riflettere in che mani siamo.

Se in Italia ci fosse una sinistra riformista di stampo europeo sicuramente non raccoglierebbe tutta questa spazzatura, ma purtroppo nemmeno di questo ci si può meravigliare.




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14 febbraio 2007

ANCHE BERLUSCONI TRA GLI OBIETTIVI .

La cellula delle Brigate Rosse sgominata dalle forze dell’ordine aveva come obiettivo anche una casa di Silvio Berlusconi a Milano,quella di via Rovati, nonché le sedi Mediaset.

Altri obiettivi della cellula il quotidiano Libero,Sky TV, una sede dell’ENI e il prof. Pietro Ichino, giulavorista e altri obiettivi minori.

La cosa inquietante è che c’è ancora chi è disposto a uccidere in nome del comunismo,ma più preoccupante ancora è il fatto che tra i terroristi ci siano” irreprensibili lavoratori “ rappresentanti della Cgil insieme a vecchie conoscenze dell’eversione in Italia,tutti insieme appassionatamente nel “partito comunista politico militare”.

Il clima politico sicuramente non aiuta, anzi favorisce coloro che ancora sentono le sirene della “sinistra rivoluzionaria e combattente”, terroristi in parlamento e nei ministeri,bombe molotov e droga portati direttamente a Montecitorio ,sicuramente sono di esempio e sprone a chi sente ancora “pulsioni rivoluzionarie”,in questo maltrattato paese dove la cultura comunista è ben radicata,così come non aiuta la “demonizzazione” dell’avversario politico,non si è sentita ancora da parte della sinistra e del governo una sola parola di solidarietà a Silvio Berlusconi.

In ogni caso un doveroso ringraziamento va alle forze dell’ordine che quotidianamente fanno il loro dovere anche se in condizioni difficili e con  “aumenti contrattuali da elemosina”.

A proposito del prof. Ichino , ho letto su Ideazione una recensione di un suo  libro pubblicato da Mondadori : “A cosa serve il sindacato”? , un viaggio tra le decine di sigle sindacali che hanno i soli obiettivi di conflittualità e corporazione,e un enorme ritardo culturale nelle relazioni con le aziende.

Mi ha colpito soprattutto in questa recensione un passaggio dove Ichino ricorda le parole rivoltegli da Emilio Pugno, leader storico degli operai Fiat eletto in Parlamento. Riguardo alle crisi occupazionali degli anni Ottanta, Pugno disse: “Non hai capito, il problema non è di politica sociale, è di politica industriale. Non possiamo lasciare che sia il padrone a decidere se una fabbrica deve continuare a vivere o deve chiudere. Questa è una scelta che va fatta nel quadro della programmazione economica. La politica sociale, le politiche del lavoro lasciale fare ai socialdemocratici; a noi interessa la politica industriale”.

Senz’altro un libro interessante e da leggere tutto d’un fiato.

Quando si dovrà aspettare ancora affinché la sinistra italiana metta in pratica l’insegnamento di Luciano Lama:“La sinistra deve mettere un confine a sinistra. Non può raccogliere tutto” ?





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13 febbraio 2007

BERLUSCONI: DICO NO .

Questo il testo integrale dell’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al quotidiano il Messaggero:

‘E’ sempre dell’idea di lasciare libertà di coscienza a Forza Italia in materia di coppie di fatto? Se così fosse, e se in Senato il governo si salvasse su questo tema anche grazie a voti di Forza Italia, vi sarebbero ugualmente conseguenze politiche?

“Sui temi di questo tipo, in un partito liberale, la libertà di coscienza è doverosa. E su una materia delicata ed essenziale per la società come la difesa della famiglia e la tutela dei diritti delle persone non credo vadano fatte speculazioni politiche. Purtroppo invece il governo ha prodotto, proprio per tutelare i difficili equilibri politici all’interno del centrosinistra, un cattivo compromesso fra esigenze diverse. Un compromesso che nella sostanza modifica di poco i diritti dei singoli, ma che ha un grande valore simbolico. Crea esattamente quello che noi non volevamo, una sorta di matrimonio di serie b, che svilisce il significato della famiglia, il suo valore sociale e civile ed è certamente prodromico alla concessione dell’adozione di figli anche a coppie dello stesso sesso. Su questo tema, nonostante lo sforzo di conciliare esigenze contraddittorie, la maggioranza non riuscirà a mantenersi compatta ed accelererà il processo di disgregazione già in atto. Ed è assolutamente certo che nessun senatore di Forza Italia farà da stampella a questo governo.”

Tra i primi problemi la politica estera, presidente. Come valuta la tensione diplomatica che si è aperta con gli Usa dopo la risposta di D’Alema alla lettera degli ambasciatori sull’Afghanistan?
“La valuto naturalmente con grande preoccupazione. Abbiamo lavorato cinque anni per costruire non solo un’immagine positiva del nostro Paese, ma un ruolo politico dell’Italia credibile e autorevole nel mondo. Malgrado le critiche provinciali e strumentali dei nostri avversari, c’eravamo riusciti. L’Italia era diventata uno dei protagonisti attivi ed ascoltati della politica internazionale.

Ora questo patrimonio viene svenduto da un governo che segue una politica ondivaga, ostaggio di una maggioranza che non ha una politica estera. Da leader di un’opposizione responsabile, devo sottolineare ancora una volta che senza l’apporto determinante del centro-destra, questo governo non sarebbe in grado di assicurare neppure il rispetto minimo degli impegni internazionali del nostro Paese. Come si sta vedendo nella vicenda dell’allargamento della base Nato di Vicenza.”

Non è effettivamente «irrituale», come ha dichiarato il ministro degli Esteri, che gli ambasciatori di sei paesi alleati dell’Italia si rivolgano direttamente all’opinione pubblica italiana invece che alla Farnesina?
"Il ministro degli esteri, di fronte alle preoccupazioni dei nostri alleati per il progressivo disimpegno del governo dalla lotta al terrorismo, ha preferito nascondersi dietro un aggettivo. Nell’epoca delle comunicazioni di massa, che hanno realmente “sciolto” le ingessature diplomatiche tradizionali è alla sostanza dei problemi  che bisogna guardare, più che alla forma. D’Alema con quella dichiarazione ha più che altro guardato al giardino di casa propria, cercando e ottenendo il consenso della sinistra radicale. Dal ministro degli Esteri, anziché rilievi “formali”, ci si sarebbe attesa una risposta che andasse al nodo del problema: il deterioramento progressivo e inarrestabile delle relazioni del nostro Paese con gli Usa. E il caso non si è certamente chiuso con l’incontro di giovedì tra D’Alema e l’ambasciatore Spogli.”

