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  Aurora86 AZZURRA LIBERTA' - * BLOG MORALMENTE INFERIORE *
 
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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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30 giugno 2006

IL TALLEYRAND DI GALLIPOLI...

"Il nostro Talleyrand ha dato anche oggi una prova eccelsa della sua qualita’ di statista".

Lo ha dichiarato il coordinatore nazionale di Forza Italia, Sandro Bondi, che ha sottolineato: "Per D’Alema, infatti, ’il problema non e’ il numero dei militari in Afghanistan ma i compiti che essi svolgono’, precisando che ’ci sono dei ricambi di ruoli, variazioni nel corso del periodo in rapporto a compiti funzionali, in sostanza una grande variabilita’ operativa’ ". "Sembra di capire che la posizione che assumera’ il governo in relazione alla nostra presenza in Afghanistran, pur di accontentare la sinistra radicale, sara’ elastica e ingannevole. Purtroppo, il nostro Talleyrand non ha ancora capito che in politica estera le qualita’ indispensabili sono quelle che si fondano sulla coerenza, la serieta’ e l’affidabilita’ ".

E a proposito di coerenza come non ricordare questa dichiarazione:

"Intendiamo ritirare le nostre forze dall’Iraq, ma nello stesso tempo vogliamo rafforzare la nostra presenza civile. Non c’è dubbio che una presenza civile ha bisogno di una protezione, diciamo."

Massimo D'Alema  23 maggio 2006

Il novello Talleyrand non fa nemmeno in tempo a parlare che viene immediatamente smentito,hai voglia a parlare di coerenza,serietà e affidabilità,non sono previsti nemmeno come optional...

     




permalink | inviato da il 30/6/2006 alle 15:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (35) | Versione per la stampa


28 giugno 2006

UN TUTOR PER IL PRESIDENTE DEL SENATO.

E’ questo il commento del Sen. Nicola Mancino in seguito alle decisioni  prese dal presidente del senato Franco Marini che ha impedito la votazione sulle pregiudiziali di costituzionalità relative alla fiducia con una decisione senza precedenti  e con gravissime violazioni del regolamento del senato, forse per impedire la verifica del numero legale e permettere così l’approvazione in tempi brevissimi del decreto cd milleproroghe ,approvato poi con voto di fiducia 160 favorevoli,1 contrario ma i sen. della CDL non hanno partecipato al voto per protesta.

C’è stata bagarre in aula, il sen. Malan di FI ha lanciato il libro del regolamento sul presidente Marini,il sen. Schifani ha avuto un malore ed è stato ricoverato a scopo precauzionale,il sen. Malan dopo essere stato espulso si è barricato in aula dov’è tutt’ora.

La decisione del presidente Marini,ha creato forti imbarazzi anche nel suo partito,tant’è che appunto l’ex presidente Mancini propone di affiancargli un tutor.

Insomma altro che essere il garante di tutti,Marini non fa nemmeno finta di non essere di parte,questa volta  hanno messo in atto una gravissima violazione del regolamento,e la prossima quale sarà?

Non potranno sfuggire continuamente al confronto con violazioni del regolamento e governare con decreti e circolari ministeriali,staremo a vedere.

           




permalink | inviato da il 28/6/2006 alle 19:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (31) | Versione per la stampa


28 giugno 2006

ITALIANI PARASSITI.

Ecco un interessante ritratto degli italiani fatto dal giornale tedesco Der Spiegel.

"L'uomo italiano, chiamiamolo Luigi Forello - scrive Der Spiegel - è una forma di vita parassitaria", non può vivere senza un animale ospite "dal quale succhia più che può". "Luigi Forello - è l'opinione del giornalista tedesco - è perennemente impegnato a mostrare il suo bisogno di aiuto. Se non si chiama Luigi, si chiama Andrea o Luca, ma l'atteggiamento non cambia".


"Il suo obiettivo primario nella vita è l'ostentazione continua di affaticamento - scrive Achilles - e il suo animale ospite preferito è "La Mama", la sua nutrice tettona che gli lava i calzini e gli cucina ogni giorno la pasta con un bel sugo denso". E via a descrivere l'italiano mammone che sta a casa fino a 30 anni, poi si sposa e trasforma una "bella ragazza" in un'altra mamma tettona alla quale non presta alcuna attenzione, impegnato com'è a lucidare la sua Fiat e parlare di auto.

Ma è nello sport che si manifesta meglio tutta la perfidia insidiosa del "Luigi", "come milioni di persone possono vedere ogni anno sull'Adriatico". Ed ecco la descrizione del gioco italiano, che Achilles fa tratteggiando le mosse del tipo da spiaggia che si concede al pubblico dopo una lunga serie di riti vanesi. "Cammina impettito in giro per ore, per giocare alla fine massimo cinque minuti - scrive Achilles - Salta come un cretino tutt'intorno, sbraita come ha visto fare in tv, preferisce giocare la palla a terra in modo da colpire meglio le ossa degli altri".


Tralasciamo la descrizione del bellimbusto che infine si butta in mare per attirare l'attenzione delle signorine (meglio se turiste tedesche, ammette il giornalista). Alla fine dell'articolo la metafora viene spiegata. "Quel che è accaduto ieri non è dunque inusuale - chiosa Achilles - Grosso è caduto in area di rigore e sogghignava mentre era ancora in volo. Il non meno viscido Totti ha trasformato il rigore contro l'Australia, poi si è succhiato il pollice. E' andata come sempre. Venerdì saranno gli scalcianti taglialegna dell'Ucraina ad essere oliati e impastoiati. Così, seppur buoni a nulla, gli italiani arriveranno di nuovo fino alla semifinale. Ma poi, cari Luigi, non sarà sempre domenica. Noi abbiamo ancora un paio di conti aperti dall'ultima vacanza italiana".

27/06/2006

Mi rendo conto che l'unica risposta a questi presuntuosi la potremo dare in campo,nel frattempo però non posso fare a meno di ricordare Martin Shultz all'europarlamento,se prima ero orgogliosa di come Berlusconi aveva trattato quel crucco mangiapatate,cresciuto nella dittatura comunista,che voleva dare lezioni di democrazia al popolo italiano,dandogli del Kapò,adesso dopo aver letto questo ne sono addirittura fiera.

Ritengo anzi che Berlusconi abbia sbagliato doveva chiamarlo "Vopos" che era il nome dei poliziotti che sparavano nella schiena coloro che cercavano di scavalcare il muro di Berlino.

Ci mancherebbe che uno scroccone indagato per aver fatto la cresta sui gettoni di presenza all'europarlamento,e i tedeschi tutti,possano insultare impunemente il popolo italiano.

Speriamo di avere la Germania in semifinale per dare loro un'altra lezione, nel frattempo Prodi&C si affannano a cercare assi preferenziali per la politica estera con questa gente,nel nome dell'Europa e della fratellanza naturalmente(Sic).

    




permalink | inviato da il 28/6/2006 alle 16:4 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (32) | Versione per la stampa


25 giugno 2006

L'ITALIA CHE VOTA SI.....

“Nessun italiano può sentirsi degno di essere tale se domenica non sarà andato a dare il proprio sì alla riforma Costituzionale che darà a questo paese più democrazia e libertà.”

Silvio Berlusconi 21 Giugno 2006



Update 26 Giugno 00,45

 

Dopo la prima giornata di voto l’affluenza alle urne è risultata del 35%,troppo poco per sperare nell’approvazione della riforma.

C’è stato troppo poco tempo per informare e responsabilizzare una gran parte di cittadini che pur di non votare qualcosa su cui non erano pienamente informati hanno deciso di disertare le urne.

Con questo si mette molto probabilmente una pietra tombale sulle riforme costituzionali per i prossimi decenni,è soltanto una pia illusione sperare infatti in bicamerali o comitati di riforma parlamentari dopo che per 30 anni si sono fatte inutili chiacchiere sul bicameralismo inefficiente,sui governi deboli o sul numero esorbitante dei parlamentari.

Resta soltanto la strada delle leggi di iniziativa popolare,ci si proverà anche con queste come ultima risorsa.

Rimaniamo l’unico paese democratico a livello mondiale con il bicameralismo perfetto,dopo che anche il Camerun ha aggiornato la sua costituzione.

Per la promulgazione di una legge,quando non ci sono intoppi,ci vogliono in media 150 giorni,tantissimi in un epoca dove il decisionismo e l’immediatezza sono tutto.

Tutto questo non può che andare bene al blocco della conservazione , dei poteri forti,e della partitocrazia,di tutti coloro insomma che vivono di politica.

Tutti costoro da domani avranno una nuova legittimità costituzionale,peccato una grande occasione perduta…..


Update 26 Giugno ore 21,00

Come ampiamente preventivato l'affluenza alle urne si attesta al 53,6%,con una simile percentuale la riforma non poteva mai passare,anzi è già tanto che il  SI  arrivi più o meno al 39%.

Si è mummificata definitivamente l'Italia,adesso non ci si occuperà più della riduzione dei parlamentari,ma di come ridurgli i carichi di lavoro(Sic).

Ho apprezzato moltissimo le dichiarazioni di Umberto Bossi,che ha affermato:"Andiamo comunque avanti,probabilmente il popolo non è ancora del tutto convinto e maturo,Scozia e Galles hanno provato più volte prima di riuscire",così parla un vero leader.







permalink | inviato da il 25/6/2006 alle 12:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (102) | Versione per la stampa


23 giugno 2006

A PROPOSITO DI INTERCETTAZIONI:COME SI DIVENTA DIRIGENTE MEDICO IN UNA ASL DI NAPOLI..

Ecco il testo completo delle intercettazioni telefoniche fra l’on. Petrella (responsabile Sanità dei Ds) ed il dr. Cerato (manager dell’Asl Napoli 2).
Petrella, intimo di Bassolino, caldeggia la nomina di un medico in quota verdi e si arrabbia quando il Manager si rifiuta per il non lusinghiero curriculum del candidato.

(11 Luglio 2003 ore 10.00 )

Cerato: pronto? .
Segretaria Petrella: buongiorno dottor Cerato. Le passo l'onorevole Petrella.
Cerato: sì grazie.Ciao
Petrella: Piero?
Cerato: Dimmi bello.
Petrella: mi ha chiamato questo dei Verdi.
Cerato: sì.
Petrella: se tu vedi alla pagina due di quel curriculum. Alla lettera M.
Cerato: sì.
Petrella: dice - nell'ambito della costituita azienda Santobono-Pausilipon, lo scrivente viene trasferito dal 27 dicembre 96 (1996) presso l'ospedale Pausilipon con la funzione di direttore sanitario di presidio. Quindi dice, li tiene i cinque anni.
Cerato: Eh, con la funzione di... ma non era di secondo livello. E' primo. No, lo so bene. Comunque lo verifico, poi t'ho detto ha partecipato al concorso di direttore sanitario a Ischia da me. E l'abbiamo ammesso regolarmente. Per cui c'ho tutto.
Petrella: eh, allora vedi se questo... perché mi ha chiamato Dino Di Palma, che è il loro responsabile, dicendomi - Ma guarda, questo nel 96 (1996)... ho detto, guarda, ma ha la funzione di direttore sanitario..
Cerato: sì, infatti.
Petrella: e dice ma quello basta la funzione per cinque anni.
Cerato: eh.,. insomma. E' stato contestato in più occasioni.
Petrella: va beh, fammi sapere. Per diamo una risposta corretta a loro.
Cerato: ok, perfetto. Sì, certo. Non ti preoccupare. Ti ho detto, credo di avere tutto perché ha partecipato, giustamente lì sì, al concorso di direttore sanitario a Ischia.
Petrella: va bene, un abbraccio. Cerato: ciao, caro.
Cerato: ciao.

(11 luglio 2003 ore 17.50)

Pino: Piero?
Cerato: pronto?
Pino: Piero, Pino.,
Cerato: ciao, Pino.
Pino: io, guarda, ho fatto vedere quella cosa. Quello sembra che abbia i titoli.
Cerato: non ho capito.
Pino: ho fatto valutare quel curriculum.
Cerato: sì
Pino: eh, sembra che i titoli li abbia.
Cerato: (sbuffa) eh no... è molto... ci sono una serie di sentenze... comunque lo sto facendo vedere anch'io.
Pino: fallo valutare, ti prego, per fallo valutare molto seriamente, non scherziamo mo su questo.
Cerato: no, no, figurati, per carità.
Pino: per lunedì debbo avere una risposta, Piero.
Cerato: certo, certo, certo.
Pino: va bene? Io mo sto alla Regione.
Cerato:..
Pino: va bene?
Cerato: senz'altro!
Pino: un abbraccio.
Cerato: ciao, a te; Ciao, ciao, ciao.

(14 luglio 2003)

Pino: pronto?
Cerato: Pino, sono Piero, ciao.
Pino: uhé Piero, come va?
Cerato: so che mi hai cercato.
Pino: si volevo sapere se avevi...visto quel fatto lì.
Cerato: quel fatto lì, ho controllato, adesso sto controllando anche i fascicoli, e al limite so tutto. Secondo me è improponibile, Pino. Perché allora, non si capisce perché dentro l'Asl gente col doppio dei titoli suoi non prende... Insomma.
Pino: ... poi vediamo
Cerato: questo è il limite di tutto, nel senso che ha fatto appena appena...
Pino: comunque ce li ha, diciamo.
Cerato: eh?
Pino: ce li ha, perché loro dicono di sì.
Cerato: ce li ha, sono contestabili. Nel senso che a me, la commissione verifica dell'Asl mi contestò Rubino su una serie di cose non contestabili, però ti faccio il prospetto esatto perché io poi i titoli suoi ce li ho tutti...
Pino: e ho capito, per non ci posso dire una palla...
Cerato: no...
Pino: eh?
Cerato: ti faccio il promemoria, domani ce l'hai il promemoria esattissimo.
Pino: va beh, allora mi chiami tu domani.
Cerato: tieni conto che lui ha fatto il concorso per il direttore d'Ischia
Pino: questo lo so.
Cerato: lo sai. E risultato uno dei peggiori.
Pino: va bene.
Cerato: cioè, proprio ai limiti capito? E proprio debole assai. Però ti dò il promemoria esattissimo. Per domani ce l'hai, ti chiamo e te lo mando per fax.
Pino: va bene, un abbraccio.
Cerato: a te, ciao, buona giornata.

(19 luglio 2003, ore 10,44)