Negli anni della sua presidenza, è noto che i rapporti con Washington sono stati particolarmente stretti e amichevoli anche sul piano personale. Continua a sentire, anche informalmente, il presidente Bush?
"Ho conservato con il Presidente Bush un eccellente rapporto personale, basato sulla stima reciproca e sul suo apprezzamento per l’azione svolta dal nostro governo. Mi permetto di aggiungere che la stessa stima ho sempre trovato in tutti gli ambienti politici americani, sia repubblicani che democratici. Quando ho avuto l’onore di parlare al Congresso degli Stati Uniti - un onore reso non alla mia persona, ma alla credibilità del nostro Paese - ho ricevuto amplissimi consensi da parte di tutti i presenti, vale a dire dai maggiori esponenti di entrambi gli schieramenti politici americani.”

Ed essendosi occupato personalmente tanto di esteri, sia da Palazzo Chigi sia assumendo l’interim della Farnesima, qual è il suo giudizio, presidente Berlusconi, sull’operato di D’Alema come ministro degli Esteri, caratterizzato almeno all’inizio da un notevole feeling, anche personale, con Condoleezza Rice?
"La signora Rice è una persona acuta ed esperta, consapevole dell’opportunità di stabilire un buon rapporto personale con i suoi interlocutori. Non mi stupisco che sia accaduto anche con l’on. D’Alema, del quale ho stima personale. Stima che non mi porta però a condividere una politica estera che reputo contraria all’interesse del nostro Paese. Nella maggioranza convivono almeno due linee di tendenza pericolose.

Una, quella più visibile, è quella esplicitamente anti-occidentale   di chi brucia la bandiera Usa o israeliana, grida 10-100-1000 Nassiriya, chiama i terroristi combattenti della resistenza. L’altra, meno esplicita ma non meno insidiosa, è quella di chi vorrebbe tornare a un’Italia marginale, che rinvia tutti i problemi a presunti consessi internazionali, come alibi per non assumersi responsabilità. Un‘Italia inaffidabile per tutti, che fa dell’Europa un pretesto per chiamarsi fuori da ogni scelta attiva.”

Venendo alle vicende interne, lei ha ripetutamente detto lo scorso autunno di non credere a una “spallata” che avrebbe mandato a casa il governo sulla Finanziaria, ed è andata davvero così. Ora, di fronte alle tensioni in politica estera e sui temi etici, a cominciare dai pacs, ritiene che Prodi sia più debole? Per intenderci, a suo avviso, questo governo lo mangerà un altro panettone? O soltanto una colomba pasquale?
"La sinistra, al di là delle festività natalizie e pasquali, è tenuta unita da un mastice straordinario che è quello del potere. La campagna elettorale scorsa è stata condotta, dalla sinistra, tutta sul filo della menzogna continuativa ed organizzata, quella sul presunto declino del Paese. Il clamoroso aumento delle entrate fiscali ha smentito clamorosamente quelle calunnie.

Oggi con l’economia che ha ripreso a tirare e con i conti pubblici ereditati da noi in ordine, la sinistra non realizza le riforme strutturali che servirebbero a consolidarla nel lungo periodo e riesce a produrre solo le cosiddette liberalizzazioni di parrucchieri e benzinai.
Per il resto si accapiglia attorno ai veri problemi, dalla riforma delle pensioni alla privatizzazione delle aziende pubbliche locali, vero e proprio groviglio di interessi clientelari. Si trova d’accordo soltanto nel demolire sistematicamente le nostre riforme. Hanno già cancellato la riforma Moratti, ma il loro obbiettivo è la Legge Biagi: la legge grazie alla quale l’occupazione in Italia è cresciuta negli ultimi anni come mai era accaduto in passato, soprattutto fra i giovani, nel mezzogiorno, nei settori più deboli della società.” 

Quanto delle sorti del governo dipende dal risultato delle amministrative di primavera?
"Le amministrative dimostreranno quanto la sinistra sia riuscita a perdere consenso in un anno: davvero un record dato che solo il 26,8 % degli italiani dichiara di avere fiducia nel governo Prodi.

In più, grazie all’ultima Finanziaria del nostro governo, si è verificato un incremento delle entrate fiscali di 37 miliardi, che il governatore Draghi ha definito “inaudito”. Si è dimostrato così che i conti erano in ordine e che non c’era alcun bisogno di tartassare gli italiani con  un diluvio di nuove tasse. Le prime buste paga di gennaio inferiori a quelle precedenti fanno giustizia di quanto denunciavamo: solo una sparuta pattuglia di contribuenti ha trovato qualche euro in più, che dovrà però restituire a partire da primavera, quando entreranno in vigore le addizionali comunali e regionali. Del cuneo fiscale, i lavoratori dipendenti non hanno visto un solo euro. In sovrappiù, si prepara la tosatura dei risparmiatori, con l’estensione anche ai vecchi Bot della nuova tassazione al 20%.”

E se mai si giungesse alla caduta di questo governo, cosa ci sarebbe dopo? Elezioni? Un altro governo? O, senza più Prodi, tornerebbe attuale per quanto la riguarda l’ipotesi di sostenere un governo di larghe intese che escluderebbe soltanto le cosiddette ”estreme”?
"Decidere delle sorti della legislatura è un potere che spetta esclusivamente al Capo dello Stato. Non sta a me interpretare il suo pensiero o le sue intenzioni. Quello che è certo è che un governo di larghe intese non appare attuale in questa fase politica. A fronte di un sostanziale pareggio, lo proposi subito dopo le elezioni, per affrontare insieme alcune urgenti priorità. Era comunque una proposta a termine, per qualche mese, in attesa di ridare la parola ai cittadini. Allora quella proposta, che era un atto di responsabilità politica, venne respinta con irridente arroganza. Non vedo come possa oggi tornare di attualità.”

A quest’ultimo proposito, se la sinistra radicale è l”estrema” dell’Unione, qual è l”estrema” del centrodestra? Forse la Lega?
"L’ipotesi di un governo di larghe intese – e ripeto oggi non ne vedo le condizioni – dovrebbe essere concordata, per quanto ci riguarda, con tutti, e sottolineo tutti, gli alleati. Non potremmo neanche prendere in considerazione un’ipotesi nella quale qualcuno fosse messo da parte. La Lega non è un’estrema, si è dimostrata una forza di governo responsabile e autorevole, come d’altronde tutti gli altri partiti della Casa delle Libertà. L’accordo con gli alleati per noi è il primo presupposto. Come sempre, anche in tale improbabile evenienza decideremmo insieme il da farsi.”

C’è in Parlamento qualche provvedimento del governo su cui Forza Italia e il resto dell’opposizione potrebbero far convergere i loro voti? Magari sulle liberalizzazioni?
"Lo abbiamo già detto e già fatto. Noi sosteniamo i provvedimenti che ci paiono utili al Paese, indipendentemente da chi li proponga. Lo abbiamo fatto e lo faremo sul finanziamento della missione in Afghanistan. Per il resto vale lo stesso criterio che valeva quando eravamo al governo. Prima di varare un provvedimento, mi accertavo se rendesse gli italiani più liberi o meno liberi. Se la risposta era “meno liberi”, quel provvedimento non andava avanti.

Oggi il nostro voto dipende dalle stesse considerazioni. Quindi un provvedimento di vere liberalizzazioni lo voteremmo. Ma i provvedimenti di Bersani, in realtà, non sono vere liberalizzazioni. C’è un misto di demagogia, di dirigismo, di volontà punitiva degli artigiani e dei piccoli esercenti che, unita agli interessi delle cooperative rosse e ad una apparente tutela dei consumatori, vengono spacciate per liberalizzazione dei mercati.”

Riforma delle pensioni: se il governo mostra coraggio e va avanti sulla linea del cambiamento, avrà il vostro sostegno?
"Dipende da cosa significa cambiamento. Io ritengo che la riforma che abbiamo realizzato sia sufficiente ad assicurare l’equilibrio dei conti pensionistici, senza toccare i diritti acquisiti e senza penalizzare inutilmente nessuno.

Cancellare la nostra riforma, come invece mi pare si voglia fare, non richiede coraggio, dimostra irresponsabilità. Significa rendere impossibile l’equilibrio dei conti, e quindi, in prospettiva, venir meno agli impegni internazionali del nostro Paese. Significa anche, alla lunga, che le giovani generazioni non potranno contare su una pensione certa. Significherebbe dunque ipotecare gravemente il futuro del nostro Paese.”

Altro tema bipartisan per definizione dovrebbero essere le riforme istituzionali e la legge elettorale. Crede sul serio alla possibilità che si arrivi a una nuova legge elettorale in Parlamento? Fini non esclude il ricorso al referendum; e lei?
"Ho già detto più volte che considero impossibile riformare la legge elettorale per referendum. Il referendum è tutt’al più un utile strumento per indurre il parlamento a legiferare. Con An, come con tutti gli alleati, siamo d’accordo nel privilegiare la scelta parlamentare.”

Se dipendesse unicamente da lei, manterrebbe la legge elettorale attuale, varata dal suo governo, o apporterebbe alcuni cambiamenti? Se sì, quali?
"La legge elettorale che abbiamo varato nella scorsa legislatura è una buona legge. Ricordo però che l’introduzione al Senato di un premio di governabilità eguale a quello della Camera, assegnato cioè su base nazionale, fu resa impossibile da obiezioni di ordine costituzionale. Oggi si tratta di rimettere mano alla questione Senato, in modo da garantire anche nell’altro ramo del parlamento la piena governabilità. Ricordo anche che quando varammo questa legge fummo fatti oggetto dalla sinistra delle peggiori ingiurie. La legge fu giudicata strumentale e inefficace. L’esperienza, la forza dei fatti, ha dimostrato il contrario. Anche per questo, un ragionamento sulla riforma elettorale non può che partire della legge esistente, per apportarle utili miglioramenti. Ma per la maggioranza degli italiani la cosa più importante è quella di andare a votare al più presto, con qualunque legge elettorale, pur di mandare a casa questo governo che mette a rischio i nostri interessi e la nostra libertà.”’




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13 febbraio 2007

ADERISCI A FORZA ITALIA,DIFENDI LA TUA LIBERTA'.

Questo il testo della lettera aperta di Silvio Berlusconi agli italiani per la campagna di tesseramento 2007 di Forza Italia.


“Purtroppo ci troviamo ad essere l’unico Paese occidentale guidato da un governo che comprende dei partiti comunisti. Anzi, un governo in cui la sinistra radicale e massimalista ha sempre la prima e l’ultima parola, come è dimostrato da questi primi nove mesi di legislatura, trasformati dall’Unione in un calvario per tutti i cittadini. Anche per quelli che in buona fede hanno votato a sinistra.
Il primo comandamento dei comunisti vecchi e nuovi resta sempre lo stesso: più tasse e meno libertà. Per questo è necessario rafforzare l’opposizione democratica e liberale contro il partito del fisco selvaggio e della controriforma, per arginare una deriva che rischia di farci tornare pericolosamente indietro e di perdere il treno della modernità su cui noi avevamo incamminato il Paese. 
Forza Italia non è solo il partito di maggioranza relativa, al quale gli ultimi sondaggi attribuiscono un consenso del 33 per cento: è molto di più, perché rappresenta il vero, grande baluardo della libertà e del rinnovamento morale e civile dell’Italia.
La presenza di Forza Italia come saldo baricentro della politica italiana ha scongiurato il rischio di un salto nel buio, impedendo che la nostra democrazia finisse schiava di quel pensiero unico e illiberale che è ancora predominante nei partiti della sinistra.
Le elezioni dell’aprile scorso, su cui grava pesantemente l’ombra di brogli e imbrogli inconfessabili, hanno reso quel pericolo di nuovo attuale, e gli italiani se ne sono subito accorti, tanto che il governo Prodi è precipitato in tempi record al minimo storico della fiducia dei 
cittadini (26,8%), taglieggiati da una Legge Finanziaria paradossale che ha impoverito il Paese, non per riaggiustare i conti dello Stato 
che erano già in ordine, ma per alimentare le clientele e foraggiare la giungla del sottopotere.
Il governo Prodi, unito solo dal collante del potere e ormai dal terrore del giudizio popolare, con le sue contraddizioni e col suo caotico procedere, sta distruggendo la credibilità dell’Italia in politica estera e sta attuando sul fronte interno una permanente vendetta sociale, sotto la dittatura antistorica delle sue frange più estreme.
E’ necessaria, dunque, da subito, una mobilitazione di tutti coloro che amano la libertà e il progresso, in difesa delle riforme del nostro governo, che la sinistra sta cancellando una ad una, nonostante i risultati positivi che queste leggi hanno permesso di raggiungere in settori cruciali come lavoro, pensioni, grandi opere, scuola, università e immigrazione.
Dobbiamo impedire che questo governo continui a saccheggiare il nostro presente e il nostro futuro.
Per questo Le chiedo di impegnarsi con noi in questa battaglia decisiva dando la Sua adesione a Forza Italia, la forza politica che ha sempre lottato per rinnovare la politica e salvaguardare ogni singolo cittadino dal predominio dello Stato. L’antico vizio della sinistra è quello di alzare le tasse per favorire la spesa pubblica improduttiva e i comportamenti parassitari; noi vogliamo esattamente il contrario.
Se Lei deciderà di iscriversi a Forza Italia si unirà a noi per riprendere insieme il cammino della modernità e delle riforme e per dare vita ad una nuova stagione di libertà.
Forza Italia e i Circoli della Libertà, che stanno nascendo in ogni angolo del Paese, sono la nuova frontiera della politica, della società e della cultura e aprono una prospettiva storica in grado di salvaguardare i valori fondanti della nostra civiltà e garantire un solido e sereno futuro ai nostri figli. Ogni grande progetto necessita di un forte e diffuso sostegno e dunque abbiamo bisogno anche di Lei, nella convinzione che oggi più che mai l’adesione a Forza Italia sia un avviso di sfratto al peggior governo della nostra storia repubblicana ma soprattutto una scelta di libertà e di progresso. 
Se anche Lei, come me, come tutti noi, coltiva nel cuore l’amore invece che l’odio, l’altruismo invece che l’invidia, l’indulgenza invece che l’intolleranza, il rispetto e l’apprezzamento per gli altri invece che l’astio e il livore, si unisca a noi e scelga la libertà invece della sottomissione al governo della sinistra, alla sua oppressione fiscale, burocratica e giudiziaria.
Venga anche Lei con noi in Forza Italia, la forza dell’amore, la forza della libertà.”