Cerato: pronto?
Petrella: Piero, Pino
Cerato: ciao Pino
Petrella: come va
Cerato: tutto bene.
Petrella: Piero, devi stare fermo su quella situazione, sennò scoppia un casino politico.
Cerato: e perché.
Petrella: statti...devi stare fermo su quel fatto lì.
Cerato: io l'ho già fatto, Pino.
Petrella: no, mi dispiace. A chi l'hai detto scusa?
Cerato: eh?
Petrella: a chi l'hai detto?
Cerato: no, ho fatto la delibera.
Petrella: hai fatto una cosa sbagliatissima.
Cerato: e perché, Pino? Tu mi hai detto di verificare questo (tale Di Pietro, candidato a Direttore sanitario dell'Asl Na2). Questo non ha titoli.
Petrella: no, no, no, Piero, mi dispiace. Guarda, hai fatto una cosa, se l'hai fatto, hai fatto una cosa pessima.
Cerato: e perché?
Petrella: come perché? Ti è stato detto che dovevi aspettare.
Cerato: aspettare per Verificare che questo non aveva i titoli.
Petrella: no, no, no
Cerato: quando l'ho verificato...
Petrella: guarda, noi abbiamo parlato ieri, e ti ho detto che dovevi parlare con Costantino.
Cerato: per questo che non aveva i titoli.
Petrella: no, Piero. Mi dispiace.
Cerato: ho telefonato anche a
Petrella: no, guarda, Piero. Che hai chiamato a Soprano a noi non ce ne frega niente.
Cerato: cosa?
Petrella: ti ho detto che dovevi parlare con Costantino. Mi dispiace, su questo c'è uno scontro terribile. Perché fai succedere un casino terribile mai visto. Ho detto che dovevi parlare con Costantino. Non facciamo il gioco delle tre carte.
Cerato: non facciamo nessun gioco delle tre carte.
Petrella: era tuo dovere anzitutto chiamarmi. E non l'hai fatto. Quindi già hai fatto un fatto del genere, e ti assumi tutte le tue responsabilità. Però col partito e con noi è finita. Te lo dico, guarda, perché metti in condizione politiche una cosa che neanche ti immagini. Poi qui ognuno di noi ha delle responsabilità, caro Piero. E mi dispiace. lo ti ho detto pure che dovevi parlare con Costantino.
Cerato: ma per avvisarlo che non aveva i titoli. .
Petrella: no, innanzitutto, questo ha i titoli.
Cerato: no, assolutamente. Sono due delibere, lui è stato sospeso.
Petrella: ma che se questo non aveva titoli ce ne doveva essere un altro.
Cerato: eh, Pino.
Petrella: ti prego di prendere questa cosa e di stracciarla perché succede un casino.
Cerato: ma non posso stracciarla.
Petrella: allora fai quello che vuoi, Piero. L'hai fatto? Tu ti assumi tutte le tue responsabilità. Per quanto riguarda con me, fin quando sarò io il responsabile del partito, è chiusa la situazione. Ma proprio chiusa!
Cerato:Pino, tu hai...
Petrella: e farò un casino, te lo dico, faccio un casino.
Cerato: eh, Pino, fai un casino, non so che dirti.
Petrella: e certo che faccio un casino.
Cerato: io, quando ci siamo visti, tu mi hai detto...
Petrella: no, Piero, guarda, io sono una persona che ricorda le cose, non sono mica rincoglionito
Cerato: e neanche io.
Petrella: ieri ci siamo sentiti, e hai parlato con Soprano, che questo qui non aveva i titoli, invece i titoli ce li ha.
Cerato: non ce li ha, Pino! Io ho le due delibere, lui è stato sospeso da direttore sanitario un anno prima!
Petrella:ho capito, ma scusami tanto
Cerato: ho avuto le due delibere, e te le volevo mandare.
Petrella: no, ora debbo parlare io. Perché io le cose le ricordo benissimo. E ti ho detto che dovevi parlare con Costantino. Io ieri sera sono stato alla Regione e Costantino mi ha detto che non lo hai chiamato.
Cerato: credevo di dovergli dire semplicemente questo!
Petrella: scusa, non dire credevo. Io ti ho detto che noi abbiamo dei problemi politici, con tutto il centrosinistra. Tu prendi questa cosa, mi dispiace, è sbagliatissima. Perché l'hai fatto senza stare a sentire nessuno! Poi, se ognuno di noi può fare quello che vuole... allora fatelo! E poi dopo, quando si fanno le verifiche, non è che ognuno di noi sta in un posto perché è stato voluto dal Signore... Io sto in un posto perché mi sono state affidate determinate cose che debbo fare. Se ognuno di voi pensa di agire come vuole... bene! Siete padroni di fare quello che volete. Però, per con noi è chiusa.
Cerato: Pino?
Petrella: Lo sai, su questo io sono la persona più corretta al mondo.
Cerato: allora, quando...
Petrella: ti sono stato vicino, fino...
Cerato: Pino? Mi fai parlare un attimo?
Petrella: su questa questione, rompiamo. Te lo dico.
Cerato: eh, Pino, ascolta.
Petrella: poi fa' quello che vuoi!
Cerato: quando ci vedemmo quella volta, l'altra volta...
Petrella: no, Piero, non ci vedemmo quella volta, l'altra volta
Cerato: tu mi dicesti e beh Pino fammi parlare, scusami!
Petrella: si, dimmi, dimmi.
Cerato: allora tu mi hai detto: "Guarda, abbiamo questa pressione sui Verdi. Verifica questa cosa, perché questa cosa per me è importante. Se ce l'ha i titoli devi fare questo. Se non c'ha i titoli, mi hai guardato e mi hai detto "fa venire questo da Bologna (Walter Domeniconi)".
Petrella: no, no, mi dispiace. Mi dispiace, non ho detto assolutamente questo.
Cerato: come no, mi hai guardato e dice tu sei una "capa" e m'ha fatto pure la battuta, Pino.
Petrella: no, guarda, allora io...Piero stammi bene a sentire. Noi ieri mattina ci siamo sentiti io ti ho detto che tu dovevi fare un passaggio con Costantino
Cerato: si, per dirgli che questo non aveva i titoli!
Petrella: no, non che non aveva i titoli. Ho detto che questa è una questione politica, per favore, Piero. Non facciamo il gioco delle tre carte.
Cerato: no, non lo faccio.
Petrella: e allora non mi far dire cose che non ho mai detto, e invece le cose che ho detto tu le nascondi con un'altra cosa. Per me, questo fatto, io non so, non sapevo nulla. In questo momento, se io non ti telefonavo, non sapevo neanche che tu avevi, che cosa ... avevi fatto. Per quanto mi riguarda, è una cosa che stai facendo autonomamente! Per carità è nei tuoi diritti. E allora tu decidi quello che tu vuoi, e noi decideremo quello che tu sai benissimo e noi decideremo quello che vogliamo e non ti comunicherò più niente! Perché si modificano tutti i rapporti. Che tu sai benissimo che momento difficile si sta vivendo nella sanità, e gli equilibri che noi dobbiamo garantire. Se tu pensi che esiste solo l'Asl Na2 allora pensa che esiste solo l'ASL2 e che non esiste una coalizione di centrosinistra, che non esiste una Regione.
Cerato: Pino, credo che per esista anche una qualità delle cose.
Petrella: No guarda
Cerato: scusami.
Petrella: No, ti prego. Se mi fai questo discorso...c'erano altri cento nomi. Che significa la qualità? Se questo non era...non aveva la qualità, ne veniva un altro che aveva la qualità. Ma non è che la qualità la puoi decidere tu!
Cerato: infatti, ho detto che non sono io, per carità di Dio!
Petrella: No ce ne sono altri cento. Piero. Mi dispiace. Questa è una cosa sbagliatissima. E' una cosa che creerà un casino mai visto, e poi sono cazzi tuoi. Te lo dico, ti posso dire che ti attaccherò, perché io ho una responsabilità politica.
Cerato: ho capito, Pino.
Petrella: allora, se tu hai delle idee politiche o ad un certo punto uno fa riferimento, oppure se pensi di fare...ci mancherebbe! Quindi nessuno può obbligare niente a nessuno. Per arrivati a questo punto, io non so a chi appartieni! Appartieni a te stesso! E mi dispiace, perché io te l'ho detto chiaramente.
Cerato: ah, se appartengo a me stesso, è venuto un diesse, Pino.
Petrella: ma che me ne ... che è venuto il diesse!
Cerato: quale me stesso?
Petrella: Ma stai scherzando? Si creerà un casino che neanche ti immagini. Arrivati a questo punto, prendi questa cosa, stracciala per quanto mi riguarda, io non ne so nulla. Ti ho detto pure...
Cerato: ma ieri abbiamo parlato di questo Di Pietro.
Petrella: no, guarda, Piero. Non alteriamo la realtà perché sennò dopo mi incazzo veramente. lo ti ho detto che bisognava fare un passaggio da Costantino, perché un passaggio... questo qui non aveva i titoli, innanzitutto ho il dovere di chiamare il rappresentante di quel partito, dopodiché "fammi un altro nome". Era un passaggio politico, io non ti voglio mettere nessuno che non sia bravo, ci mancherebbe, sono per la qualità come sono sempre stato per la qualità nella mia vita, però non è detto che ne stanno altri dieci.. .che potevano essere bravi.
Cerato: per carità, questo è ovvio
Petrella: ah, allora se è ovvio questo, mi dispiace. Hai fatto un fatto di arbitrio tuo... l'hai fatto... Ti consiglio vivamente di pensare a quello che hai fatto. Ma proprio vivamente, perché scoppia un casino politico. Metti in condizione il presidente, tutti quanti noi nella merda totale quando stiamo cercando di fare un accordo politico che sia alto, ampio per il rilancio della coalizione, tu fai un atto così che può sembrare che voglio dare una spallata. Quando io non c'entro proprio niente di tutta questa storia. Ma tu mi metti a me in una grande difficoltà, caro Piero. Eh, scusami tanto. E uno fa una cosa del genere e non chiama neanche?
Cerato: ma perché io l'avevo dato per scontato, Pino!
Petrella: ah, tu l'hai dato per scontato?
Cerato: te ne avevo parlato!
Petrella: allora mi dispiace.
Cerato: non è che non te ne avevo parlato, mica è una cosa che ho nascosto! Ne ho parlato anche con Sauro ieri!
Petrella: senti Piero, Sauro, PincoPallo e Pinco Franco non contano un ... E' chiaro?
Cerato: no, e ha detto che doveva vedere te domani pomeriggio.
Petrella: ma a me non mi ha visto nessuno. Io stamattina... persone che mi ha detto questa cosa? E' impossibile.
Cerato: allora, Sauro è venuto da me a mezzogiorno..
Petrella: no, guarda...
Cerato: ti prego, Pino. A via Calabritto alle 4.
Petrella: Piero? Piero? Allora cambiamo un poco la situazione così siamo chiari perché a me questi discorsi non piacciono proprio. C'è uno solo che è il responsabile del partito, che è il sottoscritto, e tu lo sai. I contatti li hai mantenuti sempre è non me e tu lo sai. Se hai voluto fare questo per aggirare, hai fatto un errore mai visto. Con me non ha parlato nessuno, nessuno ti ha dato l'ok sull'operazione, nessuno, quindi, assumiti la tua responsabilità, non scaricarla sugli altri...
Cerato: no, io non la scarico su nessuno, no, Pino, questo no.
Petrella: ...ti dico di più. Tu tieni una situazione di responsabilità, questo qui mi dispiace. Mi dispiace. Ma non può venire! O se verrà, verrà dopo che è stato fatto un accordo con tutta la coalizione. Eh. Noi non possiamo assolutamente far vedere o immaginare all'esterno che io ho voluto fare un colpo di mano. Ma stiamo scherzando? Ma stiamo scherzando? Tu mi metti in una condizione assurda. Pensano che lo abbia fatto io. Eh, dopo che tanto più ti ho detto devi passare per...Costantino.
Cerato: eh, giuro, Pino, io avevo capito solo per avvisare...
Petrella: hai capito male, mi dispiace!
Cerato: perché quando io ti ho detto che non ha titoli, mi hai detto "passa per Costantino".
Petrella: no, eh... allora lasciamo perdere. Ora avrai capito male, tutte cose in buona fede, per carità ci credo. Per è una cosa che non si può fare. E' così.
Cerato: io ieri mattina mi sono fatto mandare due delibere da Claudio...
Petrella: Piero? Tu, Claudio, Antonio, Francesco... non me ne ... più niente! E' chiaro? E' un fatto politico. Ti è chiaro?
Cerato: sì.
Petrella: ecco, allora se è un fatto politico, hai capito male.. Diciamo che hai capito male... Diciamo che hai capito male. Annulla questo fatto qui e bisogna aspettare che si faccia un accordo. E' così semplice. Perché atti di forza non siamo abituati a farne. In un momento così delicato. E tu sai quanto è delicato il momento. Ci vuole solo questo. Per scatenare l'inferno mondiale. Che io ti ho detto, fino in fondo, "valutiamo prima", no questo non è bravo. Non va bene, questo non è bravo. Vediamo i titoli, le cose che... vanno bene. Però te l'ho detto proprio l'altro giorno, devi passare da Costantino. Perché abbiamo una questione politica. Non abbiamo bisogno del genio. Né esiste solo l'Asl 2 (AsLNa2), in Campania. O lo capisci questo, oppure significa insomma che non te ne importa niente a te di tutto... della nostra Regione. Se non te ne importa niente, va bene. Fai quello che vuoi. lo te lo dico che uscirò in una maniera violentissima. Prendendo le distanze. Comunque Ognuno fa quello che vuole. Tu farai quello che vuoi, e noi faremo quello che vogliamo. Eh, perché non è che non ti ho avvertito. lo per primo, ma io potevo mettere tutti i diesse? Non ho capito! Ma è possibile questo? No. Lo capisce chiunque, tranne che gli altri dicono va bene. Mettetelo a questo...dei passaggi politici. lo non ho la responsabilità di un'Asl, io ho la responsabilità della Sanità in questa Regione. Eh, scusami tanto. Ora rifletteteci, io tra un quarto d'ora ti richiamo. Ciao.
Cerato: va bene, ciao.





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23 giugno 2006

REFERENDUM E UNITA' NAZIONALE: LA SINISTRA CHE VOTA SI

Il testo della Cdl, anche se è spesso contorto e farraginoso, è attento alle esigenze unitarie e si muove nella prospettiva di un regionalismo forte, adeguato alla realtà italiana. E' paradossale, ma bisogna riconoscere che è toccato a un ministro leghista come Roberto Calderoli rimediare ai pericoli per l'unità nazionale del federalismo sgangherato del Titolo V dell'Ulivo. Di cui, tra l'altro, nel Centro-sinistra si fa a gara per disconoscerne la paternità. Con il recupero dell'interesse nazionale, l'introduzione della clausola di supremazia e la riattribuzione alla competenza statale di materie come i trasporti e l'energia si sono salvaguardate le esigenze unitarie. Sostenere che si è fatta la devolution è propagandistico quanto l'accusa che questa spacca il Paese. La polizia regionale è solo amministrativa. Le norme generali sull'istruzione e sulla sanità sono di competenza dello Stato...". Ben altro, dunque, che pericoli per l’unità nazionale. La patria non è messa in pericolo, ma semmai salvata dalla riforma.

Sotto questi profili la riforma contiene dunque molte luci. Ma è adeguata rispetto alle esigenze dichiarate ? Non completamente, ci sono incongruenze e difetti. Fortunatamente esse riguardano aspetti della riforma che, diversamente dalle modifiche al Titolo V, subito operative, entreranno in vigore solo dopo il 2011 e potranno pertanto essere corrette dal prossimo Parlamento.

Prof.AugustoBarbera-DS- Costituzionalista   

Il Sole 24 Ore -17 Ottobre 2004





 




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22 giugno 2006

LA FACCIA COME IL SEDERE...

Il viceministro dell'Economia Visco delinea la nuova strategia fiscale del governo Prodi e fa appello a una "nuova tensione etica e civile" che si concretizzi nella lotta a ogni forma di illegalità economica. Perché al deterioramento dei conti pubblici ha "sicuramente contribuito" l'aumento dell'evasione, prodotto dal ripetersi di condoni fiscali. Ma ora si cambia, "in modo radicale".

Poi indica alcuni dei problemi all'origine del peggioramento, dal "consistente aumento dell'evasione fiscale, effetto dei numerosi condoni introdotti nell'arco degli ultimi anni", ma anche "una cultura lontana dai valori dell'etica pubblica e della solidarietà sociale che si è andata diffondendo nel Paese".

 

L’espresso  21/06/2006

 

 

Sono rimasta basita,non riesco a capire se costui si rende conto di quello che dice, secondo me  non ha minimamente  il senso del ridicolo, parla di recuperare dopo i condoni una “nuova tensione etica e morale” (Sic),dopo che,nei condoni, lui e i suoi “compagni di merende” ci hanno “sguazzato a piene mani”,e dopo essere stato condannato in via definitiva per abusivismo edilizio,ne avevo già parlato qui.

Incredibile,è proprio vero,hanno la faccia come il culo.





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21 giugno 2006

MAI COSI' TANTI OCCUPATI IN ITALIA...

In questi giorni sono stati diffusi i dati sull'occupazione relativi al 1 trimestre 2006.

Nel primo trimestre 2006 il numero di occupati, pari a 22.747.000 unita’, e’ aumentato rispetto a un anno prima dell’1,7 per cento (+374.000 unita’) mentre,  al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione e’ passato dal 7,6 del quarto trimestre 2005 al 7,4 del primo trimestre 2006.

E' un vero e proprio record,mai così tanti occupati dal 1992.

L'ISTAT comunica anche che i contratti a tempo determinato sono il 20% circa del totale,e in media il 50% dei contratti a tempo determinato si trasformano dopo 18 mesi in posti di lavoro fissi.

Questo a dimostrazione ancora una volta,casomai ce ne fosse ancora bisogno,della bontà delle riforme del lavoro fatte dal governo Berlusconi,e in particolare della legge Biagi,che qualche sciagurato vorrebbe abrogare.

In pratica nella scorsa legislatura si sono creati oltre 1.600.000 nuovi posti di lavoro,tanto Berlusconi aveva promesso,tanto è stato mantenuto.





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20 giugno 2006

REFERENDUM E POTERI DEL PREMIER:LA SINISTRA CHE VOTA SI

 E’ senz’altro interessante, sfogliare i verbali della Bicamerale del 1997. E scoprire, anzi riscoprire sulla materia oggi incandescente le ammissioni della più serena sinistra di allora: “In Italia non abbiamo normato in Costituzione il potere di scioglimento. Non credo si possa ritenere che in tutto il resto del mondo dove questi meccanismi sono previsti ci sia una situazione di anomalia politica, istituzionale, costituzionale e democratica”, ammetteva il relatore di sinistra Cesare Salvi nelle sedute 28 e 29 del maggio 1997. Con le ammissioni spassionate arrivarono le proposte per uscire dal vuoto normativo, ancora per bocca del relatore Salvi: “Come prevede il primo comma dell’art. 3, il primo ministro, sentito il Consiglio dei ministri, ma sotto la sua esclusiva responsabilità può sciogliere il Parlamento. A fronte della richiesta, e una volta acquisito il parere del Consiglio dei ministri, il decreto di scioglimento è un atto dovuto. Ricordavo all’inizio che si tratta di una soluzione che non credo debba suscitare eccessivi dubbi e preoccupazioni dal punto di vista della tenuta democratica del sistema. Mi limiterò ad osservare – diceva sempre Salvi – che quando qualcuno scioglie il Parlamento, non è che poi assume i pieni poteri e rinchiude i parlamentari in uno stadio di calcio: la parola viene data al popolo sovrano, e potrebbe verificarsi che, se la scelta non è ben calibrata, quello stesso popolo sovrano si formi anche un’idea ed esprima un giudizio sulla scelta stessa dello scioglimento e voti di conseguenza”. L’argomentazione trovò quindi formulazione compiuta: “Il Primo ministro, sentito il Consiglio dei ministri, sotto la sua esclusiva responsabilità, può chiedere lo scioglimento del Parlamento, che sarà decretato dal Presidente della Repubblica”. Il decreto di scioglimento fissa la data delle elezioni” (art. 3 comma 1 del testo Salvi). In tale quadro, coloro che adesso lamentano un declassamento dei poteri presidenziali, dovrebbero ricordare che sin dal gennaio 1996 Franco Bassanini, Cesare Salvi, Domenico Fisichella e Giuliano Urbani immaginavano in una bozza chiaroveggente una riforma delle istituzioni secondo la quale “al Presidente della Repubblica, privato delle funzioni di responsabilità che comportano una ingerenza nella formazione dei governi e nella soluzione delle crisi di governo (scioglimento del Parlamento), potrebbero essere attribuiti significativi poteri di garanzia”.