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10 febbraio 2007

FOIBE : UNA TRAGEDIA ITALIANA ( I PARTE )

“...Oggi ancora si parla di “profughi”: . . . Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. . . . Questi relitti repubblichini che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare al loro paese d’origine perché temono di incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali, . . . coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava. . . essi sono indotti a fuggire, incalzati dal fantasma di un terrorismo che non esiste”

L’Unità 30 Novembre 1946

Così l’organo di stampa ufficiale dei “porci comunisti italiani” si occupava di “profughi”, coloro cioè che in quei giorni stavano scappando dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia per cercare rifugio in Italia,erano impauriti dall’alito di libertà(Sic).

I "comitati d'accoglienza" organizzati dal partito contro i profughi all'arrivo in Patria furono numerosi. All'arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona, gli esuli furono accolti con insulti, fischi e sputi e a tutti furono prese le impronte digitali.

Famosa in tal senso fu la manifestazione di ostilità dei ferrovieri di Bologna, i quali, per impedire che un treno carico di profughi provenienti da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono uno sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla Pontificia Opera Assistenza.

A La Spezia, città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del lavoro genovese durante la campagna elettorale dell'aprile 1948 arrivò ad affermare "in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani".

È doveroso precisare che i profughi non crearono mai, in nessun luogo dove trovarono rifugio, problemi di criminalità. Al contrario si distinsero per la laboriosità e per il rispetto delle leggi.

Tutti ormai sanno ciò che la storia ufficiale ha nascosto a 3 generazioni,e cioè che la pulizia etnica nei territori italiani della Jugoslavia fu fatta dai partigiani comunisti di Tito,con l’avallo e la complicità dei comunisti italiani, il tutto fu eseguito alla perfezione secondo un manuale,quello di Cubrilovic, futuro ministro di Tito, gli stessi sistemi sono stati adottati fino agli ultimi conflitti etnici nell’ex Jugoslavia,e come nella migliore tradizione della  lotta di classe dopo l’esproprio coatto dei beni mobili e immobili degli espulsi vi furono insediati immediatamente i propri coloni.

Non si trattò dunque di vendette della popolazione locale contro i fascisti e nazisti italiani,come ieri e ancora oggi  ex ,post e neo comunisti italiani hanno voluto farci credere,bensì di qualcosa di molto più grande e mostruoso che ha riguardato circa 350.000 nostri connazionali.

Si tratta di un vero e proprio manuale, che riporta cinicamente le tecniche per attuare una "pulizia etnica", una "bonifica", dei territori da conquistare.

Alcuni passaggi significativi:

“La sola maniera ed il solo sistema di allontanarli (gli etnodiversi) è la forza brutale di un potere statale organizzato. Non rimane che una sola via, la loro deportazione in massa. Quando il potere dello Stato interviene nella lotta per la terra non può avere successo che agendo brutalmente.”

“Nessuna azione richiede altrettanta perseveranza ed attenzione. Per realizzare un esodo di massa la prima condizione è la creazione di una psicologia appropriata che si può provocare in molteplici modi. Lo Stato deve sfruttare le Leggi a fondo, in maniera tale da rendere loro (agli "etnodiversi") insopportabile vivere presso di noi. Ammende, prigionia, applicazione rigorosa di tutte le disposizioni di polizia, (…), prestazioni d'opera obbligatorie e impiego di qualsiasi altro mezzo che può escogitare una polizia efficiente. Sul piano economico: rifiuto di riconoscere i vecchi titoli di proprietà e un'operazione catastale che in questa regione deve accompagnarsi alla riscossione inesorabile delle imposte e al rimborso forzato di qualsiasi debito pubblico o privato, revoca di qualsiasi pascolo demaniale e comunale, soppressione delle concessioni accordate, ritiro delle licenze ai caffè, agli esercizi commerciali e alle botteghe artigiane, destituzione di funzionari, di impiegati privati e municipali. (…)…si tratta di creare una "psicosi dell'evacuazione", di procedere a questa iniziando dalle campagne, (…), di espellere intere famiglie, interi villaggi mirando.prioritariamente alle classi medie agiate, più influenti, senza le quali i poveri saranno incapaci di opporre resistenza. Lo Stato deve arrogarsi il diritto senza limiti di espropriare i beni mobili ed immobili degli espulsi e immediatamente dopo la loro partenza deve insediare al loro posto i propri coloni.”

La prima azione di attacco della struttura statale jugoslava sul popolo "sconfitto e diverso" fu sferrata avvalendosi dei "tribunali del popolo" e delle "foibe", le quali seminarono un terrore tale nella popolazione da creare rapidamente la "psicologia appropriata" voluta da Cubrilovic.

Letteralmente, "foiba" deriva dal latino fovea che significa fossa, cava, buca, le foibe, infatti, come le doline , sono caratteristiche del paesaggio carsico istriano.

È stato accertato che alcune foibe arrivano ad essere profonde anche 300 metri. Le numerose diramazioni, gli anfratti ed i cunicoli che spesso caratterizzano queste cavità, non consentono agli speleologi l'accesso oltre certi limiti e rendono in molti casi molto difficile individuarne il fondo.

Le foibe, in origine, venivano utilizzate come vere e proprie discariche, nelle quali veniva gettato ciò che non serviva più (carcasse di animali, derrate alimentari avariate, sterpaglie, macerie e altro ancora).

Negli anni '40 esse assunsero invece un'altra macabra funzione, divenendo la tomba naturale di migliaia di persone.

Le foibe diventarono così uno strumento di martirio ed un'orrida tomba per migliaia di martiri.