Quanto all’impianto generale del premierato, per comprendere le oscillazioni della sinistra si può addirittura ripartire dalla tesi numero 1 del programma elettorale dell’Ulivo per le elezioni politiche del 1996. Dov’era scritto: “Appare opportuna nel nostro paese l’adozione di una forma di governo centrata sulla figura del Primo ministro, investito a seguito di voto di fiducia parlamentare in coerenza con gli orientamenti dell’elettorato. A tal fine è da prevedere, sulla scheda elettorale, l’indicazione – a fianco del candidato del collegio uninominale – del partito della coalizione alla quale questi aderisce e del candidato premier da essi designato”. Posizione identica fu poi espressa, nel maggio del 1997, da Cesare Salvi in qualità di relatore alla seduta numero 28 della Commissione bicamerale. Salvi argomentò, citò, propose in modo dotto e asseverativo: “Nel sistema britannico è determinante il congiunto effetto di meccanismi elettorali e istituzionali: formalmente gli elettori in Gran Bretagna eleggono solo il deputato del loro collegio; vorrei chiedere se qualcuno di noi ritiene che vi sia un cittadino di quel paese che non ritenga di aver ‘eletto’ Tony Blair Primo ministro. In realtà il loro voto nasce in modo indiretto ma trasparente, esplicito e chiarissimo, la scelta, l’elezione del primo ministro. Noi siamo andati oltre quella logica, proprio perché sappiamo che nelle condizioni del sistema politico italiano e del sistema costituzionale italiano occorre introdurre elementi ulteriori. In questa bozza si propone che il nome del primo ministro sia presente nella scheda elettorale accanto al nome del candidato al collegio per l’elezione del Parlamento. Non credo che se si condivide la scelta dell’elezione contestuale tra primo ministro e la maggioranza, ci possono essere meccanismi costituzionali molto diversi da questi”. E’ ciò che la CDL ha realizzato otto anni dopo, se possibile accontentando anche le richieste di Armando Cossutta, presidente dei Comunisti italiani. Cossutta vede oggi nella riforma il “prodromo di una dittatura” ma nel maggio ’97, sempre in Bicamerale, si esprimeva così: “Sono favorevole al fatto – e lo considero molto significativo – che da ogni partito o da ogni raggruppamento che si presenta alle elezioni venga indicato agli elettori il nome del premier che si intende sostenere in caso di vittoria di quel partito o dello schieramento di cui quel partito fa parte. Ritengo persino utile che si indichi il nome di questo premier sulla scheda”.

A meno quindi di voler parlare di schizzofrenia politica,anche gli elettori di sinistra possono votare tranquillamente SI!!! 






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20 giugno 2006

BOOM DELLE DONAZIONI

Si registra un fortissimo  aumento delle donazioni per paura della tassa di successione. Aumento che su base nazionale è pari al 30%, rispetto allo stesso periodo del 2005; con punte del 50% nelle grandi città, come Milano, Roma, Bologna.

Segno evidente che gli italiani non si fidano delle rassicurazioni della sinistra. E temono che la nuova tassa di successione non sia limitata ai grandi patrimoni, ma estesa anche a valori prossimi a quelli di un appartamento. E per evitare di pagare una nuova tassa sull’eredità, cedono gratuitamente ai figli il frutto del risparmio di una vita: la casa.

In questi giorni si vocifera di una manovra intorno ai 45 miliardi di euro,per questo i contribuenti e i risparmiatori corrono ai ripari,i grandi capitali invece dopo le avvisaglie in campagna elettorale hanno già preso la via dell'estero.

Certo che questo governo fa paura...






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20 giugno 2006

UNA VITTIMA DELLA MAFIA....

Non è il processo a Silvio Berlusconi né a Forza Italia. Non è questo un processo politico, ma il processo al senatore Dell'Utri accusato di avere fornito nel tempo un rapporto consolidato con Cosa Nostra alla quale ha fornito appoggi.

In questi anni abbiamo assistito a comportamenti sleali con affermazioni gravi dette fuori da questa aula, dove il Pm non può replicare. Adesso lo possiamo dire: il presidente Silvio Berlusconi non è mai stato imputato, né virtualmente, né occultamente.

Berlusconi è stato indagato dalla procura per un atto dovuto e alla fine è stata chiesta ed ottenuta l'archiviazione. Da allora Berlusconi non è stato mai sottoposto ad indagini né questo è stato un processo a Berlusconi.

Non confondiamo le due diverse posizioni di Marcello Dell'Utri e del presidente Berlusconi, che fu vittima delle minacce e intimidazioni di Cosa Nostra, mentre l'imputato fu l'artefice delle soluzioni che poi vennero trovate.

Le minacce e le intimidazioni subite da Berlusconi e dalle imprese che fanno capo al suo gruppo, dai tentativi di sequestro di persona, agli attentati alla Standa a Catania negli anni Novanta:
Mai è emerso che alcune di queste pressioni o intimidazioni siano state indirizzate al senatore Dell'Utri, ma l'obiettivo è sempre stato Silvio Berlusconi.

Dott.Antonino Ingroia-Sost.Procuratore Palermo,06/04/2004

Ogni ulteriore commento mi sembra inutile e superfluo...





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20 giugno 2006

ANCORA TROPPO COMUNISMO NEI DS...

... Vede, il problema è un altro. Nel partito, nei Ds, per quanto sia cambiato il modo di far politica, nella prassi di comando si continua ad andare avanti per logiche di fedeltà e di cooptazione. Sì, in questo c'è un elemento di continuità con la tradizione comunista.

On.Lanfranco Turci-ex deputato DS-eletto con la RNP

E se lo dice lui.....





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20 giugno 2006

LA COSTOLA DELLA SINISTRA...

LA LEGA NORD E' UN MOVIMENTO DEMOCRATICO POPOLARE,IL MAGGIOR PARTITO OPERAIO DEL NORD, UNA "COSTOLA DELLA SINISTRA"

Massimo D'Alema-Milano
Palatrussardi-Congresso Lega Nord 
12 Febbraio 1995

     




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20 giugno 2006

MEDIASET: UNA RISORSA PER LA DEMOCRAZIA...

"Mediaset è una grande azienda italiana,una grande impresa della comunicazione,un patrimonio del lavoro e di competenze che appartiene al paese,una risorsa per la democrazia."

Massimo D'Alema-Cologno Monzese 04/04/1996

Penso che nessuno possa ormai dubitarne......

   




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19 giugno 2006

INNOCENTI EVERSIONI

Ci risiamo,il delirio di onnipotenza di parte della magistratura colpisce ancora una volta,il Procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro ,ha dichiarato che è sua intenzione non rispettare quella parte della riforma della giustizia che andrà in vigore da domenica prossima,la quale vieta ai magistrati l’attività politica-associazionistica.

Come dire in pratica,voi fate tutte le leggi che volete,noi ce ne freghiamo,e se non vi basta vogliamo continuare a fare politica,l’eversione è servita.

La cosa ha suscitato l’immediata reazione dei penalisti,i quali chiedono a gran voce provvedimenti disciplinari,dubito fortemente che ci saranno conseguenze rilevanti e opportune.

Le norme deontologiche le quali stabiliscono che il magistrato a causa del suo delicato ruolo,non solo deve essere “imparziale” ma deve anche sembrarlo in ogni occasione non si applicano?

La suddivisione costituzionale dei poteri che danno al parlamento il compito di legiferare e alla magistratura di applicare le leggi  a che serve?

Cosa vuole questo “partito”,perché questa invasione di campo?

Sui guasti che ha prodotto questa parte di magistratura politicizzata,ne avevo parlatoqui e  ancora qui,sarà un caso che la fiducia dei cittadini nella giustizia è ai minimi storici?

Sono fortemente indecisa se dar ragione a Berlusconi quando afferma che una parte della magistratura non riesce a non fare politica attiva,oppure a Umberto Bossi quando tempo fa affermava che a taluni magistrati bisognerebbe “raddrizzare la schiena”.





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18 giugno 2006

LA PARATA DEI PERVERTITI....

 Considero legittimo,che ognuno abbia i propri gusti e orientamenti sessuali,ritengo invece un aberrazione il fatto che bisogna manifestarli in certi modi come ormai accade da troppi anni,ieri durante l’ennesimo “Gay Pride” a Torino si è visto come al solito e più del solito di tutto e di più.

Poi non ci si può meravigliare che la cd “gente normale” sia schifata di queste ostentazioni e di questi atteggiamenti.

I servizi dei vari tg della Rai ieri non hanno fatto nessuna inquadratura da vicino della manifestazione di Torino,quasi quasi ci sarebbe da ringraziarli per averci evitato conati di vomito collettivi.

Però giornalisti e tv locali non hanno mancato di inquadrare lesbiche nude, omosessuali a sedere scoperto,atteggiamenti  sessuali espliciti,provocazioni ai passanti e quant’altro.

Io mi chiedo ma le leggi sulla decenza e sul buon costume perché in questi casi non si applicano?

Sono forse tutelati dai comunisti al governo?

Se qualcuno di noi gira nudo in città non sarebbe subito fermato?

Qualcuno avrà avuto il coraggio di sporgere denuncia considerate le tante mamme con bimbi che erano per strada?

Immancabile la presenza in testa al corteo delle pasionarie di sinistra guidate da Luxuria,e chi non la pensa come loro è soltanto un fascista da eliminare,in pratica gli stessi concetti dei Sofri,dei noglobal e dei kompagni che sbagliano.

Praticamente come dire che   “anormali” sono le persone “normali”.












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18 giugno 2006

QUELLI CHE HANNO SBAGLIATO TUTTO....

"Al di là delle intenzioni di alcuni interlocutori, è fuori dubbio che si tratti davvero di una tragedia che tocca profondamente le nostre vite e le nostre coscienze. Il movimento comunista, nato da un progetto di liberazione umana, si è rapidamente trasformato, là dove ha conquistato il potere, in una forza oppressiva responsabile di un totalitarismo che si è macchiato di enormi delitti. Anche il PCI è stato parte di questa storia. E' una vicenda lunga, drammatica e complessa quella del rapporto tra il PCI e il comunismo sovietico nato nella rivoluzione d'ottobre... Per molti anni abbiamo pensato che questo legame fosse una garanzia della nostra “alternatività” alle forze dominanti nel nostro Paese; a lungo abbiamo giustificato quell'ambiguità nella speranza che si potesse promuovere una riforma democratica del comunismo dal suo interno... (impossibile, come si è dimostrato ampiamente)Queste convinzioni hanno provocato errori e ritardi (!!!!!!!). La storia non è andata così e la caduta del Muro di Berlino ha segnato anche la fine (per fortuna) dell'illusione di un comunismo democratico, e quindi dell'esperienza originale che il PCI aveva rappresentato" 

 

Massimo D’Alema –L’Unità 18 Gennaio 1998

 

Dunque costoro che nella loro vita hanno sbagliato tutto,che sono sempre stati dalla parte sbagliata, i “pistolini” di Stalin e Pol Pot,sconfitti dalla storia,costretti dal “fallimento” e dalla “vergogna” a cambiare più volte nomi e simboli,   hanno la pretesa di  voler insegnare agli altri la “liberaldemocrazia” ?

Ma ci facciano il piacere……





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18 giugno 2006

ORGOGLIO ITALIANO-IL DISCORSO AL CONGRESSO AMERICANO.

Dopo De Gasperi,Andreotti e Bettino Craxi,Silvio Berlusconi è il quarto Presidente del Consiglio nel dopoguerra che ha avuto l'onore di parlare nel "TEMPIO DELLA DEMOCRAZIA MONDIALE" ovvero il congresso degli Stati Uniti.

Un discorso toccante ed emozionante,interrotto 18 volte dagli applausi assolutamente bipartizan dei senatori repubblicani e democratici,e 3 standing ovation.

Dopo il discorso Hillary Clinton dichiarava:"E' stato toccante,commovente e tutto il discorso ha espresso in modo eccellente il legame che esiste fra Stati Uniti e Italia".

Un evento dunque che deve giustamente inorgoglire gli italiani tutti.

Dopo aver presieduto il governo più longevo della repubblica,lo storico accordo di Pratica di Mare tra la Nato e la Russia e il discorso al Congresso Americano, Silvio Berlusconi è entrato a pieno titolo tra i grandi protagonisti della storia d'Italia.





Discorso di Silvio Berlusconi al Congresso americano

di Silvio Berlusconi - 1 marzo 2006

Signor Presidente, Signor Vice Presidente alla Camera dei rappresentanti, Signori membri del Congresso, è per me uno straordinario onore essere stato invitato a pronunciare questo discorso nel luogo che è uno dei massimi templi della democrazia. Parlo in rappresentanza ed a nome di un Paese che nei confronti degli Stati Uniti d'America ha un'amicizia profonda, che agli Stati Uniti si sente legato da vincoli plurisecolari.

Una parte importante dei cittadini americani ha origini italiane. Per loro l'America è stata una terra di opportunità che li ha accolti generosamente ed essi hanno contribuito con il loro ingegno e con il loro lavoro a rendere grande l'America. E sono orgoglioso di vedere quanti cittadini di origine italiana sono oggi membri del Parlamento della più grande democrazia del mondo. Per la generazione di italiani alla quale appartengo gli Stati Uniti rappresentano il faro della libertà e del progresso civile ed economico. Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver salvato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo a costo del sacrificio di tante giovani vite americane. Sarò sempre grato agli Stati Uniti perchè nei lunghi decenni della guerra fredda hanno difeso l'Europa dalla minaccia dell'Unione Sovietica. Impegnando ingenti quantità di uomini e di mezzi finanziari in questa battaglia vittoriosa contro il comunismo gli Stati Uniti permisero a noi europei di destinare risorse preziose alla ripresa e allo sviluppo della nostra economia. Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver aiutato il mio Paese a vincere la povertà ed a conseguire crescita e prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall.

Ed oggi sono ancora grato agli Stati Uniti che continuano a pagare un alto prezzo in termini di vite umane nella lotta contro il terrorismo, per la sicurezza comune e per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo. Quando guardo la vostra bandiera, non mi stancherò mai di ripeterlo, non vedo soltanto la bandiera di una grande democrazia e di un grande Paese, ma vedo soprattutto un simbolo, un messaggio universale di democrazia e libertà. Signor Presidente, questi sentimenti hanno ispirato tutta la mia attività politica e l'azione dei governi che ho avuto l'onore di guidare.

Gli Stati Uniti hanno sempre potuto contare su un alleato solido e leale, pronto ad assumersi la responsabilità di essere al vostro fianco per la difesa della libertà. Lo abbiamo dimostrato dovunque l'impegno concreto dell'Italia sia stato necessario. Ne siamo profondamente orgogliosi. Sono 40.000 i militari italiani destinati esclusivamente alle missioni di pace. In Afghanistan abbiamo ora il comando della missione ISAF della Nato. In Iraq siamo impegnati in compiti di pacificazione e di costruzione della democrazia. Nei Balcani abbiamo assunto il comando delle missioni in Kossovo e in Bosnia Erzegovina. E siamo anche in Medio Oriente, in Sudan ed in altre parti del mondo, là dove si sono aperte delle ferite che occorre sanare.

Signor Presidente, prima degli atroci attentati dell'11 settembre i Paesi occidentali vivevano nella certezza della propria sicurezza. Vivevano nella certezza che nulla, dopo il crollo del Muro di Berlino, avrebbe potuto interferire con la loro vita civile e democratica. Nel 2001, appena insediato il mio secondo governo, mi trovai a presiedere il vertice G8 di Genova. Terminati i lavori previsti dall'agenda del Vertice, la cena conclusiva divenne una cena tra amici. Io mi tirai un po' indietro dal tavolo quasi come un osservatore esterno, per godermi il dialogo cordiale che si svolgeva tra i leader dei più grandi Paesi industrializzati del mondo. Il Presidente Bush conversava amabilmente con il Premier giapponese Junichiro Koizumi. Pearl Harbour e Hiroshima erano definitivamente lontani. Il Primo Ministro Blair scherzava con il Cancelliere Schroeder. E poi ancora il Presidente della Federazione Russa Vladimir Putin si intratteneva amichevolmente con il Presidente Bush.

La tragedia della seconda guerra mondiale e la guerra fredda, durata così tanti anni, erano lontane e dimenticate. Io provai, dentro di me, una grande felicità. Pensai che il mondo era davvero cambiato e come era diverso e in pace il mondo che consegnavamo ai nostri figli. Per loro si era aperta una nuova epoca di pace duratura. E invece pochi mesi dopo accadde l'impensabile. L'11 settembre ha segnato l'inizio di una guerra completamente diversa rispetto a quelle che hanno insanguinato l'umanità nei secoli passati. Non un conflitto tra Stati, non uno scontro di civiltà, poiché non si tratta di un attacco dell'Islam all'Occidente. L'Islam moderato alleato delle democrazie occidentali è anch'esso nel mirino dei terroristi. Si tratta di un attacco da parte del fondamentalismo radicale che usa il terrorismo contro l'avanzare della democrazia nel mondo e contro il dialogo tra le civiltà. Le democrazie occidentali si trovano di fronte all'attacco di organizzazioni fanatiche che colpiscono persone inermi e minacciano i valori fondamentali su cui si fonda la nostra civiltà. I governi democratici devono adempiere ad un compito enorme: difendere la sicurezza dei loro cittadini e garantire la loro «libertà dalla paura». Questa è la nuova frontiera della libertà.

Signor Presidente, io sono profondamente convinto che per difendere questa frontiera oltre al generoso impegno del vostro grande Paese, sia necessaria una grande alleanza di tutte le democrazie. Io credo che solo unendo gli sforzi delle democrazie di tutti i continenti riusciremo a liberare il mondo dal pericolo del terrorismo internazionale e dalla paura dell'aggressione da parte delle forze del male. La battaglia per la libertà dalla paura non è una battaglia a vantaggio soltanto dei cittadini dei Paesi che già vivono nella democrazia. E' soprattutto una battaglia a vantaggio di quanti oggi vivono sotto regimi autoritari e illiberali. La storia ha dimostrato che l'aspirazione alla democrazia è universale e che libertà e democrazia sono positivamente contagiose. Quando i popoli sono esposti al vento della democrazia essi inevitabilmente rivendicano i propri diritti di libertà nei confronti dei loro governanti. Voi lo sapete bene perché il vostro Paese è il principale promotore di questo vento di libertà.

Ma c'è un altro motivo non meno importante per cui si impone una strategia comune da parte di tutte le democrazie. Le previsioni delle Nazioni Unite ci dicono che nei prossimi 25 anni avremo un ulteriore aumento della popolazione di 2 miliardi di persone, ma saranno 2 miliardi di persone che in massima parte nasceranno e si troveranno a vivere in Paesi che oggi sono esclusi dal benessere. Da una parte ci saranno quindi 6 miliardi di esseri umani che vivranno in condizioni di povertà e dall'altra parte meno di 2 miliardi di uomini che vivranno nel benessere. Si svilupperà inevitabilmente una fortissima pressione migratoria. Per evitare che questo avvenga e ancor di più, che la fame e la disperazione possano generare odio ed essere strumentalizzate dal fondamentalismo non c'è altra soluzione che quella di far uscire questi Paesi dalla miseria e avviarli verso il benessere. E' un nostro dovere morale ma è anche un nostro interesse vitale. Questo sarà possibile soltanto diffondendo e facendo crescere la democrazia.

Tutti i nostri sforzi devono quindi essere indirizzati a far crescere in questi Paesi istituzioni che garantiscano il buon governo, lo Stato di diritto, il rispetto dei diritti umani e un'economia di libero mercato. Solo con la democrazia infatti si può avere la libertà. E solo la libertà garantisce che gli individui possano sviluppare i propri talenti, possano mettere a frutto le loro energie, possano realizzarsi e conquistare il benessere. Non c'è quindi davanti a noi nessun'altra strada possibile se non quella di impegnarci tutti insieme, per diffondere la democrazia nel mondo. Il governo da me guidato ha sempre operato con tenacia per una grande alleanza di tutte le democrazie. Ed è per questo che ho sostenuto con convinzione l'iniziativa del Presidente Bush di istituire un Fondo per la democrazia in seno alle Nazioni Unite. Per queste ragioni, lo ripeto, sono convinto che lo sforzo che ci attende da qui in avanti è quello di promuovere in tutti i Paesi la cultura dei diritti dell'uomo e delle sue libertà fondamentali.

Signor Presidente, per condurre vittoriosamente questa missione è necessario innanzitutto che i legami tra Unione Europea e Stati Uniti, tra le due sponde dell'Atlantico, si mantengano forti e solidi. Proprio perché persuaso di questa esigenza mi sono impegnato in una decisa e continua azione diplomatica e politica nei confronti dei miei colleghi europei affinchè, in occasione della vicenda irachena, l'Unione Europea non indebolisse i suoi legami con gli Stati Uniti d'America. Per lo stesso motivo non possiamo ignorare il pericolo che l'identità dell'Europa unita si definisca in contrapposizione all'America. La necessaria integrazione politica ed istituzionale dell'Europa non deve significare una «Fortezza Europa», chiusa al mondo nell'illusione di conservare così il proprio benessere e la propria libertà. Una concezione dell'unità europea improntata ad una velleitaria autosufficienza sarebbe moralmente sospetta e politicamente pericolosa. Una divaricazione o peggio una contrapposizione tra gli Stati Uniti e l'Europa non avrebbe alcuna giustificazione e comprometterebbe la sicurezza e la prosperità del mondo intero.

L'Occidente è e deve restare uno solo: non ci possono essere due Occidenti. L'Europa ha bisogno dell'America e l'America ha bisogno dell'Europa. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. E' quindi assolutamente necessario, anzi è fondamentale sostenere e rinvigorire l'Alleanza Atlantica, l'alleanza che per più di mezzo secolo ci ha garantito la pace nella libertà. Da «alleanza di difesa» la Nato sta progressivamente diventando un'organizzazione di sicurezza. Mentre le alleanze difensive sono esclusive, cioè create per proteggersi dalle minacce di altri blocchi, le organizzazioni che proteggono la sicurezza devono essere inclusive, perchè sono tanto più efficaci quanto maggiore è il numero dei Paesi che ad esse aderiscono. E' proprio per queste ragioni che mi sono battuto affinchè si desse vita al Consiglio NATO-Russia coinvolgendo la Federazione Russa nell'architettura di sicurezza del mondo libero.

Sono orgoglioso di aver lavorato insieme al Presidente Bush e al Presidente Putin affinché questo avvenisse e affinché questa storica decisione che confermò definitivamente l'adesione della Federazione Russa all'Occidente ed ai suoi valori trovasse poi consacrazione proprio in Italia, allo storico Vertice di Pratica di Mare. Quel giorno del 2002 ha segnato la fine dell'incubo dell'annientamento reciproco di due blocchi armati e contrapposti, un incubo durato più di mezzo secolo. La NATO deve quindi restare lo strumento fondamentale per garantire la nostra sicurezza. Per questo le nuove capacità di Difesa Europea devono essere complementari a quelle della NATO. Insieme, NATO ed Unione Europea devono essere gli strumenti della democrazia per garantire la sicurezza nel mondo ormai globalizzato. Mi sono sempre adoperato per conseguire questo obiettivo che considero strategico e continuerò a farlo. In tale quadro le Nazioni Unite dovranno recuperare un ruolo centrale grazie ad un processo di riforme che le rendano più efficienti per rispondere alle nuove sfide del millennio.

Signor Presidente, i nostri valori di democrazia e di libertà hanno condotto l'Occidente ad assicurare ai nostri popoli una prosperità che non ha eguali nella storia dell'umanità. La storia ha dimostrato che soltanto la democrazia consente una solida economia di mercato perché libertà politica e libertà economica sono due facce della stessa medaglia. Siamo tuttavia consapevoli che vi sono Paesi del mondo che si stanno aprendo all'economia di mercato, ma nei quali non vi è ancora né autentica democrazia, né un sufficiente rispetto dei diritti dell'uomo. Questo impone ai Paesi più sviluppati e democratici di operare con determinazione affinché ovunque l'apertura al libero mercato si accompagni alla crescita delle istituzioni democratiche e al rispetto dei diritti dell'uomo. L'economia di mercato è sempre un motore formidabile per favorire la trasformazione dei Paesi con regimi autocratici od autoritari in vere e proprie democrazie. L'azione per l'espansione dell'economia di mercato nel mondo è quindi una parte essenziale dell'azione per l'affermazione dei nostri valori, per l'affermazione della libertà, per un mondo più sicuro, più solidale e più prospero.

Signor Presidente, Signor Vice Presidente, Signori membri del Congresso, i legami tra il popolo americano ed il popolo italiano hanno radici lontane e profonde. Sono sicuro che continueranno a rafforzarsi, e che gli Stati Uniti troveranno sempre nell'Italia una nazione con la quale condividere la medesima visione del mondo. Vorrei concludere ricordando una breve storia. La storia di un ragazzo che alla fine dei suoi studi liceali fu portato dal padre a visitare il cimitero in cui riposano molti giovani valorosi soldati, giovani che avevano attraversato l'Oceano per ridare dignità e libertà ad un popolo oppresso. Nel mostrargli quelle croci, quel padre fece giurare a quel ragazzo che non avrebbe mai dimenticato il supremo sacrificio con cui quei soldati americani avevano difeso la sua libertà. Gli fece giurare che avrebbe serbato per il loro Paese eterna gratitudine. Quel padre era mio padre, quel ragazzo ero io. Quel sacrificio e quel giuramento non li ho mai dimenticati e non li dimenticherò mai. Vi ringrazio.

Silvio Berlusconi











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18 giugno 2006

IL DISCORSO DEL DECENNALE.

Roma – 24 gennaio 2004 - Testo integrale del discorso del presidente Silvio Berlusconi pronunciato in occasione del Decennale di Forza Italia

Grazie, Don Gianni,
Forza Italia esiste ormai da dieci anni. Esiste, resiste e cresce e da dieci anni è il partito più votato dagli italiani. Coloro che, per polemica politica o per insipienza, continuano a negare la rilevanza di Forza Italia come evento storico della democrazia italiana ed europea semplicemente non hanno né il senso della storia né quello della democrazia. 
Davvero dieci anni fa non potevamo accettare che diventasse maggioranza politica chi non rappresentava la maggioranza del Paese. 
Non potevamo accettare che si impadronisse del potere chi aveva lucidamente e cinicamente organizzato una parte minoritaria del potere giudiziario per fini che non avevano nulla a che vedere con la giustizia. 
E allora abbiamo pensato a qualcosa di impossibile, a un miracolo, a un sogno. 
A un sogno grande e impegnativo, il sogno di un Paese davvero libero e finalmente moderno, di un Paese dove ciascuno potesse dare compimento ai suoi desideri, potesse realizzare i propri talenti, potesse sviluppare le proprie capacità, ma soprattutto il sogno di un Paese finalmente libero dall’odio ideologico che l’aveva dilaniato per decenni e ne aveva fatto una terra di frontiera, esposta a tanti rischi e a tante minacce.
Per capire il presente e poter costruire il futuro bisogna sempre far memoria del passato.  
Possiamo dire che il nostro Paese è stato avvelenato e addirittura insanguinato da una sorta di guerra civile permanente, cinquantennale, che nessun Paese occidentale ha dovuto subire e della quale ancora oggi si stenta a percepire la portata e la tragicità.  
Mi riferisco non solo al bagno di sangue che si è consumato dopo la fine della Seconda guerra mondiale e su cui solo recentemente si sono accesi dei riflettori, ma anche alla seminagione di odio ideologico e agli eventi dei decenni successivi.  
Vi basti soltanto un flash sul terribile periodo centrale nella vita della nostra generazione che va dal 1969 al 1980: quando si verificarono in Italia più di 12.000 fra attentati ed episodi di violenza politica, che provocarono più di 300 morti e più di 4.000 feriti. Praticamente attentati e violenze ogni giorno. Nessuna democrazia occidentale ha conosciuto un fenomeno simile. Che oltretutto è andato ben oltre il 1980.
E che è costato al Paese in termini di vite umane e di insicurezza, ma anche - e molto - in termini economici e di affidabilità internazionale. 
Don Gianni ci ha dato un affresco efficacissimo dei giorni del ’93 ma l’Italia già prima scontava delle anomalie particolari per essere una terra di frontiera, non solo geografica, ma anche politica, fra l’occidente della libertà e l’Impero del Gulag e del totalitarismo, un Impero - si ricordi - che puntava micidiali arsenali missilistici e militari contro le nostre città. 
E’ questa delicatissima situazione geopolitica - amplificata all’interno dalla presenza del più forte Partito Comunista dell’Occidente - che dette origine a tutta una serie di gravi anomalie.

Come  
1) l’eccessiva presenza dello Stato nell’economia e nella vita sociale,
2) un peso improprio dei sindacati,
3) l’accumulazione di un enorme debito pubblico per mantenere un sistema fortemente assistenzialistico,
4) la necessità – per i partiti democratici - di avere macchine organizzative che potessero essere concorrenziali col Partito Comunista e quindi di trovare fonti di finanziamento,
5) l’infiltrazione di uomini della sinistra in tutte le istituzioni a partire dalla magistratura.
6) E infine la tentazione per l’Italia - pur salda alleata degli Usa - di giocare su vari tavoli in politica estera, annacquando talora la propria appartenenza “atlantica”.
Da questo scenario era derivata anche una cinquantennale instabilità politica che aveva prodotto un governo all’anno e che dunque aveva reso impossibile un vero buon governo, del Paese. 
Tutte queste anomalie, come tanti nodi irrisolti, vennero al pettine dopo la caduta del Muro di Berlino. 
Il crollo per implosione dei sistemi comunisti che avevano prodotto solo miseria, terrore e morte, anziché travolgere definitivamente chi, qui da noi, aveva professato quell’ideologia e si era reso complice di quei regimi, produsse l’effetto opposto.  
I partiti democratici si trovarono sul banco degli accusati e il tritacarne mediatico-giudiziario non colpì solo i fenomeni di corruzione che era giusto colpire, ma colpì lo stesso sistema democratico. Mentre veniva messa in discussione la sovranità del popolo elettore e quella del Parlamento, i referendum elettorali annunciavano effetti dirompenti potendo consegnare la maggioranza parlamentare nelle mani di chi – come la Sinistra – continuava ad essere minoranza nel Paese. 
Intanto la spinta alla globalizzazione dell’economia e all’integrazione europea col Trattato di Maastricht rendeva ormai insostenibile il debito pubblico facendo temere la bancarotta dello Stato o la sostanziale spaccatura del Paese, fra un Nord autosufficiente e un Sud ancora drammaticamente in ritardo.
Era un momento davvero difficile ed anche carico di pericoli per la nostra Patria. 
 
Agli inizi degli anni Novanta, proprio quando ovunque nel mondo l’ideologia e la pratica comunista venivano sepolte sotto il peso delle decine di milioni di morti e delle immani sofferenze inferte a miliardi di persone, nel nostro Paese gli eredi diretti del comunismo, gli ex-post-neo comunisti,  tentarono di  realizzare il loro disegno di sempre: conquistare il potere non attraverso libere elezioni, non attraverso l’acquisizione del libero consenso dei cittadini, ma attraverso l’eliminazione per via giudiziaria degli avversari: una malsana attitudine che purtroppo fa parte del loro DNA.  
Dieci anni fa, in Italia, i comunisti erano comunisti. Erano comunisti di fatto e di simbolo: di falce e di martello.
In questo terremoto che travolgeva ad un tempo la democrazia politica, la divisione dei poteri e l’economia, in questo caos, in una stagione così drammatica, noi abbiamo osato tradurre il nostro sogno in un progetto concreto. Lo abbiamo costruito, questo progetto, lo abbiamo difeso, lo abbiamo realizzato.  
E abbiamo dato una casa, una strada, una opportunità, a tutte le spinte di autentico rinnovamento, che potevano invece risultare distruttive se non avessero trovato un loro sbocco democratico. 
I moderati italiani, la base sociale dei partiti democratici annientati, avevano bisogno di chi rappresentasse il loro desiderio di rinnovamento e di modernizzazione dello Stato.
Forza Italia nacque così.
Nacque facendo suo da subito il meglio delle tradizioni democratiche italiane: la necessità tipicamente liberale di ridurre il peso di uno statalismo eccessivo e di un fiscalismo esoso, la volontà propria della tradizione laico-repubblicana di rimettere ordine nei conti dello Stato, il bisogno - avvertito dal riformismo socialista - di modernizzare le istituzioni e le infrastrutture, e di valorizzare i ceti più dinamici, con la necessità di riportare la sovranità laddove la pone la Costituzione e non nelle procure. Infine i valori della dottrina sociale cattolica, dalla sussidiarietà al primato della persona umana, nel rispetto delle radici culturali del Paese. Ed in effetti si iscrissero a Forza Italia anche molti cattolici che avevano militato nella Dc e che non volevano rinnegare gli ideali di tutta la loro storia. 
Nessuno mai era riuscito in un Paese democratico a dar vita, in così poco tempo, a un movimento politico che fosse capace di una tale sintesi e che appena arrivato sulla scena sapesse conquistare, immediatamente, il primato, con il libero e convinto voto dei cittadini.  
Nessuno può realizzare un’impresa del genere se il suo sogno non è lo stesso sogno di tanti, non è condiviso da tanti. 