La caratteristica comune di tutte le uccisioni fu l'assenza pressoché totale di notizie sulla sparizione di migliaia di persone. Un mistero che alimentò notevolmente il clima di terrore nel quale viveva la popolazione, dopo la sentenza di morte le vittime venivano portate sul luogo dell'esecuzione, con i polsi legati dietro la schiena con filo di ferro, giunti sull'orlo dell'abisso, i carnefici davano inizio all'esecuzione sparando un colpo di pistola o di fucile alla testa della vittima, facendola all'interno della voragine nella quale trascinava con sé il compagno ancora vivo a cui era legata, l’agonia di questi sventurati poteva durare giorni interi e le loro grida ed invocazioni di aiuto venivano udite dagli abitanti della zona, ma la paura ed il terrore che regnava ovunque impediva di avvicinarsi alle foibe.

Oltre alle foibe sono tristemente famosi i campi di concentramento di Borovnica, Aidussina, Skofia Loka, Maribor, Goli Otok (Isola Calva) e Sveti Grgur (Isola di San Gregorio), in questi luoghi molti morirono di torture o si suicidarono, altri vennero semplicemente lasciati morire di fame o di sfinimento,nulla da invidiare dunque a quelli nazisti,se non le camere a gas.

Con questi sistemi dunque i comunisti Titini attuarono la “pulizia etnica” nei confronti degli italiani,e riuscirono pienamente nel loro scopo,gli scampati e i profughi di quella tragedia non hanno mai avuto indennizzi e/o riconoscimenti,anzi furono insultati e dileggiati poiché erano fuggiti dalla “Gerusalemme terrestre” e sulla vicenda per decenni ci sono state menzogne,omissioni e silenzi,” comunisti italiani” diedero un grosso contributo sia di logistica che di “manovalanza”, basti pensare agli operai dei cantieri di Monfalcone che furono organizzati e inviati dal partito in un controesodo allo scopo di fornire “manovalanza specializzata ai compagni slavi”e in un articolo dell’Unità del novembre 1946 Togliatti dichiarava che il Maresciallo Tito avrebbe riconosciuto l’italianità di Trieste in cambio di Gorizia,insomma tra comunisti ci si poteva intendere.

Tutto incominciò il 30 Aprile 1945 quando la città di Trieste insorse contro i Tedeschi che si trovavano ancora in città, tra le migliaia d'insorti troviamo i rappresentanti dei risorgenti partiti politici italiani e molti Militari dei Carabinieri, della Guardie di Finanza, e della Guardia Civica. Fra loro non ci sono comunisti: costoro, in obbedienza ad una direttiva di Togliatti, da tempo staccatisi dal "Comitato di Liberazione Nazionale", agiscono inseriti nel CEAIS (Comitato Esecutivo Antifascista Italo Sloveno), operante a favore dell'OF "Osvobodilna Fronta", "Fronte di Liberazione Sloveno", dopo sanguinosi scontri a fuoco,  i "Volontari della Libertà", a sera, hanno il controllo di buona parte della città, issano il Tricolore sul palazzo comunale e sulla Prefettura. i tedeschi rifiutano di arrendersi per consegnarsi agli Alleati.

Il 1° maggio, fra lo stupore, che poi diviene costernazione, i "liberatori" che arrivano in città sono i partigiani jugoslavi. Fin dai primi contatti si avverte che questi non sono migliori dei Tedeschi! 

Disconoscono i "Volontari della Libertà" e, costringono i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità. Invano i nostri Patrioti cercano punti d'incontro. Per la parola "Italia", per la Bandiera nazionale e per la Libertà "vera" ci sono soltanto porte chiuse. Per contro "stelle rosse", bandiere rosse con falce e martello e Tricolore con stella rossa al centro vengono imposti ovunque.(segue)…


10 febbraio 2007

FOIBE : UNA TRAGEDIA ITALIANA ( II PARTE)

Gli alleati arrivano in città il giorno dopo,trovandola occupata si sistemano alla meglio in periferia.

Gli Slavi assumono i pieni poteri. Affidano il comando al Gen. Josip Cemi, sostituito, dopo pochi giorni, dal Gen. Dusan Kveder. Nominano un Commissario Politico, Franc Stoka, comunista filo slavo. Emanano ordinanze sconcertanti per la illiberalità. Impongono, a guerra finita!, un lungo coprifuoco (dalle 15 alle 10!). Limitano la circolazione dei veicoli. Dispongono il passaggio all'ora legale per uniformare la Città al "resto della Jugoslavia"! Fanno uno smaccato uso dello slogan "Smrt Fazismu - Svoboda Narodu", "Morte al Fascismo - Libertà ai popoli", per giustificare la licenza di uccidere chi si suppone possa opporsi alle mire annessionistiche di Tito. Danno carta bianca alla polizia politica, l'OZNA, le cui modalità d'azione superano quelle della Gestapo.
Prelevano dalle case i cittadini, in media cento al giorno!, pochi fascisti o collaborazionisti, ma molti Combattenti della Guerra di Liberazione: ciò perché agli occupatori sta a cuore dimostrare di essere solo loro i liberatori del capoluogo giuliano!

L'otto maggio proclamano Trieste "città autonoma" nella "Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia", con le altre sei: Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, e Macedonia. Sugli edifici pubblici fanno sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore profanato dalla stella rossa. L'unico quotidiano è "Il nostro Avvenire", schierato in funzione anti italiana. La "Guardia del Popolo", detta pure "Difesa Popolare", è uno strumento per incidere nel tessuto cittadino e rimuovere i non marxisti, gli Alleati si limitano a osservare e riferire ai loro comandi.

In città vige il terrore, si scopre presto dove vanno a finire i prelevati Nelle foibe! O nei campi di concentramento, come quello di Borovnica, anticamera della morte. Arresti indiscriminati, confische, requisizioni, violenze d'ogni genere, ruberie, terrorizzano ed esasperano i Triestini che invano richiedono l'aiuto del Comando Alleato.

Per quaranta giorni è un massacro continuo in città e in tutta la regione,i comunisti italiani che hanno fatto loro la pregiudiziale dell’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia collaborano attivamente in qualità di delatori e coesecutori con i Titini,si passa dunque alla guerra di classe,benestanti e possidenti sono le vittime preferite di quei giorni,è l’anteprima dell’agognata rivoluzione proletaria.

Il 5 maggio una .manifestazione spontanea di migliaia di Triestini che si erano radunati in corteo dietro una bandiera italiana fu sciolta a raffiche di mitra sparate ad altezza d'uomo con la conseguente uccisione di 5 persone tra cui un'anziana donna di 69 anni ed un giovane ragazzo, che nel corso della sua breve vita aveva già avuto modo di sperimentare la "liberazione" titina essendo un esule di Fiume.