E nessuna impresa del genere poteva resistere negli anni, resistere agli attacchi più micidiali e sleali, consolidarsi, conquistare il riconoscimento del più grande gruppo politico europeo, il Ppe, e tornare a vincere, se quel sogno non fosse stato profondamente radicato nei cuori, nelle intelligenze e nelle aspettative di tutti gli italiani di buon senso e di buona volontà. 
Il nostro è infatti il sogno, la speranza di questi italiani: avanti Italia, metticela tutta, forza azzurri, forza Italia!
Ancora, in quel gennaio 1994, non ci “limitammo” a realizzare questa impresa temeraria, che a tutti sembrava impossibile: facemmo di più. 
Ci riuscì di coalizzare attorno ad essa quelle spinte di rinnovamento che altrimenti avrebbero potuto avere esiti negativi. 
Vi erano infatti istanze federaliste che rappresentavano il desiderio di autonomia e di autogoverno delle diverse comunità rispetto al vecchio centralismo. E vi era anche una destra la cui evoluzione occidentale e liberale era matura e che invece rischiava di essere utilizzata strumentalmente dal dilagante giustizialismo che stava mettendo a repentaglio lo stato democratico. 
Nacque così il Polo delle libertà e si compì questa doppia impresa in tempi da record: ci mettemmo tutto il coraggio e tutta la generosità di cui eravamo capaci, certo, ma ci riuscimmo soprattutto perché erano tantissimi gli italiani “liberi e forti”, come li aveva chiamati Don Sturzo, che non volevano i comunisti al governo, che volevano affermare la dignità del loro passato ed erano disposti a battersi per dare una speranza al loro futur 
Certo, ciascuno di noi avrebbe potuto dire di no, avrebbe potuto sottrarsi a quell’appuntamento, avrebbe potuto far finta di non sentire ciò che quel momento storico richiedeva, ciascuno di noi avrebbe potuto disinteressarsi delle sorti dell’Italia, avrebbe potuto preoccuparsi soltanto del suo interesse particolare, o - ancora più facilmente - magari intrupparsi sotto le insegne di coloro che venivano annunciati come i nuovi padroni, i sicuri vincitori.  
Certamente il calcolo della convenienza individuale portava in quella comoda direzione.

  Noi invece decidemmo di rispondere sì a quella “chiamata alle armi” come io ebbi a definirla.  
Scegliemmo, e ogni mattina torniamo a scegliere, un’altra strada, quella più ardua e pericolosa, quella del coraggio e dell’impegno, quella della dedizione e del disinteresse, quella del lavoro duro, dell’amore per il nostro Paese, quella della libertà, quella che anche oggi, dopo dieci anni, fa gridare ancora al nostro cuore, con passione, con entusiasmo, con fiducia: Forza Italia! 
Ed oggi - lo dico con orgoglio, consapevole del tanto lavoro che resta ancora da fare - oggi, la salvezza e la rinascita della nostra Italia - pensando al baratro di dieci anni fa - è evidente, è chiara, è incontrovertibile. 
E’ uno dei grandi meriti di Forza Italia - un merito davvero storico – anche quello di essere riuscita a far convergere in un unico movimento la parte migliore della cultura politica del cattolicesimo, del liberalismo e del socialismo. 
I loro principi sono i nostri principi e proprio per questo, perché queste sono le nostre origini, perché queste sono le nostre idee, noi non possiamo fare e non faremo mai alcun compromesso sui principi con quelle forze politiche che si richiamano al comunismo, o con quelle che con il comunismo si dimostrino conniventi.  
Il comunismo non è stato soltanto un regime politico che per decenni ha dominato miliardi di individui e che ancora in troppi Paesi continua a sopravvivere, negando i diritti fondamentali dell'uomo.  
Il comunismo, che con il nazismo è stata l’ideologia più disumana e criminale della storia dell’uomo, prima ancora di diventare regime politico, è stato ed è una forma mentale. E' un modo di concepire la società, l'individuo, il potere, il ruolo e la struttura del partito.  
Vi sono due modi diversi di essere comunisti. Ve ne è uno palese, che è quello di Rifondazione Comunista e del Partito dei comunisti italiani. Non vi è bisogno di dilungarsi su di esso, tanto è assurda la posizione di chi ritiene che il comunismo sia un'ideologia che possa rappresentare il futuro e il bene dell'umanità. 
Ma ve ne è uno meno palese, e proprio per questo più pericoloso. E' il modo di essere comunisti senza comunismo. E' il metodo di rinnegare il proprio stesso passato comunista, di lavarsi pilatescamente le mani di fronte all'evidenza delle decine di milioni di vittime del comunismo, ma di mantenere i metodi di lotta politica del partito comunista, di mantenere l'obbiettivo di una egemonia del proprio partito – qualunque sia il suo nuovo nome -  sulla società civile, sulla cultura, sull'economia, sulla magistratura, sull’informazione, sulle istituzioni.  
E' l'idea di piegare il diritto alla politica, non di sottomettere la politica ai principi superiori del diritto e della coscienza.  
E' l'idea dello Stato al servizio del partito, dello Stato terra di conquista per gli apparati partitici, non dello Stato che deve essere al di sopra dei partiti e degli interessi di parte.
Cari amici: valore della persona, democrazia, economia di mercato. Per noi  questi tre concetti sono intimamente legati. Per noi le istituzioni sociali, politiche ed economiche esistono e trovano la loro legittimità per tutelare la libertà e la prosperità della persona. 
Per noi la libertà è un diritto degli individui che precede la società e precede lo Stato.
Lo Stato esiste per proteggere la libertà di tutti, ma non è esso la fonte della libertà di tutti. Per questa ragione lo Stato che vogliamo, lo Stato della tradizione liberaldemocratica, è uno Stato con poteri forti ma rigidamente limitati. Dentro la sfera che gli è propria, lo Stato deve avere tutto il potere necessario. Al di fuori di questa sfera, non deve averne nessuno. Questi principi li avete appena ascoltati dalla voce dei nostri giovani. 
Non c’è nulla in comune tra la nostra visione della democrazia e dello Stato e quella degli eredi delle ideologie totalitarie. Per costoro lo Stato viene prima dei cittadini. Tutti i diritti dei cittadini sono nulla di fronte al potere delle maggioranze politiche, che possono concederli o revocarli a seconda della propria convenienza. Questo è vero per i diritti civili, per i diritti individuali, per i diritti economici.  
I nostri maestri, i maestri del pensiero liberaldemocratico ci hanno insegnato che il criterio di un’autentica democrazia non è il potere della maggioranza. E' esattamente il suo contrario. E' il rispetto dei diritti della minoranza, sino a quell'estrema minoranza che è rappresentata da ogni singolo cittadino. Il potere politico ha la sua ragion d'essere soltanto in tanto e per quanto protegge i diritti individuali.
Su questi principi Forza Italia è nata ed è fondata. Con questi principi Forza Italia esiste e continuerà ad esistere per difendere la libertà, e soprattutto per ampliare la libertà.  
Perché la libertà va continuamente ampliata, perché l'esperienza storica ci insegna che se essa non cresce, se non si espande, è destinata a regredire.  
Se rileggiamo dopo dieci anni il nostro programma politico ci accorgiamo che non è invecchiato: che è attuale come allora e che può ispirare ora come allora la nostra azione politica. 
Non è invecchiato per una ragione molto semplice, perché è un programma antico, potremmo dire tanto antico quanto lo è l’aspirazione fondamentale dell’uomo, quella alla libertà. 
E’ antico e perciò semplice: dice cosa va messo al centro e cosa non ci va messo: la persona e la sua libertà al centro, lo Stato al suo servizio. 
Non abbiamo avuto difficoltà a ritrovare i padri nei quali riconoscerci perché gli esponenti di questo pensiero politico non debbono subire la purificazione della memoria. Einaudi, Rosselli, De Gasperi, Sturzo cosa hanno detto che la storia ha cancellato? O piuttosto non hanno detto cose che sono rese oggi ancora più attuali dopo decenni di volontaria e colpevole dimenticanza?  
Quello della libertà è il filo di Arianna di questi dieci anni della nostra storia.  
Abbiamo cercato la libertà, ci siamo battuti e ci battiamo per la libertà. In molti hanno tentato di spezzare questo filo di Arianna. In tanti altri hanno tentato di confonderlo con tanti altri fili che non c’entrano con noi e con la nostra storia. Ci hanno provato e ci proveranno ancora ma non ci riusciranno per un motivo molto semplice. Questo filo di Arianna non ce lo siamo inventato, non è una fantasia: è saldamente ancorato nelle menti, nelle coscienze e nei cuori  di milioni di donne e uomini del nostro Paese che ad ogni elezione ce lo dimostrano e lo dimostrano anche a coloro che vorrebbero irriderlo o negarlo. A noi interessano di più i voti delle dicerie e i voti ci confortano da dieci anni e ci confermano che la strada è quella giusta e che il filo tiene.
In questi dieci anni in ogni tema che abbiamo affrontato, dal governo e dall’opposizione, al livello nazionale come a quello europeo e locale, ci siamo sempre trovati innanzi dei macigni lasciati da chi ci ha preceduto,
prodotti di una cultura statalista, dirigista, di sinistra.  
E’ stato così per l’economia assistita che abbiamo iniziato a far marciare sulle via del mercato.  
E’ stato così per lo Stato assistenziale che stiamo trasformando in Stato sociale.  
E’ stato così anche per il mercato del lavoro che stiamo trasformando da mercato dei privilegi di pochi a mercato delle opportunità per tutti.  
E’ stato così per la giustizia che stiamo trasformando da strumento di lotta politica di una parte a sistema di garanzia delle libertà di tutti.  
E’ stato così per il Mezzogiorno che da soggetto considerato sempre e solo bisognoso di aiuto stiamo trasformando, con la collaborazione delle regioni da noi governate, in soggetto autonomo e capace di produrre da solo il proprio futuro. 
E’ stato così per la riforma dello Stato che stiamo trasformando in Stato federale per un avvicinamento reale dei cittadini ai luoghi delle decisioni. Noi andiamo volentieri a farci giudicare più da vicino dai cittadini, non per sfasciare lo Stato o l’unità nazionale, ma perché non abbiamo paura di farci controllare ancora meglio in ciò
che facciamo.
  
Ci siamo trovati e ci troviamo dinanzi decenni di storia, di incrostazioni, di degenerazioni.  
Ci siamo trovati dinanzi un’opinione pubblica guidata da drappelli di difensori della vecchia Italia, dell’Italia di prima.
Dobbiamo fare i conti con corporazioni, soprattutto corporazioni, che difendono sovente soltanto il loro potere, anzi meglio, il potere e gli interessi dei loro dirigenti e non quelli dei loro iscritti. Ci troviamo dinanzi un vero e proprio Muro di Berlino domestico, nostrano, che ci divide dall’Italia delle libertà. 
Ma piano piano, con la pazienza dei veri riformatori andiamo avanti. Le nostre idee stanno cominciando a far breccia soprattutto perché gli italiani iniziano a capire e ad apprezzare la differenza tra un programma di governo liberale e popolare e un programma di governo populista, come quello delle sinistre varie ed eventuali. 
Nel codice genetico della sinistra c’è l’idea che una parte della società debba prevalere sull’altra e per questo si battono. Non ne escono. E proteggono chi entra in quella parte capitalisti compresi. Non c’è nulla da fare. E’ più forte di loro. E’ la loro storia, la loro cultura, la loro tradizione politica.  
Un programma liberale invece opera per tutti, non fà riforme per le singole corporazioni, non spende i soldi pubblici per una parte piuttosto che per un’altra. Fa riforme per il bene comune e non per l’interesse di pochi. Per questo i cittadini si riconoscono nel nostro programma. Per questo in molti che non votavano per noi, dopo dieci anni, cominciano ad interrogarsi.  
Noi abbiamo proposto agli italiani un modello di politica economica e sociale che tiene insieme i talenti di chi sa produrre ricchezza e i bisogni di chi deve essere aiutato per essere messo in grado di farcela da solo. In questo senso vanno le riforme fiscali, quelle del mercato del lavoro, delle pensioni e del welfare. Dopo decenni di letargo, il risveglio della macchina delle riforme non è stato facile. Passare dall’Italia dei privilegi e della spesa pubblica a quella delle opportunità e della produzione vera e trasparente delle risorse non è stato facile.  
Liberare il mercato è l’unica strada che può permetterci di trovare le risorse per sviluppare delle vere e proprie reti di protezione sociale. Fu la grande lezione di un grande liberale, come Luigi Einaudi. Se fosse stata applicata al momento giusto oggi non ci troveremmo con quel debito che strozza la nostra libertà di azione nel governo del Paese e nelle riforme. 
Non facciamo debiti oggi per non gravare sulle generazioni future. E’ un principio etico di base. Ci comporteremmo allo stesso  modo anche se Maastricht non ci fosse perché il non far debiti per noi non nasce da un obbligo, risponde piuttosto ad un principio di etica politica pari a quello di non espropriare il reddito dei cittadini in una misura maggiore di un terzo di ciò che guadagnano.   Lo dicemmo e lo ripetiamo. Non è cambiato nulla.  
La riduzione delle tasse l’abbiamo cominciata a fare, la porteremo a termine appena l’economia ce lo consentirà. Non crediamo, come qualcuno ha detto anche di recente, che per avere più Stato sociale occorrano più tasse. Più tasse significano sempre meno, non più Stato sociale. Perché tasse elevate indeboliscono l’economia di un Paese e dunque anche la sua capacità di assicurare le risorse necessarie per pagare i servizi sociali.  
La sinistra prova a spezzare il nostro filo d’Arianna della libertà interpretando in modo mendace, in modo confuso e ideologico i nostri interventi in materia di giustizia. Le innovazioni che noi proponiamo sono la normalità negli altri Paesi occidentali. L’anomalia non siamo noi e le nostre riforme, l’anomalia sono loro e l’uso che loro fanno della giustizia.
Per dirla ancora più chiaramente, vedono venir meno la giustizia come strumento di lotta politica e allora gridano allo scandalo. Ma si tratta solo della loro paura di dover fare la battaglia politica non come noi, cercando il consenso dei cittadini sulle idee e sui programmi, ma come loro sono abituati a fare, per mezzo di strumenti impropri come la giustizia politica.
La sinistra prova anche a spezzare questo nostro filo interpretando a sproposito il dibattito all’interno della maggioranza di Governo, dentro la Casa delle Libertà. 
 Noi e i nostri alleati veniamo da storie diverse, ma capisco che può far rabbia a chi non riesce neanche a costruire una lista unitaria, se non nell’apparenza, vedere che, sia pure nella normale dialettica politica, questa coalizione tiene ormai da molti anni: all’opposizione come al governo del Paese, in Europa e nei comuni, nelle regioni e nelle provincie fino ai consigli di zona. 
Loro invece, nella precedente legislatura, hanno cambiato tre presidenti del  Consiglio senza discutere tanto, perché, in realtà, non c’era nulla da discutere. C’era il disaccordo totale e insanabile su tutte le scelte di fondo del nostro Paese e anche su cosa dovesse fare l’Italia sulla scena internazionale. Cioè sull’elemento caratterizzante del nostro Paese agli occhi del mondo. 
 Dalla loro parte, togliendo l’odio personale, viscerale, ai limiti del maniacale, per Silvio Berlusconi, non sono uniti su nulla. Per unirsi veramente dovrebbero sbarazzarsi di alcune formazioni politiche e dunque di consensi che, alla fine, li porterebbero a prendere percentuali assai ridotte di voti. Altrimenti debbono accettare l’accozzaglia delle idee e dei programmi e cercare di nasconderla agli elettori per raccattare un po’ di voti. 
Noi questo problema non lo abbiamo. La concezione sociale e nazionale di Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, la concezione federalista della Lega di Umberto Bossi e il patrimonio della Dottrina Sociale della Chiesa cui si riferisce l’Udc non sono in contrasto con la tradizione liberale, cattolica, sociale e popolare che è rappresentata da noi. Tutto si tiene bene insieme. Perché tutte queste tradizioni si radicano nel concetto della persona e della sua libertà al centro e sul primato della persona, della famiglia, della economia, della società sullo Stato.  
Queste sono le radici comuni che ci guidano, che ci hanno guidato e che ci guideranno. Se perdessimo questo faro perderemmo con esso il senso stesso, la rotta della nostra esistenza. 
Quando ci confrontiamo tra noi, lo facciamo partendo da una base comune di valori, di idee, di progetti che ci uniscono, perché c’è un programma comune per il nostro Paese. Lo facciamo in modo trasparente, qualche volta anche troppo, qualche volta senza utilizzare la minima malizia. E quando i nostri alleati discutono tra di loro, continuiamo  ad invitarli a tenere a mente i risultati fin qui conseguiti insieme e a non offuscarli con le polemiche inutili. Li invitiamo sempre a rendersi conto che i nostri elettori e il Paese non ci perdonerebbero mai di abbandonare l’impegno e il lavoro fatto insieme finora, per insistere sulla via delle battute, delle polemiche, delle beghe politicanti.
Lasciamo ai nostri avversari il gioco della vecchia politica, la politica delle chiacchiere, delle baruffe, dei veti incrociati. Noi siamo scesi in campo non solo per salvare l’Italia e per cambiarla, ma anche per cambiare il modo stesso di fare politica. Non ne possiamo più di quello che ho definito come il teatrino della politica! La porta del Presidente del Consiglio è sempre aperta: perché parlarsi attraverso dichiarazioni, comunicati, agenzie, che fanno apparire divisa una coalizione che, solo guardando a questi ultimi mesi, è riuscita a trovare l’accordo su temi difficilissimi e complessi come
1)   la riforma della scuola,
2)  come una complicata finanziaria per il 2004,
3)  come una riforma coraggiosa delle pensioni,
4)   come una grande riforma delle istituzioni,
e ora stiamo trovando un’intesa piena e convinta su un tema così importante e delicato come la difesa dei risparmiatori.
I nostri elettori ci possono perdonare molte cose, ma non ci perdonerebbero mai se non riuscissimo ad andare d’accordo, se non sapessimo tenere unita la squadra.  