I comunisti italiani hanno responsabilità pesantissime in questa tragedia,per chiarire ulteriormente la posizione e le responsabilità politiche avute dal PCI italiano nell'evolversi della situazione dei Giuliano-Dalmati basta rifarsi alla lettera che Togliatti inviò nel '45 all'allora Presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi.
In questa missiva, consultabile nell'Archivio Centrale dello Stato a Roma, Togliatti arrivò a minacciare una guerra civile se il CLNAI avesse ordinato ai partigiani italiani di prendere sotto il proprio controllo la Venezia-Giulia, evitando in tal modo l'occupazione e l'annessione de facto alla Jugoslavia.

Il 19 ottobre 1944 lo stesso Togliatti, impartiva le direttive alle federazioni di Trieste ed Udine, e raccomandava di fare in modo, per quanto possibile, che la regione venisse occupata dai partigiani di Tito, piuttosto che dalle truppe anglo-americane. In questa prospettiva il capo del P.C.I. consigliava che le strutture locali del partito collaborassero con gli slavi nell'organizzare un potere popolare nelle zone liberate ed un contropotere in quelle ancora sotto occupazione tedesca.

In questa azione i comunisti italiani non avrebbero dovuto avere remore nell'opporsi a quei loro connazionali che, ispirandosi ad una concezione imperialistica e nazionalistica, alimentassero la discordia con i vicini slavi.

Sulla questione di fondo, la definizione della futura frontiera Italo-Slava, Togliatti non indicava una soluzione, ma solamente il metodo attraverso cui ricercarla e cioè quello di un confronto fra 'democratici' italiani e 'democratici' jugoslavi, ovverossia fra i due PC.

Di fronte alla ferma opposizione che queste proposte incontravano da parte dei rappresentanti degli altri partiti, i comunisti giuliani uscivano definitivamente dal C.L.N. formando un comitato di coordinamento italo-jugoslavo dichiarato esteso a tutte le forze antifasciste giuliane.

Il 17 ottobre dello stesso anno, il P.C.I. giuliano emanava un proclama in cui si annunciava che in breve tempo sarebbero incominciate le operazioni dell'esercito di liberazione jugoslavo per l'espulsione dei tedeschi dall'Italia Nord-Orientale e s'invitava la popolazione ad accogliere i partigiani di Titini non solo come liberatori, bensì "come fratelli maggiori che ci hanno indicato la via della rivolta e della vittoria contro l'occupazione nazista e dei traditori fascisti". Sollecitava altresì tutte quelle unità che si sarebbero venute a trovare ad operare all'interno del campo operativo dei partigiani jugoslavi a porsi disciplinatamente ai loro ordini e per la necessaria unità di comando e per il fatto che quelli erano meglio inquadrati, più esperti e meglio diretti. Concludeva infine impegnando tutti i comunisti ed invitando tutti gli antifascisti a combattere come i peggiori nemici della liberazione dell'Italia tutti coloro che, con il pretesto del 'pericolo slavo' e del 'pericolo comunista', lavoravano per sabotare gli sforzi militari e politici dei seguaci di Tito, impegnati nella lotta di liberazione del loro paese e della stessa Italia, e per opporre gli italiani agli slavi, i comunisti ai non comunisti.

Il 6 aprile ’45 la Federazione Comunista di Udine affigge un volantino in cui è scritto: “Friulani! Dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustificato da ragioni storiche, geografiche ed etniche”. Il 30 aprile 1945, quando ormai la rivolta contro i tedeschi è iniziata e i comunisti titini sono in arrivo a Trieste viene affisso un manifesto firmato da Palmiro Togliatti : “Lavoratori di Trieste, il vostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con loro nel modo più assoluto”.

In questo modo si creavano le condizioni affinchè l'operato degli occupanti slavi diventasse totalmente insindacabile, data la facilità di far passare ogni azione difforme alla logica annessionistica slava come imperialista e nazionalista, ponendo così gli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia in completa balia degli slavi.

Finalmente gli Angloamericani bisognosi di dispone del porto di Trieste per le linee di comunicazione verso l'Europa centrale, constatato che Tito si rivelava ogni giorno di più inaffidabile e simile ad Hitler, intimano alle truppe slave di ritirarsi aldilà della "Linea Morgan" (dal nome del Capo di Stato Maggiore del Gen. Harold Alexander che per primo l'aveva indicata).

Fanno affluire due Divisioni, ed alcune unità navali da combattimento. Il 9 giugno a Belgrado, il Leader iugoslavo, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, fa arretrare le sue truppe, sottoscrivendo, con il suo Capo di Stato Maggiore, Gen. Arso Jovanovich, l'accordo proposto dagli Angloamericani.

"Finalmente se ne vanno", è il gioioso commento urlato dalla cittadinanza! Ma quell'accordo costituirà anche lo sciagurato prodromo al bagno di sangue di Fiume,Istria e Dalmazia,massacri,infoibamenti,fucilazioni e deportazioni si susseguirono sino a che gli italiani superstiti non abbandonarono le loro case e i loro averi per trovare rifugio in Italia.

Il numero di vittime di questa feroce follia tra le foibe e i campi di concentramento viene stimato tra Quindicimila(15.000) e Ventimila(20.000).

Dopo sessanta anni di oblio nel 2004 il parlamento italiano ha istituito nel 10 febbraio il giorno del ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo degli istriani,fiumani e dalmati , fortemente voluto dal governo Berlusconi.

Mentre il parlamento approvava e istituiva il “giorno del ricordo” si manifestava l’esempio lampante di come e perché su questa tragedia ci sono stati silenzi e omissioni, in quegli stessi giorni infatti, Giorgio Napolitano futuro Presidente della Repubblica, in una lettera aperta ai quotidiani il Manifesto e Liberazione sulla questione parlò di “revisionismo fuori tempo massimo” e che i profughi italiani di Fiume,Istria e Dalmazia se ne andarono di “loro spontanea volontà”(Sic).

E come nella migliore tradizione comunista della menzogna e del ribaltamento della realtà,con una faccia di bronzo degna di miglior causa,oggi in occasione della ricorrenza del “giorno del ricordo” lo stesso Napolitano parla di :”opportunismo e cecità politica e ideologica,nell’ignorare il dramma delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati”.

Insomma il “giorno del ricordo” rischia di trasformarsi nel “giorno del ridicolo”,dire che Napolitano rappresenta l’Italia e l’unità del paese è un puro esercizio di fantasia.

E’ proprio vero, i lupi possono anche cambiare pelo,ma non diventeranno mai agnelli, d’altronde da un “pistolino di Stalin e Pol Pot” non ci si poteva aspettare di più.

"Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B." (Annamaria Muiesan)




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8 febbraio 2007

INTERESSI.....SENZA CONFLITTO.

Il Tfr? «Una mega-torta». I fondi pensione? «Un coacervo infinito di conflitti di interesse e adesso di tutta la faccenda se ne occuperà la magistratura». È un esposto lungo nove pagine quello che più di trecento lavoratori hanno sottoscritto e consegnato ieri mattina alla Procura di Milano. Oggetto della denuncia: il prelievo forzoso della cara e vecchia liquidazione. A portare sui tavoli della magistratura il provvedimento del governo Prodi è stato nientemeno che un sindacato, lo Slai-Cobas. «Siamo di sinistra - dice il coordinatore nazionale Corrado Delle Donne - ma gli interessi di Prodi non sono quelli dei lavoratori».
«Il prelievo - dicono - non solo è anti costituzionale, ma quel che è peggio è infarcito di una miriade di conflitti di interesse». Il dito è puntato contro il ministro del Lavoro Cesare Damiano e soprattutto contro il suo più stretto collaboratore, Giovanni Pollastrini. «Damiano - si legge nell’esposto - ferreo sostenitore del fondi pensione è stato presidente del Fondo pensione Cometa (fondo integrativo per i metalmeccanici ndr). Ma consulente del ministro Damiano al ministero è Giovanni Pollastrini. L’esperto Ds di previdenza integrativa attualmente è presidente del fondo FonTe (per i lavoratori del commercio), è consigliere del fondo Priamo (per i trasporti pubblici) ed è commissario straordinario dell’Enasarco (fondo per gli agenti e rappresentanti del commercio)».
«Il conflitto di interessi è evidente in maniera plateale. Si tratta di persone che hanno le mani in pasta e a cui va comodo convogliare i miliardi del Tfr in una direzione ben precisa», accusa Delle Donne. Non va meglio riguardo all’authority: «La Covip, incaricata di vigilare sui fondi pensione, è diretta da Luigi Scimìa, ex presidente del fondo pensione Bnl». «Non c’è dubbio - si legge - che la nomina di Scimìa a vigilare su qualcosa che ha diretto fino a poco tempo prima rappresenti un inequivocabile conflitto di interessi».
Nell’esposto si chiede anche che venga giudicato anticostituzionale il principio del silenzio-assenso. Spiega Mirko Rizzoglio, l’avvocato dello Slai-Cobas: «Il principio adottato per il prelievo del tfr è in assoluto contrasto con i fondamenti del nostro diritto: chi tace non dice niente». «Non è lecito ritenere - continua il legale - che l’esercizio di un diritto possa essere svolto con una non-scelta rappresentata dal silenzio anziché con una esplicita manifestazione di volontà che dimostri l’esatta conoscenza e percezione dei termini del problema».
E non solo. Si parla anche di pubblicità ingannevole. «I fondi pensione, non affidati all’Inps, promettono dei sicuri vantaggi, quando in realtà non c’è una vera garanzia di rendimento - spiega Rizzoglio - è fuorviante parlare di pensione integrativa: si tratta invece di un investimento finanziario, legato all’andamento dei mercati borsistici e all’abilità del gestore del fondo. Siamo di fronte a una sorta di inganno. I lavoratori sono indotti a credere che otterranno sicuramente vantaggi maggiori, mentre invece mettono a rischio il loro patrimonio, con l’aggravante di non trovarselo magari quando saranno anziani e ne avranno più bisogno».

Il Giornale

 

Beh in fondo perché meravigliarsi? Questi sono interessi…..senza conflitto,o no?




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8 febbraio 2007

NON CI SONO PIU' I COMPAGNI DI UNA VOLTA.

Dopo aver passato più di un mese a smentire le voci che assicuravano la sua presenza a Capodanno nella villa di Flavio Briatore in Kenia, anche con forza (io in Africa ci vado per i progetti di cooperazione e sviluppo), la diessina Giovanna Melandri,ministro dello sport, appare in un servizio fotografico del settimanale “Chi”,in edicola oggi, scalza, in kaffetano bianco mentre si scatena nei balli nella villa in Kenia di Briatore,appunto.

Ma allora perche non dirlo subito?

Poverina,bisogna comprenderla,qualche tempo fa esponenti del suo partito e del governo,moralisti senza morale, hanno malignato su Briatore sostenendo che è il campione degli “evasori fiscali”,cosa assolutamente non vera, Briatore ha soltanto stabilito la sua residenza e i suoi capitali in Inghilterra dove l’aliquota massima delle imposte è il 31% e paga regolarmente le tasse,come dargli torto, in Italia pagherebbe molto di più ricevendo servizi da terzo mondo nonchè finanziando carrozzoni pubblici mangiasoldi e assistenzialismo industriale e non a go-go,non volendo quindi passare per “amica” dei ricchi e degli evasori per antonomasia ha preferito tacere pur essendo attratta dal quel dorato mondo.

Poteva tranquillamente fare a meno di continue smentite,ormai non si meraviglia più nessuno, lo sanno anche le pietre che i DS ,dopo la caduta del muro di Berlino,come tutti i neofiti hanno scoperto il mercato,fanno regolarmente Merchant Bank e sono “padroni” di banche e assicurazioni.

Nessuna meraviglia dunque,tant’è che se faranno ancora un nuovo partito, i proletari del quarto stato del celebre dipinto di Pelizza Da Volpedo ,saranno prontamente sostituiti da “ingegneri tangentisti reo confessi” e “illustri calzolai”.

Eh già,proprio così signora mia,non ci sono più i compagni di una volta…..
 




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7 febbraio 2007

TERRORISTI A CONGRESSO .

Una ferita,"a questo punto mi chiedo perche' il gruppo dirigente del mio partito, che è partito di governo, lo sceglie come interlocutore privilegiato, in un passaggio che indubbiamente è un passaggio epocale nel nostro partito e nella storia della politica italiana. Qual è il messaggio simbolico di questa scelta?". Olga D'Antona, deputata Ds, non ci sta: la presenza di Adriano Sofri ieri al lancio della 'Mozione Fassino  accanto al segretario del partito, al presidente Massimo D'Alema e al sindaco di Roma Walter Veltroni a suo giudizio è stata inopportuna. 

"Non posso fare a meno di rilevare che Adriano Sofri è stato condannato - con sentenza passata in giudicato - per l'omicidio di un servitore dello Stato e che non ha finito di scontare la sua pena".

"Se si ritiene che Sofri sia vittima di un errore giudiziario, in base ad elementi concreti, perché non chiedere la revisione del processo per scagionarlo e cercare i veri colpevoli ? - si chiede la D'Antona - Ma se invece è colpevole, come la magistratura ha ritenuto, chiedo ai dirigenti del mio partito, che hanno ricoperto e ricoprono importanti incarichi di Governo (Presidente e Vicepresidente del Consiglio, Ministro della Giustizia, Ministro degli Esteri) se, in un Paese democratico, questo non rappresenti un vulnus nei rapporti con una delle piu' importanti istituzioni dello Stato, cioe' nei confronti della Magistratura, che ha emesso una sentenza definitiva, infliggendo una pena non ancora completamente scontata.

E' mia convinzione che si debbano fare i conti con la storia e che il modo peggiore sia comportarsi come se non fosse successo niente.