Care amiche e cari amici,
abbiamo assunto la responsabilità di governo ereditando dalle sinistre un’Italia indebolita economicamente e soprattutto indebolita nella sua fiducia in se stessa.  
Abbiamo dovuto governare con una delle più drammatiche stagnazioni economiche degli ultimi decenni.
Tre anni fa il mondo era diverso: era in pace e con positive prospettive di sviluppo. 
La Commissione Europea ed il Fondo Monetario Internazionale stimavano per l’Europa una crescita del 3 per cento all’anno. 
Poi, con l’11 settembre, tutto è improvvisamente cambiato:
-  due conflitti in due anni, con un fortissimo squilibrio nella geopolitica del mondo;
- la crisi delle “borse” mondiali che, ora possiamo ben dire, è stata una crisi paragonabile a quella del 1929;
- una competizione internazionale che si è fatta più difficile per l’affermarsi sulla scena di nuovi concorrenti sempre più agguerriti e disinvolti, quasi senza regole;
- l’impatto del passaggio dalla lira all’euro che ha causato un impressionante effetto di carovita; a questo proposito: cercare di capire cosa sia realmente accaduto con il cambio della moneta non significa combattere l’euro; cercare di affrontare i problemi creati a tanti cittadini dalla nuova moneta non significa disconoscere i vantaggi dell’euro che pure ci sono; cercare di contenere l’aumento dei prezzi non significa essere euroscettici; al contrario significa lavorare per quella stabilità che l’euro ci ha garantito e che noi continueremo ad assicurare al nostro Paese in Europa.
-  da ultimo, ed è la drammatica cronaca di questi giorni, una serie continua di frodi e di crisi, che hanno distrutto ricchezza su vasta scala, che hanno colpito molti risparmiatori e che hanno recato un grave danno all’immagine del nostro sistema finanziario. Il governo si è fatto carico fin dal primo momento di salvare i posti di lavoro e di garantire la continuità delle imprese e si sta ora preoccupando della tutela dei risparmiatori. 
Nessuno di questi fenomeni era prevedibile nella sua reale dimensione. 
Non solo. Nessuno poteva prevedere la concentrazione di tutti questi cinque fenomeni, tutti insieme ed in soli tre anni. 
Eppure, ce la stiamo facendo: grazie agli italiani, grazie alla capacità dei nostri lavoratori e dei nostri imprenditori; grazie alla civiltà ed alla forza del nostro Paese. E grazie anche a noi e al nostro Governo. 
Abbiamo gestito il debito che abbiamo ereditato, il terzo debito pubblico del mondo, passando attraverso una crisi mondiale, la più difficile del dopoguerra e lo abbiamo fatto senza mettere le mani nelle tasche degli italiani.  
In questo contesto difficilissimo il nostro governo è riuscito ad ottenere risultati straordinari. Abbiamo aumentato le pensioni minime, abbiamo avviato la costruzione di un grande numero di infrastrutture. Tutto questo, voglio ripeterlo, senza aumentare la pressione fiscale, e nel pieno rispetto - unico tra i grandi Paesi dell’area dell’Euro - dei parametri di Maastricht.  
Vorrei sottolineare quest’ultimo dato, perché dimostra come il nostro è il vero ed autentico governo europeista, che crede nell’Unione Europea e lo prova con i fatti, non con le dichiarazioni  subito smentite dai comportamenti opportunistici dettati dall’egoismo nazionalista.  
In un clima economico internazionale di stagnazione, siamo il solo grande Paese europeo che è riuscito a diminuire la disoccupazione, che era al 12 per cento quando abbiamo assunto il governo, ed è oggi all’8,5 per cento. Questo significa 750 mila posti di lavoro in più.  
E tutto ciò mentre per il terzo anno consecutivo ci presentiamo al Paese senza aver aumentato un solo euro di tasse, un traguardo storico, ed essendo riusciti a tenere in ordine i conti pubblici:
1)    mentre cancellavamo le tasse per i redditi più bassi,
2) mentre portavamo al livello promesso le pensioni minime,
3) mentre assicuravamo contributi alla maternità e alla famiglia.  
Con questo Governo, 28 milioni di italiani, di cui 9 milioni di pensionati, pagano un po’ meno tasse di prima. I benefici maggiori sono concentrati nelle fasce meno fortunate della popolazione. Sono 700 mila i pensionati che non pagano più imposte a seguito della prima parte della riforma fiscale.
Sono salite a 516 euro (un milione all’anno) le detrazioni per i figli a carico. 
450 mila persone sono uscite dalla fascia della povertà.
L’aliquota dell’imposta sulle società è scesa al 33%. 
E’ stata cancellata l’imposta sulle successioni, che gravava soprattutto sui patrimoni piccoli e medi.  
Sono stati eliminati milioni di inutili adempimenti fiscali. 
Da un anno 320 mila aziende non pagano più l’Irap, e quasi tre milioni e mezzo ne pagano un po’ meno. 
Certo avremmo voluto fare di più, ma tutto ciò che era possibile è stato fatto. 
Se volete avere un’idea di quanto efficace sia stata l’azione del nostro governo, ponetevi questa domanda: cosa sarebbe accaduto se, in questa situazione, fosse stata al potere la sinistra? Di quanto sarebbero aumentate le tasse, quanti disoccupati in più avremmo avuto?  Basti pensare che la sinistra non ha fatto una, dico una sola proposta alternativa di politica economica riguardo alle questioni fondamentali. Credo che sia un primato europeo, se non mondiale, per una opposizione di un Paese democratico. 
La nostra azione di governo è stata anche profondamente riformatrice delle istituzioni e dell’economia.  
Vorrei ricordare la riforma del mercato del lavoro, la riforma che è costata la vita a Marco Biagi, e grazie alla quale si sono avuti e si avranno da subito ancor più posti di lavoro, di migliore qualità, e maggiori tutele per tutti i lavoratori, a partire dai giovani.  
Vorrei ricordare la riforma della scuola, grazie alla quale i nostri figli hanno la possibilità di una istruzione veramente formativa della personalità, una istruzione adatta alla società moderna.  
Vorrei ricordare la riforma del diritto societario, grazie alla quale è più facile aprire e gestire un’azienda, e che offre una maggiore tutela agli azionisti. 
Vorrei ricordare la digitalizzazione della pubblica amministrazione, grazie alla quale i cittadini avranno servizi migliori, e le imprese potranno lavorare meglio e con minori costi. 
Abbiamo avviato poi il piano delle grandi opere che darà all’Italia finalmente delle infrastrutture di livello europeo.  
Ancora: l’eliminazione degli sprechi con le nuove regole di efficienza nei ministeri, il pieno utilizzo, finalmente, dei fondi europei per il nostro Sud. Potremmo continuare a lungo, citando anche le nuove regole per la circolazione stradale che con la patente a punti ha già salvato tante vite umane. 

Vorrei ricordare poi le nuove attività di prevenzione dei reati e la lotta senza quartiere al crimine organizzato che stanno facendo dell’Italia uno dei Paesi più sicuri d’Europa.
Voglio ripeterlo: il nostro governo, con i provvedimenti varati, con i risultati già ottenuti e con la sua stabilità, è già una novità di portata storica in un Paese abituato a subire governi instabili e deboli. Ed è una novità storica anche perché per la prima volta una coalizione, attraverso il suo leader, ha sottoscritto con gli italiani un vero e proprio contratto, l’ha firmato dinanzi a milioni di cittadini e si è assunto precisi impegni cui sta tenendo assolutamente fede. Questo va sottolineato. 
Ma il nostro governo ha il tempo per andare avanti e fare ancora di più, e lo farà! E i risultati sinora conseguiti sono già superiori agli impegni presi. 
Infine, vorrei ricordare la riforma più importante, che è quella della forma di Stato e della forma di Governo. 
Come ben sapete, la Casa delle Libertà è nata non come un cartello elettorale, ma come una alleanza per governare e per cambiare le istituzioni del Paese.  
Voglio ripeterlo ancora una volta: una ragione decisiva per il nostro stare insieme, infatti, è stata ed è la convinzione che l’Italia ha bisogno di uno Stato autorevole ed efficiente, di governi stabili e forti, e di avvicinare quanto più possibile le decisioni politiche ai cittadini ed al territorio.  


Veniamo alla politica estera.
Grazie al nostro governo l’Italia ha riacquistato un ruolo di preminenza in Europa e nel mondo. Un esempio per tutti: l’accordo firmato a Pratica di Mare tra Nato e Russia, un evento storico che ha definitivamente conquistato la Federazione Russa all’Europa e all'Occidente, e per il quale il nostro contributo è stato essenziale. 
Abbiamo riportato l’Italia alla politica che fu la grande, lungimirante scelta strategica di De Gasperi: salda alleanza con gli Stati Uniti d’America e convinta tensione europeista.  
Il contributo dell’Italia a tante missioni di pace e quello in Afghanistan e in Iraq, non è per noi soltanto un motivo di orgoglio. Significa maggiore considerazione internazionale, maggiore stima, maggior peso politico per
il nostro Paese. Abbiamo sostenuto la responsabilità delle nostre missioni militari di pace nel mondo, anche pagando il  prezzo altissimo dei martiri di Nassiriya ai quali vogliamo rendere omaggio, ancora una volta, rinnovando la nostra commossa solidarietà ai loro cari e la nostra ammirata gratitudine per il loro comportamento. 
Noi non siamo faziosi come certi nostri avversari, non siamo accecati dall’ideologia. Perciò riconosciamo volentieri che anche i litigiosi governi del centrosinistra contribuirono a fare passi nella direzione della nostra responsabilità internazionale. Non vogliamo neanche, in questa sede, ricordare certi loro sbandamenti e certe loro incertezze, né confrontare la partecipazione alla guerra del Kossovo di ieri, con i proclami ultrapacifisti di qualche mese fa. 
Qui voglio solo sottolineare che quei loro governi - quando andarono nella direzione giusta - lo fecero sempre e soltanto grazie al voto determinante del centrodestra.  
Un fatto questo che dimostra due cose importanti.
Primo: che una vera forza di governo pensa innanzitutto al bene del Paese, prima che alla convenienza politica di parte. Così abbiamo fatto noi quando eravamo all’opposizione, così non fa il centrosinistra da quando è all’opposizione.  Secondo: che, qualora il centrosinistra avesse vinto le elezioni del 2001, il Paese non avrebbe avuto una maggioranza di governo capace – dopo il conflitto globale scoppiato con l’11 settembre 2001 – di assicurare una rotta chiara nell’alleanza strategica con i Paesi occidentali.
Noi, anche nei momenti più gravi, abbiamo dato prova di coerenza e di serietà.  
La nostra politica estera ha abbandonato le indecisioni ed i neutralismi dei governi della sinistra, per riaffermare nei fatti i valori della nostra civiltà.  
I tragici eventi dell’11 settembre del 2001 hanno dimostrato, ancora una volta, quanto sia vero che la libertà è un bene prezioso che è sempre minacciato. Prima dell’11 settembre i Paesi occidentali vivevano nella certezza della propria sicurezza. Vivevano nella certezza che nulla avrebbe potuto interferire con la propria vita civile e democratica.
Gli attentati dell’11 settembre hanno dimostrato che le democrazie occidentali si trovano di fronte ad un compito enorme: garantire la “libertà dalla paura” dei propri cittadini.   
Questa è oggi la nuova frontiera della libertà. Per difenderla vi è bisogno di avere una chiara consapevolezza di quali sono i valori fondamentali della nostra civiltà, quali sono i veri valori della persona umana, che cosa è veramente una democrazia. Perché è proprio in queste situazioni drammatiche che si vede la differenza tra le forze politiche autenticamente liberali, e quelle che liberali lo sono solo nella retorica. 
Come sarebbe possibile affidare il futuro del nostro Paese ad una sinistra che dimostra continuamente di non capire la differenza tra una grande democrazia come gli Stati Uniti d’America, e regimi dittatoriali come quello di Saddam Hussein o di Fidel Castro? Costoro hanno ancora una volta dimostrato di non capire cosa significhi la libertà, cosa significhino i diritti individuali, cosa significhi la democrazia. 
Noi dobbiamo lavorare per una grande alleanza di tutte le democrazie del mondo. Bisogna affermare con forza i valori che uniscono le democrazie liberali di tutte le parti del mondo, al di là delle differenze storiche o geografiche. Ciò che ci unisce è di gran lunga più importante di ciò che ci divide. Una alleanza di tutte le democrazie è il miglior strumento per liberare il mondo dalla paura del terrorismo internazionale, dalla paura dell’aggressione da parte degli Stati dominati da regimi illiberali.  
La battaglia per la libertà dalla paura non è una battaglia a vantaggio soltanto dei cittadini dei Paesi che sono già democratici. E’ anche una battaglia a vantaggio di tutti i popoli, anche di quelli che oggi vivono sotto regimi autoritari. Dobbiamo rifiutare fortemente l’idea, che oggi in troppi hanno a sinistra, ovvero che vi sarebbero dei popoli per i quali il regime migliore sarebbe un regime autoritario. Per costoro la democrazia liberale non può, e non deve essere diffusa ovunque, ma deve restare confinata al mondo occidentale. Costoro dimostrano un disprezzo intollerabile nei confronti della capacità di miliardi di persone nel mondo di saper apprezzare la libertà e la democrazia. La storia, per fortuna, ha dato un’altra risposta. Ha dimostrato come la libertà e la democrazia siano contagiose. Quando i popoli sono esposti al vento della libertà e della democrazia essi inevitabilmente rivendicano i propri diritti nei confronti dei propri governi. 
Questi i convincimenti che sono stati e sono alla base della nostra azione in politica estera. 

Care amiche, cari amici,
finora abbiamo fatto un buon lavoro ma le cose che ancora non funzionano sono tante. C’è ancora tanto da fare e gli ostacoli sono infiniti come infiniti sono i nemici delle riforme.  
Ma abbiamo dimostrato di saper governare e siamo consapevoli di essere l’unica chance, l’unica vera opportunità di questo Paese.  
Sembrerà un paradosso ma la storia, con singolare malizia,  ha ripartito i compiti, tra chi crea i problemi e chi li risolve. Loro li hanno creati, noi li stiamo risolvendo. Se non ci riusciremo noi non vedo chi altri potrebbe riuscirci, chi altri sarebbe in grado di realizzare la nuova Italia, l’Italia che abbiamo in mente. Perché questo cari amici, è sempre e comunque il nostro obiettivo, il nostro progetto, il nostro sogno. La forza di un sogno: cambiare l’Italia. 
Lasciatemelo evocare ancora una volta questo sogno in questa occasione festosa e solenne, in questo nostro primo decennale. 
Abbiamo in mente un’Italia in cui nessuno abbia da temere se vanno al governo i suoi avversari politici. 
Abbiamo in mente un’Italia in cui i cittadini non considerino le istituzioni come qualcosa di lontano e di ostile ma come qualcosa di vicino ed amico, come la loro casa, la casa  di tutti.  
Abbiamo in mente un Paese in cui ogni giovane che abbia fiducia in se stesso, nella sua possibilità di crescita e di successo, non si veda le porte chiuse quando vuole ottenere un prestito da investire nella casa o in un’impresa.  Abbiamo in mente un Paese in cui nessuno sia abbandonato nella miseria, nella malattia, nell’emarginazione, un Paese in cui tutti possano tenere aperta la porta alla speranza.  
Abbiamo in mente un Paese che sappia finalmente valorizzare il suo patrimonio  naturale, artistico e storico e che sia sempre più la meta ambita ed amata da milioni di visitatori da tutto il mondo.  
Abbiamo in mente un Paese in cui la verità vinca sulla menzogna, un Paese in cui la concretezza prevalga sulle chiacchiere, un Paese soprattutto in cui l’amore, l’amore  vinca sull’odio. Ebbene, Forza Italia vuole tutto questo, Forza Italia è tutto questo. È la forza di un ideale, la forza di un sogno, la forza di milioni di uomini e donne che vogliono restare liberi e che ogni giorno si impegnano per costruire il presente e preparare il futuro.  
E noi, tutti insieme, abbiamo l’orgoglio di rappresentare questa Italia che abbiamo in mente, che sogna con noi questo Paese diverso.  
Ho detto una volta che: “E’ sorta in questi anni un’altra Italia, umile e tenace, orgogliosa e onesta, moderata ma ferma nel difendere i principi di libertà, che non ha nessun passato da nascondere e che soprattutto non ha paura di sperare e di credere. Questa Italia siamo noi, si chiama Forza Italia.” 
Siamo noi la nuova Italia e sappiamo di avere di fronte a noi un cammino ancora lungo, carico di impegni, di sacrifici, ma anche di successi sicuri. Abbiamo fiducia in noi stessi, abbiamo fiducia in questa nuova Italia 
Ma già ora, possiamo fare insieme un bilancio di questi primi dieci anni. 
Chiedo a voi:
1) Era indispensabile la nostra discesa in campo?
2) Avete fatto bene a seguire la visionaria follia di chi vi parla?
3) E’ vero che questi dieci anni di battaglie e di passione sono stati utili e non sono trascorsi invano?
4) Vale la pena di proseguire nel nostro cammino?

Anch’io, se ripenso a dieci anni fa, se ripenso a quell’insopprimibile responsabilità che ho avvertito, dentro, se traccio un bilancio personale di questo periodo così difficile e cosi intenso della mia vita, se mi chiedo: lo rifaresti? Mi dico: sì, sì, lo rifarei.  
Perché, nonostante tutto, nonostante le infinite sofferenze, sono convinto che non ci sia nulla di più bello e più nobile che combattere per la libertà e per il bene del proprio Paese, “il Paese che amo” di quel gennaio  del ’94, e di poter combattere insieme ad amiche ed amici come voi, con il vostro entusiasmo, con la vostra passione, con la vostra forza. La forza di Forza Italia. Vi ringrazio, e vi do appuntamento, ancora qui, nel 2014!  
Vi abbraccio tutti, vi abbraccio uno per uno.


Silvio Berlusconi








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16 giugno 2006

TI RICORDI KOMPAGNO PACIFISTA?

Ho trovato questa "chicca" sui compagni pacifisti, mi è sembrata così bella e sempre attualissima che non posso fare a meno di condividerla con voi.

Da www.uomoqualunque.it :

" TE LO RICORDI COMPAGNO PACIFISTA? "

Ti ricordi compagno del tuo passato? Di quando “uccidere un fascista non era reato”? Ti ricordi di quando – anche allora – marciavate per la pace, ma lasciavate per terra qualche testa aperta a colpi di chiave inglese? Ti ricordi di Praga e dei tuoi carri armati… e prima ancora di Budapest o di quando sedevi in trattoria con chi voleva Trieste iugoslava? Ti ricordi compagno di quel muro che ha diviso l’Europa e delle tante guerre che le svariate “armate rosse” portavano in giro per il mondo? Ti ricordi compagno quando i tuoi segretari del PCI stringevano le mani dei dittatori più sanguinari della storia? Ti ricordi le fosse comuni, i gulag e ti ricordi le foibe? Ti ricordi compagno i missili puntati contro l’Occidente… e i Vopos, te li ricordi?
Ti vengono in mente ogni tanto questi trascorsi?

Ti ricordi compagno, quando per te era giusto fare il tifo per l’URSS anche nelle partite di calcio contro la nostra nazionale? Ti ricordi quando bruciavate i tricolori? Ti ricordi di chi sputò sulla tomba di Nazario Sauro? Ti ricordi compagno, di quando impedivate a noi di entrare a scuola o all’università e di quante mani grondanti di sangue impugnavano le tue bandiere nelle manifestazioni? Ti ricordi compagno delle brigate rosse, di quello che scrivevate sui giornali, di come diventava atto di giustizia proletaria rubare, rapire, gambizzare, uccidere?
Te le ricordi queste cose? Le facevate anche allora “in nome della pace”.

Se tutto ciò ti sembra lontano, ricorderai compagno di quando tu stesso, non più tardi di ieri, rompevi vetrine e bruciavi cassonetti e auto parcheggiate. Ricordi senz’altro gli assaltati con il volto coperto, le bottiglie molotov, i sassi e le spranghe contro i carabinieri. Almeno questo lo ricordi, compagno pacifista?

Caro compagno, se l’Italia è ancora un paese democratico, civile e – guarda un po’… - persino pacifico, non lo dobbiamo certo a te e sappiamo benissimo cosa vuol dire per te nascondersi dietro una bandiera arcobaleno, così come Togliatti, sessant’anni fa, si nascondeva dietro alla “colomba della pace”. Lo conosciamo il tuo pacifismo per disarmare gli altri.
Ma è possibile che non se ne ricordino anche i cattolici? Possibile che i preti abbiano dimenticato la Spagna, Midtzenty, la Chiesa del silenzio, le persecuzioni in Cina…
Non ti ricordi compagno sacerdote pacifista??

Fausto Longo





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16 giugno 2006

SEQUESTRATI 43 MILIONI DI EURO...

Leggo in un ANSA che la Procura di Milano  ha sequestrato ai "compagni di merende" di Fassino&D'Alema, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti, ex presidente e vice di Unipol,43 milioni di euro su 8 conti correnti presso istituti di credito italiani nell'ambito dell'inchiesta sulla scalata Antonveneta. Il sequestro è stato eseguito dai militari della Guardia Finanza.

La richiesta della procura di effettuare il sequestro, si baserebbe su due elementi: quel denaro sarebbe frutto di plusvalenze su operazioni di trading realizzate da Bpi evadendo il credito di imposta sul capital gain.

Gli interessati affermano  che le plusvalenze sarebbero state il risultato di operazioni di mercato definite con Giovanni Consorte ed Emilio Gnutti e finalizzate al pagamento di consulenze fornite a Hopa e Gp Finanziaria per l'operazione Olivetti-Telecom.

Ma se la Coop sei tu,chi può darti di più???

  





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15 giugno 2006

E' INIZIATA LA VERIFICA DEL VOTO DEL 9/10 APRILE.

LA GIUNTA per il Regolamento ha dato ieri pomeriggio via libera a quella per le Elezioni per cominciare la verifica del voto del 9-10 aprile scorso, anche se il regolamento di quest’ultima è ancora modellato sul vecchio sistema elettorale. Subito dopo questa decisione il presidente della Giunta per le elezioni Donato Bruno (FI) ha assegnato l’incarico di relatore ad un membro della stessa per ciascuna delle circoscrizioni elettorali della Camera, mentre altri due si occuperanno di quelle estere. Lo stesso Bruno lavorerà invece alla circoscrizione nazionale che attribuisce il premio di maggioranza.

Si comincia quindi oggi con il controllo delle schede nulle e bianche,successivamente ci sarà il controllo dei verbali di sezione e degli uffici circoscrizionali.

Forse sapremo che fine hanno  fatto circa 153.000 schede mancanti all'appello per cui secondo i dati del Viminale confermati poi dalla cassazione hanno votato 39.402.384 elettori,mentre le schede effettivamente scrutinate sono state 39.249.190,di cui 1.095.847 nulle o bianche e 38.153.343 contrassegnate da voti validi,mancano quindi 153.194 schede,che non si sa dove sono finite.







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14 giugno 2006

COME SI ORGANIZZA LA FELICITA'.....

Battuta della showgirl durante la registrazione del programma: «Non ho mai baciato un politico». E l'onorevole non si tira indietro

ROMA - Un inizio col botto. Anzi, col bacio. La prima puntata di «Grimilde», il nuovo talk show di Alba Parietti in onda da domenica 18 giugno su Italia 1, fa già parlare di sé. Un po' per i nomi delle nove «streghe» che hanno accettato la mela "avvelenata" fatta di domande scomode della conduttrice (tra loro Wanna Marchi e la figlia Stefania). Un po' per il bacio «infuocato» tra Vladimir Luxuria e Alba Parietti.

Tutto sarebbe nato durante la registrazione della prima puntata da una battuta della showgirl: «Non ho mai baciato un politico. Posso farlo ora?». La parlamentare di Rifondazione Comunista non si è tirata indietro. Immediato è scattato il bacio con la Parietti.


Scusate devo staccare, questa foto mi sta provocando effetti collaterali devastanti,vado a vomitare....









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14 giugno 2006

NAPOLITANO,PERSONA NON GRADITA IN UNGHERIA.

 I superstiti  dei partecipanti alla rivolta ungherese del 1956 contro il regime comunista hanno criticato l'invito ufficiale per una visita rivolto al presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano, già dirigente del partito comunista italiano, alle celebrazioni per il 50° anniversario dell'insurrezione antisovietica.

Alcuni dei più conosciuti protagonisti della rivolta del 1956, Sandor Racz, Laszlo Balas Piri e la deputata conservatrice Maria Wittner, in una lettera aperta a Solyom, diffusa dall'agenzia di stampa nazionale Mti, hanno criticato l'invito.

"Nel ruolo di sopravvissuti della rivolta del '56, protestiamo nel modo più fermo contro il suo invito ad un politico... anche se presidente della Repubblica Italiana, che diede sostegno internazionale agli assassini sovietici per schiacciare nel sangue i desiderio di libertà dell'Ungheria", hanno detto.

La rivolta ungherese contro il regime sovietico, iniziata il 23 ottobre 1956, fu repressa dai carri armati sovietici due settimane dopo.

Come ricordato dalla stampa italiana, Napolitano approvò nel 1956 l'intervento sovietico che fu seguito da centinaia di esecuzioni, compresa quella del primo ministro Imre Nagy.

Subito dopo l'elezione di Napolitano,io auspicavo che si recasse in Ungheria a depositare una corona di fiori sulla tomba di Nagy e dei martiri della rivolta di Budapest,ne avevo parlato qui.

Se si presenta così e chiede scusa ai superstiti puo' essere che venga ben accolto.

Così come credo sarebbe utile alla prima occasione fare ammenda e chiedere scusa alle vittime di Pol Pot e dei Khemer rossi,che lui magnificò in data 11 Aprile 1975,firmando un documento ufficiale del PCI e invitando ogni comunista e sincero democratico(Sic) ad essere al loro fianco.

Sono convinta che la CDL abbia fatto benissimo a non votarlo,un ex comunista non pentito come Napolitano può rappresentare solo se stesso e la sua parte politica,non certo tutti gli italiani





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13 giugno 2006

PIU' STANZE PER TUTTI...

Il ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero si dichiara a favore della sperimentazione delle shotting rooms, le 'stanze del buco' ovvero luoghi protetti dove potersi drogare sotto controllo medico.
 
''In primo luogo - ha spiegato Ferrero a Radio Radicale - stiamo lavorando per vedere quale possa essere una forma rapida per sterilizzare gli effetti negativi della legge Fini-Giovanardi, in modo da impedire che ci siano episodi, che già si stanno verificando, di arresti e cose di questo tipo rispetto a ragazzi che fumano spinelli. Questo avverrà senz'altro entro l'anno''.

Mi domando se non sia il caso di mettere a disposizione di "sinistri figuri" come questo delle shotting rooms per "bucarsi il cervello".....

Aggiornamento ore 23,42:
Per non farsi mancare nulla,questo "bucaiolo"  si è dovuto scusare con Storace e Giovanardi.





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13 giugno 2006

ITALIA - GHANA 2-0

FORZA AZZURRI



E PER BEPPE GRILLO.....












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12 giugno 2006

LA RESISTENZA IRAKENA...

Il popolo iracheno ha respinto il ricatto dei terrorismo:"A chi scioccamente e irresponsabilmente ha definito Al Zarkawi e i suoi accoliti dei resistenti, replichiamo che i veri resistenti sono quegli otto milioni di donne e uomini iracheni che , votando hanno detto no alla morte e sì alla vita".

Gli irakeni vogliono essere padroni del proprio destino, lasciarsi alle spalle sia Saddam Hussein, sia la guerra, per costruire finalmente un Iraq libero.

Piero Fassino 03/02/2005

Chissà perchè adesso non vogliono più aiutarli a costruire un Iraq libero...





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11 giugno 2006

SCIACALLI IN AZIONE.....

Lo sciacallo si presenta in anticipo di un quarto d'ora all'apertura della camera ardente di Alessandro Pibiri,il militare caduto in Irak.

Una volta davanti alla bara:«L’ho sempre detto che non dovevamo andare in guerra...»,dice ai familiari. È a questo punto che il fratello maggiore di Alessandro - Mauro Pibiri, 30 anni, ex militare - lo interrompe: «Ma cosa sta dicendo? Mio fratello laggiù era andato per aiutare gli iracheni, non per fare la guerra. Lei cosa ne sa?», gli urla in faccia.

 Cala il gelo. I parenti calmano il ragazzo, il papà della fidanzata di Alessandro lo prende da parte. Diliberto si avvicina alla bara, si ferma in silenzio. Poi lo sciacallo  esce,con molta meno voglia di parlare rispetto a prima.

Dopo poco,calmatosi alquanto esce anche Mauro Pibiri che parla chiaro ai giornalisti presenti:

"Lo sappiano tutti, destra, sinistra e centro: i nostri militari in Iraq si stanno facendo valere perche' stanno facendo davvero qualcosa di buono. Alla faccia di qualche politico di estrema sinistra che e' venuto a dire, di fronte al cadavere di mio fratello, 'ho sempre detto che non si doveva andare in guerra'". Mauro Pibiri, fratello del caporal maggiore vittima dell'ultimo attentato a nord di Nassiriya, fuori dalla camera ardente allestita al Celio, polemizza duramente (senza mai nominarlo) con il segretario del Pdci, Oliviero Diliberto. "Quello che molti non sanno, perche' e' nascosto - continua il fratello di Alessandro - e' che gli italiani in Iraq hanno portato l'acqua, la luce, aiutano le imprese del posto a ricostruire, generano lavoro. Non vanno li' a saltare in aria. Alessandro non e' andato li', come ha detto qualcuno, perche' voleva farsi un viaggetto: mio fratello ci credeva ciecamente, l'ha scelto, noi siamo stati orgogliosi e non abbiamo mai ostacolato le sue decisioni". "Il mio papa' ha detto che i soldati devono tornare a casa? E' vero, ma ha parlato come genitore in un momento di disperazione, nemmeno lui ha mai ostacolato Alessandro nelle sue scelte e anche lui sa benissimo che i nostri militari laggiu' stanno facendo del bene. Il problema e' che li' c'e' una situazione non di guerra ma di guerriglia, purtroppo non contrastabile".

Gli sciacalli sono serviti,ma io continuo a chiedermi se ci sia ancora una speranza di salvezza per questo maltrattato paese....







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11 giugno 2006

SIAMO PADRONI DI UNA BANCA (PER NON DIMENTICARE)...

Fassino a Consorte: aspetta a denunciare
di GIANLUIGI NUZZI

Il segretario Ds al manager: «Prima portiamo a casa tutto. Tu che operazione fai dopo questa? Hai già lanciato l’Opa obbligatoria?»

L’ex ad: «In realtà abbiamo già in mano il 51 per cento»

Gianluigi Nuzzi-Il Giornale

da Milano

Per portare Unipol e le coop rosse al comando di Bnl, nei momenti decisivi della scalata Gianni Consorte potè contare su «coperture politiche», salde alleanze con i vertici dei Ds, assai interessati ai destini della banca e quindi partecipi. Lo si capisce dalla telefonata intercettata tra Consorte e Piero Fassino, segretario dei Ds, anticipata sabato scorso da Il Giornale e di cui oggi siamo in grado di fornire ulteriori elementi. Ma lo si evince anche dal brogliaccio delle intercettazioni, come quella del 18 luglio con il vice direttore de L’Unità Rinaldo Gianola. Ecco il sunto dal brogliaccio: «Gianni dice che lui ha la maggioranza (di Bnl, ndr), dice di non aver fatto una mossa senza preavvertire la Consob. Rinaldo chiede se Abete ha fatto ”delle porcate“ a favore di Della Valle e degli altri, Gianni dice che si troveranno dei grandi scheletri. Gianni dice che intanto lui inizia a far partire le denunce verso chi l’ha calunniato. Rinaldo chiede se sul fronte politico, Fassino e gli altri, lui sia coperto. Gianni dice sì».