Rainews 24

 

Strano come la signora D’Antona si lamenti solo adesso dei “brigatisti e dei terroristi” che discutono “tesi congressuali” , ma fino ad oggi dov’è stata?

Eppure una parlamentare come lei dovrebbe conoscere bene i “terroristi e brigatisti” che siedono in parlamento o fanno i “consulenti” nei ministeri,parlo giusto per fare qualche nome dei vari Sergio D’Elia,Roberto Del Bello,Susanna Ronconi ecc. ecc., portati dai suoi “compagni di merende” , o forse vuol dire che in parlamento e nelle istituzioni vanno bene,e nel partito no ?

Non rappresentano un “vulnus”?

Se vuole essere coerente,perlomeno con la memoria del marito,denunci con forza,la presenza di questi “criminali” nelle istituzioni, altrimenti torni nel suo “club delle mogli e vedove in politica”,appositamente creato dai DS per quelle come lei,e taccia che fa più bella figura.

Io mi chiedo e vi chiedo : “ se per esempio un Berlusconi o un Fini si portano al congresso gente come la Mambro o Fioravanti,sarebbe la stessa cosa? Tutto normale?” .

           




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6 febbraio 2007

INSULTO' E DIFFAMO' BORRELLI : ASSOLTO.

Milano. La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza impugnata emessa dalla Corte di Appello di Brescia del 26 gennaio 2006 che aveva condannato Vittorio Sgarbi per diffamazione, per una puntata del programma «Sgarbi Quotidiani» andata in onda nel ’99. Sgarbi è difeso e assistito dagli avvocati Giampaolo Cicconi e Salvatore Pino. L’assoluzione è stata motivata dal fatto che l’imputato ha agito nel pieno esercizio delle proprie funzioni, come previsto dall’articolo 68 della Costituzione italiana. «Una sentenza che dimostra come giustizia ed arte possano andare a braccetto. Entrambe ricercano la verità» ha commentato l’assessore alla Cultura del Comune di Milano.

Adnkronos

 

Queste sono notizie che fanno piacere,non capita infatti tutti i giorni di trovare “ magistrati professionali e indipendenti” che si permettano di contraddire le tesi degli “autoeletti rappresentanti della società civile” (Sic).

E così al 3 volte resistente, colui che chiedeva a nome dei suoi colleghi “governi largamente condivisi”,che ipotizzava un Di Pietro Primo Ministro,che arringava le folle dei girotondini, che lavorava per “cambiare la società da dentro le istituzioni” ecc.ecc.  si può tranquillamente insultare e permettersi di non essere d’accordo con le sue tesi, basta essere parlamentari  rappresentanti del popolo italiano.

Mi auguro che a questo punto qualcuno dei nostri rappresentanti in parlamento vada a chiedere conto a qualcuno di questi “autoeletti” sul modo di amministrare la giustizia in certi tribunali,magari ad esempio sapere perché si è cercato per oltre un decennio,a tutti i costi, di sottrarre degli indagati al loro giudice naturale,con grave danno per la giustizia e i contribuenti,e fargli fare il tragitto da Milano a Perugia a calci in Kulo,ma forse rimarrà solo un sogno.

Non è più tempo di monetine e canaglia urlante,non è più tempo di “processi sommari” e “media compiacenti”, non è più tempo di governi scelti attraverso “avvisi di garanzia” e fa niente se nella maggior parte risultavano poi “faziosi e infondati” ,quella stagione si è chiusa per sempre,non ritornerà mai più.

Se in Italia possiamo ancora permetterci di scegliere che ci rappresenta in parlamento e chi ci governa lo dobbiamo a Silvio Berlusconi,che non si è mai arreso al “golpe togato” e ha rappresentato e rappresenta il granello di sabbia,anzi no il macigno,che ha inceppato una perfetta e lubrificata macchina politico-mediatica-giudiziaria .

Oggi è una bella giornata.




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6 febbraio 2007

UNA GRANDISSIMA RIDUZIONE DI TASSE.

“Una grandissima riduzione delle tasse sul lavoro.
400 euro in più a fine anno per il singolo lavoratore e altrettanti per l’impresa. Questo il risultato che si otterrà dal taglio del 5% del costo del lavoro proposto dall’Unione, che da solo vale più di tutte le millantate riduzioni fiscali di Berlusconi. Vantaggi immediati per i lavoratori in busta paga e per le imprese, che vedranno sensibilmente ridotti i costi a carico del datore di lavoro. Uno strumento concreto per combattere l’attuale precarietà del mondo del lavoro”.

Questo stava scritto negli ultimi giorni della campagna elettorale nel sito www.veritasse.net ,curato da Enrico Letta, collegato all’Ulivo e nato per contrastare la “campagna di menzogne” (Sic) della destra sulle tasse.

Le imprese certamente hanno beneficiato della riduzione del costo del lavoro,ma non tutte,solo quelle con imponibile Irap  superiore ai 180.000 euro,in pratica solo la grande industria,tagliando fuori la piccola media impresa, da sempre il vero motore economico del paese,favorendo pseudo grandi industriali che da sempre sono buoni soltanto a “ privatizzare” utili e profitti e a “socializzare” le perdite a carico dei cittadini e contribuenti.

E i lavoratori? Per loro non c’è nulla,neanche un centesimo,poiché con un provvedimento ad hoc inserito nell’ultima finanziaria, la riduzione del cuneo fiscale per la parte riguardante i lavoratori è stata assorbita(Sic) “ dalla rimodulazione delle aliquote IRPEF”,con gli effetti che tutti i cittadini hanno verificato nelle loro tasche,e non poteva essere altrimenti,visto e considerato che l’aliquota massima per i redditi più alta è rimasta al 43%,ma non solo, con il cambio tra deduzione e detrazioni si è fatta una “cresta” di svariati miliardi sul gettito dell’imposta.

Questa è solo uno dei tanti provvedimenti promessi e annunciati e poi disattesi,e non sarà nemmeno l’ultimo,nessuna meraviglia dunque, caso mai ci si chiede “possibile che realizzare il programma promesso agli elettori,e operare per mantenere gli impegni e la parola data” non conti nulla?

Probabilmente per la sinistra gli elettori sono il “popolo bue” e programmi e promesse sono carta straccia, ma c’è un’altra Italia per cui “la moralità nella politica consiste soprattutto nel mantenere gli impegni”.

Naturalmente sul sito in questione è stato cancellato tutto, però a volte i motori di ricerca sono fonte di spiacevoli sorprese e così capita che il contenuto di quel sito si può leggere ancora qui

http://www.ulivo-insiemeperlitalia.it/wordpress/?p=693

Dunque il “cuneo fiscale”, ancora una volta, i lavoratori italiani lo hanno preso, ma in quel posto…..




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