La liaison con gli esponenti dei Ds, le coperture emergono in tutta la loro consistenza anche dagli appuntamenti o dalle telefonate intercettate dell’allora presidente di Unipol con esponenti di primo piano della Quercia: D’Alema, Fassino, il tesoriere Sposetti. In particolare, i colloqui registrati sul telefonino di Consorte con Fassino sono cinque per oltre venti minuti complessivi di dialogo. La telefonata della svolta dovrebbe essere quella del 18 luglio. In mattinata, alle 12, Unipol comunica al mercato che, sciolto il cosiddetto contropatto degli immobiliaristi, si prepara a lanciare un’Opa obbligatoria su Bnl in contanti a 2,7 euro. L’Ansa lancia la notizia alle 12.21. Dopo un’ora Consorte si dedica ai suoi rapporti politici. Prima si sente tre volte con il senatore dei Ds Latorre, già assistente di Massimo D’Alema, poi chiama Fassino, che tra l’altro aveva sentito proprio la sera prima alle 23.30. Entrambi sembrano soddisfatti con un Fassino insolitamente diretto: «E allora siamo padroni di una banca?», si lascia scappare e Consorte: «È chiusa, sì, è fatta». Il segretario dei Ds mostra un attimo d’esitazione. Capisce di essersi mostrato troppo euforico al telefono e allora preferisce correggersi: «Siete voi i padroni della banca, io non c’entro niente». Consorte: «Sì, sì è fatta, è stata una vicenda, credimi, davvero durissima... però sai... (parola incomprensibile, ndr)». E Fassino che conviene: «Già, ormai è proprio fatta».

FASSINO, BNL E LE COOP

Il segretario dei Ds vuol però capire bene come verrà gestito il passaggio di quote dal contropatto agli alleati di Unipol. E se c’è certezza del controllo della banca. A Consorte chiede il quadro della situazione: «Alla fine emerge - spiega Consorte - che abbiamo diciamo quattro coop...». Fassino: «E quanto prendono?» Consorte: «Quattro cooperative il 4 per cento». Fassino ancora non conosce i dettagli delle quote che verranno cedute e chiede se il 4 per cento sia per ciascuna cooperativa. Consorte: «No, no, no. L’uno per cento l’una». E Fassino ripete: «Uno per cento per quattro». Consorte: «Proprio così». Fassino: «Queste cooperative che poi sono Adriatica, Liguria, Piemonte e Modena». Consorte: «Poi ci sono quattro istituti di credito italiani che sono al 12%. Infine banche estere come Nomura, Credit Suisse e Deutsche Bank che hanno l’un per cento, l’altra circa il 14,5». E Fassino attento che ripete: «14 e mezzo». Consorte: «Sì, poi c’è anche Gnutti e Hopa... il 4,99%. Marcellino Gavio e Pascotto... all’1 e mezzo». Fassino sembra come prendere nota: «Insieme?». Consorte: «Certo, e poi Unipol chiude al 15%».

«IMMOBILIARISTI FUORI»

C’è da festeggiare. Consorte indicati i prossimi soci, elenca le conquiste portate a casa. Primo: «Gli immobiliaristi sono totalmente fuori». Ma Fassino interrompe, pensa al futuro: «Tu ora che operazione fai dopo questo?». E Consorte annuncia il lancio dell’Opa, all’epoca previsto per settembre. Fassino sorpreso: «Hai già lanciato l’Opa obbligatoria?». Consorte: «Già, proprio al medesimo prezzo delle cessioni delle azioni degli immobiliaristi». Fassino: «2,7 euro?». Consorte: «Via ogni speculazione, sono trattati tutti uguali. Per legge potevamo fare a 2,55». Fassino: «Bbva cosa offre?» Consorte. «2,52 in azioni, noi offriamo in instant cash». Fassino: «Cazzo». Poi Consorte svela il piano: «In realtà noi abbiamo già in mano il 51%», ovvero la maggioranza ancor prima del lancio dell’Opa. Fassino vuol capire meglio e chiede: «Noi abbiamo il 15 più 4 delle Coop fa il 19 a noi, e come arrivi al 51 tu?». Consorte lo tranquillizza: «Con le banche più...». E il segretario: «Ah sì, questa somma qui, fa il 51 certo». Consorte si mostra ancor più chiaro: «Quelle aziende ci hanno rilasciato un diritto a comprare i loro titoli dietro nostra semplice richiesta se dall’Opa non dovessero arrivare azioni». Fassino: «Ho capito». Consorte: «Quindi noi come Unipol prendiamo comunque il 51». Fassino. «Ho capito». Consorte: «Se invece dall’Opa ci arrivano le azioni, quelli se le tengono». Fassino: «Se tu arrivi al 51 in altro modo loro si tengono quello». Unipol ha già conquistato Bnl: basta lanciare l’Opa con l’ok di Bankitalia. Un bel colpo dell’ingegnere, un’operazione «che nessuno aveva né immaginato né pensato».

I COMPAGNI PARVENU

Ma bloccare la strada agli spagnoli può esser letto come un’azione a difesa degli interessi italiani. Nessun problema: «Abbiamo zittito i parvenu - gongola Consorte - quelli che sostenevano che era un’azione nazionalistica. Eh... ci sono tre banche internazionali: Nomura, quarta nel mondo, Suisse è tra le prime in Europa». Anche qui Fassino guarda più i profili concreti e chiede: «Possibili ricorsi in sede giudiziaria?» temendo magari la via crucis dei lodigiani nella scalata Antonveneta. Consorte ancora tranquillizza: «Noi ad oggi non ne vediamo neanche uno...». Il segretario Ds non si convince, teme qualche ricorso: «Cioè il fatto - riflette - che contestualmente siano avvenute tutte queste cessioni...». Ma Consorte si mostra strasicuro: «Questo è il concerto fra gli alleati con le quote già in mano. Poi l’Opa senza penalizzare nessuno». E Fassino «Bene, bene».

L’ORA DELLA RIVINCITA

Con il 51% già in tasca Consorte vuole qualche rivincita e medita di «denunciare uno per uno» tutti quelli che l’hanno osteggiato con accuse per lui infondate. Ma Fassino pragmatico gli dà consigli, gli indica come muoversi. Lo frena pensando agli obiettivi più importanti da raggiungere: «Prima di denunciare - lo esorta - aspetta. Prima portiamo a casa tutto». Poi con Bnl sotto l’ombrello Unipol se ne riparlerà. Anche perché siamo solo agli inizi. Per Fassino gli imprenditori che sostengono il Bbva «ora si scateneranno ancora di più. Ieri hai visto il... No, ieri non l’hai visto, hai lavorato tutto il giorno. Ieri il Sole ha fatto un’intera pagina contro di me». Per Consorte al foglio della Confindustria guardano la scalata di Unipol in chiave solamente politica: «Questi dicono: cazzo, adesso i Ds, oltre ad avere il mondo delle coop, Unipol, oltre ad avere il Monte dei Paschi, che non è così, hanno anche la banca Bnl. Il ragionamento demenziale che fanno è questo qui».

«COMPORTATEVI BENE»

A Fassino pare importare poco. Insiste invece perché Consorte rimanga concentrato sugli obiettivi. Bisogna portare a casa tutto. E lo stimola: «Va bene e intanto noi lavoriamo, ma perché poi demenziale?». Consorte: «No, noi sosterremo che è demenziale». Fassino ritiene più importante indicare la propria linea politica, e suggerisce come «comunicare» la svolta: «Voi avete fatto un’operazione di mercato, quello che ho sempre sostenuto io. Industriale». Consorte recepisce al volo: «Industriale e di mercato». Fassino: «Esatto, ora dovete comportarvi bene. Preoccupatevi bene di come comunicate in positivo il piano industriale». Il segretario esita tra il «noi» e il «voi»: «Perché il problema adesso è dimostrare che noi abbiamo... che voi avete un piano industriale». Consorte: «No, ma noi l’abbiamo veramente!». E Fassino laconico: «Eh lo so, bisogna farlo».

SALVARE L’IMMAGINE

Serve concordare un piano di comunicazione su questa operazione. Da diffondere come «di mercato e industriale». Allontanando ogni illazione su interessi politici. Fassino: «Fino adesso stanno utilizzando l’idea che era soltanto un problema di accaparrarsi la banca e poi però non sanno cosa farne, non è così». Consorte invece, suggerisce una linea più aggressiva: «Noi invece sosterremo questa tesi: che loro la banca la stavano svendendo». Il segretario è d’accordo. «E anche - incalza l’allora presidente di Unipol - che l’hanno gestita coi piedi deve finire. Lo dirò fra quattro o cinque mesi quando avrò visto dentro. Io adesso dico che era un’operazione che stava svendendo, visti i valori proposti dalla Bbva, la banca agli spagnoli, svuotandola di contenuti perché come tutte le banche, avrebbe portato via tutte le attività qualificate a Madrid e avrebbero ridotto la Bnl a una rete. Con noi invece la banca rimarrà a Roma, gli portiamo un milione di clienti, poi facciamo diventare Unipol una delle prime quattro banche italiane». Fassino non ha nulla da obiettare: «Bene». Il manager: «E dopo ci confrontiamo». Fassino di nuovo: «Bene». E Consorte è rincuorato: «Bene, ero sicuro che si poteva parlare. Grazie». Fassino: «Bene, vediamoci presto ti chiamo per fissare in settimana».

Io magari sbaglio,ma questi non si chiamano forse

"INTERESSI SENZA CONFLITTO"?










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11 giugno 2006

IL PUTRIDUME DELLE COOP ROSSE.

I SOLDI PER LE OPA

Argenta è una cittadina di circa 22mila abitanti sulla SS16 Adriatica, in provincia di Ferrara, in quella Romagna, florida e ricca di servizi, fiore all'occhiello della sinistra, perché governata da sempre da giunte "rosse".

Ad Argenta c'era una cooperativa di muratori, la Coopcostruttori, che aveva un ruolo fondamentale nel garantire il benessere della cittadina. Una cooperativa alla quale gli iscritti affidavano i loro sudati risparmi, come ad una banca.

No, meglio di una banca. Mettere i soldi in cooperativa, con il prestito sociale, voleva dire non dare soldi ai padroni ma a chi creava nuovi posti di lavoro per noi ed i nostri figli.

Purtroppo, un brutto giorno, succede l'imprevisto: la Coopcostruttori dichiara fallimento:

Il crac è stato pesante e qualche famiglia ha perso anche fra i 300.000 ed i 400.000 euro perché aveva messo in coop i risparmi di tutti, dai nonni ai cognati.

Secondo quanto riferisce  Repubblica, gli abitanti di Argenta "si sentono traditi, umiliati e offesi", ma continuano a dichiarare il loro amore per la cooperativa:

La cooperazione è stata una grande cosa, anche perché a dirigerla c'erano uomini come Giulio Bellini, padre dell’attuale sindaco, che hanno lavorato una vita e sono morti con le pezze al ... Ma adesso con le pezze al ... ci siamo noi, che abbiamo creduto all’insegnamento dei nostri padri ed abbiamo investito i nostri soldi nella Coopcostruttori, che ci ha portato via tutto.

Ottantaquattro milioni di euro, rubati a 3.270 soci. La Lega delle cooperative ha detto che non sa dove trovare i soldi per rimborsarci. Ed i 2.000 milioni di euro da consegnare all’Unipol per l’Opa Bnl, dove li trova?.

Già. Sembra una domanda retorica, ma ad Argenta farebbero comodo i tanti milioni di euro trovati sui conti di presidente e vicepresidente Unipol, frutto di chissà quali "consulenze"...

Nel Carspac, Comitato di assistenza e rappresentanza per soci prestatori e azionisti delle cooperative, che "riunisce da più di due anni i cittadini di Argenta e dintorni che hanno prestato i loro soldi alla Coopcostruttori", sono decisamente imbufaliti (scusate l'eufemismo) dagli ultimi sviluppi di cronaca.

[...] noi non possiamo accettare di essere presi in giro. Se necessario, andremo davanti ai supermercati coop in tutta Italia e diremo: "Noi abbiamo messo i nostri risparmi in cooperativa ed abbiamo perso tutto. Voi continuate a fidarvi di queste persone?". Vogliamo vedere cosa succede. Senza il prestito sociale, le coop non possono vivere.

[...] Argenta è stata bombardata e rasa al suolo il 12 aprile del 1945.

Il secondo bombardamento - raccontano nella sede del Carspac Massimo Cricca, Nerina Baldi, Valerio Cellini, Settimio Coatti e Guelfo Toti – c’è stato nell’aprile 2003, quando la Coopcostruttori ha cominciato a dire ai soci prestatori che non c’era liquidità. I soldi si potevano depositare ma non prelevare. Ancora nel marzo 2003, in un’assemblea a Filo d’Argenta, il capo della cooperativa, Giovanni Donigaglia, aveva avuto la sfrontatezza di dichiarare: "Ci sono in giro dei corvi che mettono in giro certe voci. Continuate a portare i soldi alla Coopcostruttori, è un’azienda in piena salute". Subito dopo è arrivato il fallimento ed è iniziato il dramma.

Quasi tutte le famiglie si sono trovate senza più un soldo. Fare sparire 84 milioni in un paese come questo, assieme ai posti di lavoro persi nel fallimento, vuol dire tornare a quella povertà che avevi solo sentito raccontare: non hai i soldi per la casa, per un matrimonio, sei in difficoltà anche per comprare i libri di scuola ai figli. I negozianti, qui in paese, hanno perso il 40% degli incassi.

Si va a bussare alla Lega delle cooperative, cui Coopcostruttori era associata. Il presidente Giuliano Poletti prima non si fa trovare poi, quando ci incontra, ci dice che non sa proprio come trovare i soldi. Intervengono i partiti, quelli di sinistra, perché sono quelli che prendono i nostri voti. Alla fine del 2003 Poletti ci dice che darà vita a una fondazione per raccogliere la solidarietà delle altre cooperative. In questo modo vengono recuperati 16 milioni, che servono a pagare il 20% dei libretti di risparmio ed il 17% delle azioni di partecipazione cooperativa. Ma ora la Lega ci ha fatto capire che la solidarietà delle altre coop è agli sgoccioli, e che non dobbiamo aspettarci altri rimborsi.

Si commuove, Settimio Coatti. Questa cartella con la sottoscrizione di lire 50 per il Mutuo Soccorso era di mio nonno, che si chiamava come me. E' del 1905 e l’ho fatta vedere anche a Piero Fassino, quando noi del Carspac l’abbiamo incontrato nella federazione ds di Ferrara. Gli ho spiegato che in quegli anni e anche dopo la seconda guerra c'erano dei contadini che mettevano l'ipoteca sulla casa per prendere i soldi in banca e darli alla cooperativa. La coop - ci spiegavano i vecchi - era il futuro degli uomini liberi dai padroni. Noi ci abbiamo creduto. Non possono fregarci tutto. Così non perdiamo solo i soldi ma anche la dignità. Per questo, nell’ultimo corteo di noi ex soci, ho scritto un cartello: "Consorte, la tua Opa invece che sulla Bnl dovevi farla sulla Coopcostruttori". Sono mille i racconti in un paese che si sente tradito. Mia madre ha 85 anni e crede di avere in coop un libretto con 40.000 euro. Non ho avuto il coraggio di dirle nulla. La mantengo io, con la mia pensione. Mia madre andò alla Coopcostruttori il 18 maggio 2003 a depositare 5.000 euro su un libretto dove già ce ne erano 100.000. Due giorni dopo ruppe la dentiera e chiese indietro 4.000 euro. Non glieli hanno mai dati. E così che si fanno i soldi per le Opa?.

IL COLLATERALISMO

Questo è quello che ha ammesso Donigaglia, ex leader della Coopcostruttori, in una intervista al Corriere della Sera.

[...] C'era un accordo con le grandi società legate all'Iri per la spartizione delle opere pubbliche del Paese, alle cooperative veniva garantita una quota diversa da zona a zona. Ognuno secondo le proprie amicizie politiche... e io avevo le mie.

Lei al partito cosa dava in cambio?

Garantivo il sostegno elettorale con i miei 3000 soci... e poi pagavo la pubblicità, le inserzioni, finanziavo interventi nei modi più diversi..

[...] per 43 anni, quando il Partito chiedeva, io eseguivo, perché pensavo avesse degli interessi superiori. E poi c'era il fatto che lavoravo solo per l'ente pubblico, e gli enti pubblici sono amministrati da politici; se andavo in contrasto con la politica, come facevo ad avere lavori per i soci e i miei lavoratori?.

Di opinabile poi,sul collateralismo tra Coop e DS mi sembra ci sia ben poco,basta guardare i bilanci dei gruppi politici alla camera dei deputati che sono pubblici e quindi accessibili a tutti,dove si evince che nel solo 2005,con conteggi ancora parziali,le Coop hanno versato nelle casse del partito qualcosa come 470.164 euro,di cui 180.000 direttamente a candidati e dirigenti.

E così le vestali della moralità, i campioni dell'indignazione a singhiozzo, fanno affari da anni nell'ombra, raccontando innanzitutto ai loro elettori in buona fede che essi si sono finanziati con le feste dell'Unità e le collette alle primarie.

Un tempo i Ds ricevevano dollari da Mosca. Poi, caduto il comunismo, hanno scoperto il mercato. E, come tutti i neofiti, invece di fare impresa hanno fatto gli affaristi.





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